Fabrizio De André
  Perché Bocca di Rosa?
  Chiara Giani
  La gran parte delle canzoni - soprattutto di quelle di oggi - si presta a essere ascoltata ma non a essere letta; questo in primo luogo, e fin troppo ovviamente, perché non è la lettura il tipo di fruizione per cui sono state concepite, ed in secondo luogo, perché “leggere” una canzone è un po’ come farla reggere su una sola gamba, facendole venire a mancare uno dei suoi due elementi, e forse il più importante: il supporto musicale.
Le canzoni di Fabrizio de André sono fra le poche, a mio giudizio, a sopportare una violenza di questo tipo. E’ d’altra parte una prerogativa dei cosiddetti cantautori e maggiormente di quelli considerati “impegnati” attribuire, almeno a giudizio della critica e del pubblico, un posto di primo piano alle parole, raccontando storie che hanno un valore letterario e narrativo, oltre che artistico e musicale (“poesie in musica”, non è così, d’altro canto, che vengono definite, con un po’ di retorica, queste canzoni?).
“Bocca di rosa” è una delle più note ballate di De André, conosciuta e cantata da molti ma suscettibile ancora oggi, dopo più di trent’anni di vita e di successo, di letture e interpretazioni interessanti e diverse fra loro. Con questo non intendo dire che sotto, o oltre, il significato facilmente compreso da tutti, si nasconda chissà quale altro tipo di messaggio ermeneutico o metaforico; mi riferisco piuttosto alla struttura di questo testo, alle sue particolarità e alla sua ricchezza semantica e sintattica che ne fanno un promettente oggetto di analisi semiotica. Sarebbe più corretto parlare di analisi al plurale, ma per non esasperare la complessità del lavoro mi sono limitata a un solo tipo di indagine. Gli strumenti da me utilizzati sono quelli della semiotica generativa di A. J. Greimas, e in particolare quelli del “cuore” della sua teoria: la sintassi narrativa.
 


1. Segmentazione secondo i criteri spazio temporali


 1.1. Il tempo

“Bocca di rosa” è un racconto nel senso più comune del termine (non in quello letterale, trattandosi di una composizione in versi e in rima), e di un racconto possiede un’importante caratteristica: quello di cui si parla è un evento, o meglio una serie di eventi, intorno a un personaggio principale, protagonista rispetto ad altri che vi compaiono, e per di più “completo” nel senso che vi si individua con facilità, un inizio, una parte centrale, e una fine.
Da questo punto di vista, infatti è possibile definire “Bocca di rosa” una narrazione di tipo lineare. Gli eventi sono narrati in successione logica e cronologica da un narratore onnisciente che dissemina nel testo suoi commenti e riflessioni di ordine atemporale. Viene esplicitata sia la fase incoativa che quella durativa e terminativa, anche se fin dalla prima lettura appare che alla prima di esse venga dedicato molto meno spazio che alle altre due. Le coordinate temporali che il narratore ci mette a disposizione sono ben poche (“da un giorno all’altro”, v. 17 e “per un poco”, v. 53), ma possiamo ugualmente intuire che la vicenda esposta copra lo spazio di pochi giorni, forse qualche settimana, senza però poter quantificare meglio.
Si riscontra inoltre il rispetto, almeno parziale, delle regole della prosa (questo a conferma della nostra considerazione iniziale) che prevede un uso diverso dei tempi verbali e delle marche temporali a seconda che le varie unità testuali siano definibili come “descrizioni”, “racconti”, “dialoghi”1: l’imperfetto caratterizza i segmenti di ordine descrittivo, il passato remoto quelli discorsivi – evenemenziali, il presente (e in un solo caso, al v. 35: “sarà punito”, il futuro anteriore) i dialoghi. Il presente compare anche nei numerosi “interventi” del narratore, sui quali ritorneremo, ma si tratta un presente atemporale, che dà a queste affermazioni uno statuto quasi di leggi universali, considerazioni sempre valide nel tempo (si pensi ai discorsi giuridici di cui parla Greimas). E’ difficile collocare temporalmente il momento in cui avviene la narrazione, questo per la sua essenza atemporale, anche se pare molto probabile che si tratti di un racconto effettuato a posteriori, e rispetto al quale lo svolgersi degli eventi acquista il valore di débrayage,2 un allora rispetto all’ora dell’istanza di enunciazione. In questo senso i vari commenti del narratore possono essere considerati embrayage, una serie di ritorni all’istanza dell’enunciazione.


