Traffic Free di Torino (14 luglio 2007)

Franco Battiato è punk

  Roberto Conti
 

Eccomi con un manipolo di amici partire alla volta di Torino per il mio primo concerto di Franco Battiato, in occasione del Free Traffic Festival, rassegna tra le più belle di questa estate 2007. Sono curiosissimo di ascoltare colui che viene definito “il maestro”, probabilmente (pensavo) con troppa pompa giornalistica…

Invece è stata una serata memorabile, probabilmente il concerto più bello che abbia sinora mai ascoltato, e non è poco visto che quota 1.000 è stata ormai superata… Suoni perfetti, atmosfera calorosa e gioviale, divertimento inaspettato per me che pronosticavo di starmene seduto a meditare tra gli alberi della Pellerina.

A dire il vero un neo c’è stato: l’overture di Antony and the Johnsons, un vocalist ciccione tanto bravo quanto profondamente noioso. Poi dopo una lunga pausa, il cosiddetto “maestro” sale sul palco. Il suono è incantevole, perfetto, composto e potente. Lui, accaldato da giacca e cravatta, canta seduto su una sedia. Parte piano, accompagnato ad alcuni elementi di un’orchestra, qualche arco, ma tutto è molto minimale e intimo.

Poi si cambia decisamente registro e gli elementi dell’orchestra lasciano spazio alle Mab, coreografiche rastone inglesi, colorate e bravissime, e agli Fsc, italiani giovani ed ugualmente bravi (giusto la settimana scorsa hanno suonato qui a Novara, costretti tra quei somari dei Velvet e una band locale che non voglio nemmeno nominare).

Battiato è molto attento e sa che tra i 50mila accorsi ci sono fan, ma anche tanti curiosi. Allora tira fuori dalla manica un concerto inaspettato. Ballabile e carico. Riadatta tutti i suoi più grandi successi. Mab e Fsc suonano che è un piacere, lui da tempo ormai ha abbandonato la sedia di radica su cui sedeva placido e saltella qua e là per il palco. È tempo per lui di togliere la giacca e di ringraziare il pubblico di Torino. I brani più noti li ha fatti tutti, intrufolando qualche pezzo del recente e ottimo Il vuoto. A tratti si è anche pogato, con Cucurucucù o con  Shock in my town… si scontrano tribù di suburbani, di aminoacidi… Credevo che tutta questa ricerca potesse risultare stucchevole in un concerto, ma evidentemente mi sbagliavo. Trasuda energia, l’età non conta.

Finiti tutti i successi, vedi L’era del cinghiale bianco, La stagione dell’amore, Il caffè del La Paix, ecc., tutto sembra concluso. Invece dopo poco sul palco spuntano i Subsonica, curiosamente accolti a fischi, almeno dai miei vicini più prossimi, che nell’agitarsi tanto mi hanno fatto cadere dai capelli il fiore di acacia che con tanta premura conservavo dall’inizio del concerto. Uffa.

Approfitto della pausa per trangugiare gli ultimi sorsi di birra, caldissima, non vi dico di cosa sapesse… ma ne avevamo portati 4litri a testa e non potevamo mica usarla per innaffiare il prato.

Ok, i Subsonica, soli sul palco, prima intonano un pezzo di Battiato, oddio ora il titolo mi sfugge, forse era la strofa di Per Elisa, poi per 10 minuti abbondanti saltellano dappertutto con Discoteca labirinto. Finita questa pisciata musicale riecco il maestro. Insieme propongono Preso blu, uno dei primi e poco noti (alle masse) brani dei Subsonica. Bello. Davvero. Tutti loro sono molto soddisfatti. Si vede. Anche il pubblico lo è. Io lo sono tantissimo. Sono tutto sollazzato. Stanco perché non sono stato un attimo fermo. Franco Battiato è un abile sarto che cuce, musica e parole. Induce meravigliose sensazioni che porterò con me per un bel po’. Sì Franco Battiato è punk, mi piace appiccicargli addosso questa etichetta. 

 

Il numeroso e variegato pubblico al concerto...
 
 
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