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Eccomi
con un manipolo di amici partire alla volta di Torino per il
mio primo concerto di Franco Battiato, in occasione del Free
Traffic Festival, rassegna tra le più belle di questa
estate 2007. Sono curiosissimo di
ascoltare colui che viene definito “il maestro”,
probabilmente (pensavo) con troppa pompa giornalistica…
Invece è stata una
serata memorabile, probabilmente il concerto più bello che
abbia sinora mai ascoltato, e non è poco visto che quota
1.000 è stata ormai superata… Suoni perfetti, atmosfera
calorosa e gioviale, divertimento inaspettato per me che
pronosticavo di starmene seduto a meditare tra gli alberi
della Pellerina.
A dire il vero un neo c’è
stato: l’overture di Antony and the Johnsons, un vocalist
ciccione tanto bravo quanto profondamente noioso. Poi dopo
una lunga pausa, il cosiddetto “maestro” sale sul palco.
Il suono è incantevole, perfetto, composto e potente. Lui,
accaldato da giacca e cravatta, canta seduto su una sedia.
Parte piano, accompagnato ad alcuni elementi di un’orchestra,
qualche arco, ma tutto è molto minimale e intimo.
Poi si cambia
decisamente registro e gli elementi dell’orchestra
lasciano spazio alle Mab, coreografiche rastone inglesi,
colorate e bravissime, e agli Fsc, italiani giovani ed
ugualmente bravi (giusto la settimana scorsa hanno suonato
qui a Novara, costretti tra quei somari dei Velvet e una
band locale che non voglio nemmeno nominare).
Battiato è molto
attento e sa che tra i 50mila accorsi ci sono fan, ma anche
tanti curiosi. Allora tira fuori dalla manica un concerto
inaspettato. Ballabile e carico. Riadatta tutti i suoi più
grandi successi. Mab e Fsc suonano che è un piacere, lui da
tempo ormai ha abbandonato la sedia di radica su cui sedeva
placido e saltella qua e là per il palco. È tempo per lui
di togliere la giacca e di ringraziare il pubblico di
Torino. I brani più noti li ha fatti tutti, intrufolando
qualche pezzo del recente e ottimo Il vuoto. A tratti
si è anche pogato, con Cucurucucù o con
Shock in my town… si scontrano tribù di
suburbani, di aminoacidi… Credevo che tutta questa ricerca
potesse risultare stucchevole in un concerto, ma
evidentemente mi sbagliavo. Trasuda energia, l’età non
conta.
Finiti tutti i successi,
vedi L’era del cinghiale bianco, La stagione
dell’amore, Il caffè del La Paix, ecc., tutto
sembra concluso. Invece dopo poco sul palco spuntano i
Subsonica, curiosamente accolti a fischi, almeno dai miei
vicini più prossimi, che nell’agitarsi tanto mi hanno
fatto cadere dai capelli il fiore di acacia che con tanta
premura conservavo dall’inizio del concerto. Uffa.
Approfitto della pausa
per trangugiare gli ultimi sorsi di birra, caldissima, non
vi dico di cosa sapesse… ma ne avevamo portati 4litri a
testa e non potevamo mica usarla per innaffiare il prato.
Ok,
i Subsonica, soli sul palco, prima intonano un pezzo di
Battiato, oddio ora il titolo mi sfugge, forse era la strofa
di Per Elisa, poi per 10 minuti abbondanti saltellano
dappertutto con Discoteca labirinto. Finita questa
pisciata musicale riecco il maestro. Insieme propongono Preso
blu, uno dei primi e poco noti (alle masse) brani dei
Subsonica. Bello. Davvero. Tutti loro sono molto
soddisfatti. Si vede. Anche il pubblico lo è. Io lo sono
tantissimo. Sono tutto sollazzato. Stanco perché non sono
stato un attimo fermo. Franco Battiato è un abile sarto che
cuce, musica e parole. Induce meravigliose sensazioni che
porterò con me per un bel po’. Sì Franco Battiato è
punk, mi piace appiccicargli addosso questa etichetta.

- Il numeroso e variegato pubblico al
concerto...
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