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Il
prossimo anno (2006) saranno passati 40 anni dalle prime
composizioni di Lucio Battisti, certamente un pilastro della
musica italiana al quale, però, non sono mai state
risparmiate critiche e scetticismi. Un innovatore? Un genio
della musica? In parte sicuramente sì: è stato abile nel
coniugare ritmiche d'oltreoceano (rhythm & blues, rock,
folk) a melodie italiane che risentono dell'influsso del
melodramma, ma il merito più grande è quello di aver
lasciato una mole impressionante di canzoni nell'immaginario
collettvo, canzoni che hanno 40 anni, ma che ancora
resistono tra le più cantate e conosciute. Tanti i tributi
a lui dedicati, noi abbiamo scelto di recensire Respiriamo
liberi omaggio dei nuovi nomi della musica d'autore italiana
e del rock alla musica d'autore degli anni '60-'80.
“L’importante non sono gli accordi, ma
i rivolti dell’accordo, quelli che ti danno un suono”,
Battisti stesso propone una ricetta al successo delle sue
canzoni, solitamente composte da pochi accordi semplici
semplici. L’amore per Bob Dylan, le citazioni ai Beatles
sono un ricco contorno, come un contorno per certi versi
sono i testi di Mogol (e più raramente della moglie Grazia
Letizia Veronesi detta nell'occasione Velezia o ancora di
Pasquale Panella), parolaio della musica italiana per
eccellenza.
L’idea di far interpretare i successi di
Battisti ai “nomi nuovi” della musica d’autore e del
rock italiano è venuta alla rivista Il Mucchio Extra che
nella scorsa primavera ha fatto uscire la raccolta
Respiriamo liberi: omaggio a Lucio Battisti.
Splendida l’idea, alterno il risultato. E qui mi ricollego
alle parole di Battisti stesso (l’importante sono i
rivolti dell’accordo, quelli che ti danno un suono),
bisognava osare di più a livello di interpretazione
personale. In molti episodi più che di re-interpretazione
si nota una riproduzione del pezzo troppo simile all’originale,
oppure un appiattimento della melodia già di per sé non
eccessivamente articolata. Non mancano comunque le eccezioni
positive: molti degli interpreti hanno preferito lavorare
sul “contorno”, stravolgendo l’intenzione testuale di
Mogol, pochi hanno puntato ad un’analisi più profonda dei
riferimenti battistiani. Forse una lettura folk sarebbe
stata più allineata agli intenti di Lucio, più rispettosa.
Carente quasi sempre è il cantato: Battisti aveva studiato
e introiettato le tecniche del soul alla Motown e riusciva
in questo modo a ottenere dai suoi mezzi il massimo.
Tra i 18 brani si distinguono Anna
degli Epo, intelligentemente rivisitata rispetto all’originale;
La canzone del sole interpretata magistralmente da
Giorgio Canali e Rossofuoco con la partecipazione della
corale Associazione Guide e Scout Fondamentalmente Atei di
Portomaggiore; Non è Francesca, Marco Schiavoni la
propone in chiave giustamente rock. Acustimantico con
Anima latina si fanno apprezzare per la splendida voce
di Raffaella Misti. Chiude il gruppo di testa Moltheni con Il
tempo di morire, rallentata e rivoltata in versione
intimista.
Più che sufficienti E penso a te
dei Gang, con interpretazione intensa e vibrante, Lombroso
che (solo dopo molti ascolti) riesce a rendere non
fastidiosa la c-side Per una lira. Tbh che sulla
distanza si fanno rivalutare con Anche per te.
Non lasciano traccia in me i Terramare con
Respirando, Y:Dk con La metro eccetera, i
Kyrie con la misconosciuta Un anno in più, mentre
non vola L’Aquila dei 24 Grana che assomiglia più
ad un piccione.
Da saltare senza paura l’open track Il
mio canto libero di Goodmorningboy, 4 Fiori per Zoe con Ancora
tu. Negative Il vento di Gianni Maroccolo con
Ivana Gatti, 29 settembre interpretata da Terje
Nordgarden e soprattutto Io vorrei, non vorrei, ma se
vuoi dei Daunbailò e Confusione Mr Grady? |