Lucio Battisti
  Un tributo tra luci ed ombre
  Roberto Conti
  Il prossimo anno (2006) saranno passati 40 anni dalle prime composizioni di Lucio Battisti, certamente un pilastro della musica italiana al quale, però, non sono mai state risparmiate critiche e scetticismi. Un innovatore? Un genio della musica? In parte sicuramente sì: è stato abile nel coniugare ritmiche d'oltreoceano (rhythm & blues, rock, folk) a melodie italiane che risentono dell'influsso del melodramma, ma il merito più grande è quello di aver lasciato una mole impressionante di canzoni nell'immaginario collettvo, canzoni che hanno 40 anni, ma che ancora resistono tra le più cantate e conosciute. Tanti i tributi a lui dedicati, noi abbiamo scelto di recensire Respiriamo liberi omaggio dei nuovi nomi della musica d'autore italiana e del rock alla musica d'autore degli anni '60-'80. 

“L’importante non sono gli accordi, ma i rivolti dell’accordo, quelli che ti danno un suono”, Battisti stesso propone una ricetta al successo delle sue canzoni, solitamente composte da pochi accordi semplici semplici. L’amore per Bob Dylan, le citazioni ai Beatles sono un ricco contorno, come un contorno per certi versi sono i testi di Mogol (e più raramente della moglie Grazia Letizia Veronesi detta nell'occasione Velezia o ancora di Pasquale Panella), parolaio della musica italiana per eccellenza.

L’idea di far interpretare i successi di Battisti ai “nomi nuovi” della musica d’autore e del rock italiano è venuta alla rivista Il Mucchio Extra che nella scorsa primavera ha fatto uscire la raccolta Respiriamo liberi: omaggio a Lucio Battisti. Splendida l’idea, alterno il risultato. E qui mi ricollego alle parole di Battisti stesso (l’importante sono i rivolti dell’accordo, quelli che ti danno un suono), bisognava osare di più a livello di interpretazione personale. In molti episodi più che di re-interpretazione si nota una riproduzione del pezzo troppo simile all’originale, oppure un appiattimento della melodia già di per sé non eccessivamente articolata. Non mancano comunque le eccezioni positive: molti degli interpreti hanno preferito lavorare sul “contorno”, stravolgendo l’intenzione testuale di Mogol, pochi hanno puntato ad un’analisi più profonda dei riferimenti battistiani. Forse una lettura folk sarebbe stata più allineata agli intenti di Lucio, più rispettosa. Carente quasi sempre è il cantato: Battisti aveva studiato e introiettato le tecniche del soul alla Motown e riusciva in questo modo a ottenere dai suoi mezzi il massimo. 

Tra i 18 brani si distinguono Anna degli Epo, intelligentemente rivisitata rispetto all’originale; La canzone del sole interpretata magistralmente da Giorgio Canali e Rossofuoco con la partecipazione della corale Associazione Guide e Scout Fondamentalmente Atei di Portomaggiore; Non è Francesca, Marco Schiavoni la propone in chiave giustamente rock. Acustimantico con Anima latina si fanno apprezzare per la splendida voce di Raffaella Misti. Chiude il gruppo di testa Moltheni con Il tempo di morire, rallentata e rivoltata in versione intimista.

Più che sufficienti E penso a te dei Gang, con interpretazione intensa e vibrante, Lombroso che (solo dopo molti ascolti) riesce a rendere non fastidiosa la c-side Per una lira. Tbh che sulla distanza si fanno rivalutare con Anche per te

Non lasciano traccia in me i Terramare con Respirando, Y:Dk con La metro eccetera, i Kyrie con la misconosciuta Un anno in più, mentre non vola L’Aquila dei 24 Grana che assomiglia più ad un piccione. 

Da saltare senza paura l’open track Il mio canto libero di Goodmorningboy, 4 Fiori per Zoe con Ancora tu. Negative Il vento di Gianni Maroccolo con Ivana Gatti, 29 settembre interpretata da Terje Nordgarden e soprattutto Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi dei Daunbailò e Confusione Mr Grady?

 
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