 1.2     Lo spazio

La circolarità simmetrica del racconto appare fin da subito: è la stazione il luogo da cui parte la vicenda ed è in una stazione (anzi, due) che tutto finisce (e ricomincia).
Bocca di Rosa arriva infatti a Sant’Ilario con il treno ed è alla stazione che tutti la vedono, formulano ipotesi su di lei, sono incuriositi dalla sua figura; ed è qui, soprattutto, che lei entra in contatto con il paese e i suoi abitanti (vi è quindi una trasformazione dallo stato di disgiunzione a quello di congiunzione con un oggetto). L’inizio della narrazione appare piuttosto brusco: “Appena scesa…” (v. 5); niente è svelato sul luogo di provenienza, su dove Bocca di Rosa sia stata, che cosa abbia fatto, perché arrivi proprio a Sant’Ilario. E’ ovvio, in ogni modo, che c’è un altro “dove”, un altro luogo esterno e precedente a quello della vicenda: si arriva in treno da un qualche posto, questo è ovvio, ma sono soprattutto le parole del narratore, la sua memoria - che il testo prende su di sé - a farci capire che ci sono altri luoghi e altri fatti precedenti a questi narrati. E d’altra parte, la conseguenza (logica?) delle azioni di Bocca di Rosa, è il suo allontanamento dal paesino, il suo ritorno forzato alla stazione, stavolta per andarsene da Sant’Ilario, per disgiungersi da esso e dai suoi abitanti. Il narratore parla poi di un’altra stazione e di quello che vi avviene, ancora una volta come punto di arrivo e di partenza per un’altra avventura dell’eroina Bocca di Rosa, raccontandoci così qualcosa di più del luogo di destinazione della ragazza di quanto avesse detto inizialmente di quello di provenienza. I due luoghi comunque, stanno “intorno” alla vicenda, la inglobano e le danno completezza. Il fatto che si dedichi molto più spazio alla fine della vicenda, mentre sia lasciato implicito quello che la precede, è attribuibile, secondo me, al voler mantenere una certa tensione narrativa che si risolve nel finale. Il perché di questo strano arrivo della ragazza è spiegato dalla sua partenza, nel momento in cui ci si accorge che a Bocca di Rosa “capita sempre la stessa cosa”: arriva in un paesino, miete successi con gli uomini e sconfitte con le donne, è allontanata da quel paesino per arrivare in un altro… e così via.
Abbiamo così un’organizzazione spaziale di questo tipo:

 

Spazio eterotopico       Spazio eterotopico
  Spazio topico   Spazio topico  
    Spazio utopico    
Luogo X di provenienza La stazione Il paesino La stazione Luogo X di destinazione

 

 

Al contrario delle fiabe analizzate da Propp, qui l’eroe (Bocca di Rosa) è all’inizio disgiunto dalla società e vi si congiunge nel corso del testo (qui anche materialmente). Alla fine, però, sarà costretto con la forza a disgiungersi nuovamente da essa, anche se per il volere di una parte di essa. La collettività di cui si parla è nettamente distinta tra uomini e donne non tanto in senso sessista o gerarchico quanto piuttosto sulla base del genere di rapporti che i due gruppi intrattengono con l’eroe.
 Si è accennato alla presenza di tre fasi, tre momenti in base ai quali è anche possibile dividere il racconto. Otteniamo così tre sequenze (di lunghezze diverse), di carattere discorsivo – descrittivo, comprensive dei commenti del narratore:
- prima sequenza: due segmenti (o strofe)  coincidenti con la fase incoativa
- seconda sequenza: sei segmenti (o strofe) coincidenti con la fase centrale
- terza sequenza: quattro segmenti (o strofe) coincidenti con la fase terminativa.
 Prima sequenza: 12 versi equamente divisi tra Bocca di rosa, la gente, il narratore, nel senso che i primi 4 versi introducono e descrivono l’eroe, i secondi 4 la reazione della gente al suo arrivo, gli ultimi 4 il commento del narratore. A un livello più semantico, possiamo considerare questa prima sequenza come una sorta di antefatto, una descrizione sintetica ma completa delle circostanze da cui prenderà le mosse la narrazione dei fatti centrali.
 Seconda sequenza: dopo che un commento del narratore ha chiuso la prima sequenza, un nuovo commento apre la seconda, fornendo con esso una sorta di esca per quanto accadrà dopo. Viene introdotto l’antisoggetto collettivo e diviene esplicita la “parzialità” del narratore onnisciente. Il soggetto Bocca di Rosa, dal canto suo, scompare, almeno a livello discorsivo (viene indicata attraverso pronomi personali e aggettivi dimostrativi). La seconda sequenza, di carattere più evenemenziale, vede l’opposizione “fare individuale” vs. “fare collettivo”, introduce il Destinante, l’Antidestinante e l’Oggetto di valore.
 Terza sequenza: ricompare Bocca di Rosa insieme agli altri attori e ad altri, completamente nuovi (quelli della “stazione successiva”). E’ una sequenza di tipo discorsivo – descrittivo che contiene la sanzione sociale al fare individuale di Bocca di Rosa, comprensiva della “glorificazione dell’eroe”, che trova il culmine negli ultimi versi del brano.


 
 2. Grammatica narrativa


 2.1. Semantica narrativa

A livello di semantica profonda possiamo individuare l’Amore come il valore sottostante e fondamentale in questo testo, convertibile nell’unità di significazione più concreta del Desiderio (che comporta marche di investimento spaziali, per cui possiamo dire che l’eroe si sposta, fa una ricerca, cerca di congiungersi, anche proprio spazialmente, con l’oggetto di valore). Oltre al desiderio, possiamo trovare altri temi, quali l’Invidia, o la Congiura… In base a questa individuazione, possiamo procedere a quella dei ruoli tematici, rintracciando nel testo quelli dell’Amante, delle Invidiose, e così via. Le configurazioni tematiche associate sono, rispettivamente, per il tema del Desiderio: la “ricerca”, la “tentazione”, la “sensualità”, la “lascivia”…
Per l’Invidia: le “chiacchiere del paese”, i “pettegolezzi”, il “rancore”, il “disprezzo”…;   per la Congiura: l’“accordo”, le “trame segrete”, ecc.
Ma ce ne sono altre, che percorrono il testo e che il lettore pesca dalla sua enciclopedia: il “comune senso morale”, lo “scandalo che sconvolge il paesino”, il “falso perbenismo”, il “provincialismo” e così via.

2.1.1. L’Oggetto di valore3

L’Oggetto di valore (cfr. nota nr.3) non viene mai menzionato esplicitamente dal narratore per quello che è. Certo non è difficile risalire a quello che cerca Bocca di Rosa per la soddisfazione delle sue voglie: sono gli uomini del paesino, sono loro che lei vuole amare, loro ciò a cui  vuol congiungersi, per passione. D’altra parte la congiunzione del soggetto “Bocca di Rosa” con l’oggetto di valore “gli uomini”, comporta necessariamente la disgiunzione di questi con l’antisoggetto “le comari”, e da qui scaturiscono gli eventi che conosciamo. Si tratta di un valore di tipo oggettivo, retto quindi da verbi come “avere” (stavolta anche proprio in senso letterale). I riferimenti all’oggetto di valore nel testo sono spesso di tipo metaforico: sono loro “l’osso” sottratto da Bocca di Rosa (v. 20), e “i clienti” (v. 39) di cui parlano le comari al commissario.


2.1.2. L’isotopia cristiana

Sempre a livello di semantica, possiamo procedere all’individuazione di isotopie tematiche.
Percorrendo il testo dall’inizio alla fine ci imbattiamo in semi contestuali tutti riconducibili al mondo della cristianità: missionario (v. 8), Gesù nel tempio  (v 26), Sagrestano (v.50) , Parroco (v. 69 ), tra un miserere e un’estrema unzione (v. 70) , Processione (v. 72), la Vergine (v. 73) , l’amore sacro (v. 76 ).  Questi semi contestuali concorrono alla costruzione di quella che possiamo chiamare a pieno titolo un’isotopia cristiana, che inoltre, risulta ancora più saliente se notiamo che essa apre e chiude il testo, racchiude quindi al suo interno tutta la vicenda: quel “non si trattava di un missionario”, posto proprio al principio della storia, la instrada su un particolare percorso e la segna fin dall’inizio come una narrazione di eventi che in qualche modo ruotano intorno ai giudizi e ai pregiudizi della gente e a uno scontro tra morali diverse. Alla fine della vicenda, d’altro canto, troviamo una processione che è molto di più di un corteo di statue e immagini sacre. E’ la glorificazione di un eroe, l’ennesima sanzione sociale al suo fare, stavolta di segno assolutamente positivo. Ma è anche la conferma che effettivamente un discorso sulla cristianità (e sui modi di intenderla) c’è.
Andando a guardare la costruzione di questa isotopia ci imbattiamo in quello che Greimas nell’analisi di “Deux Amis” definisce un “procedimento curioso” (pag. 220). Anche in “Bocca di Rosa”, come nel racconto di Maupassant, riscontriamo l’utilizzazione di una rappresentazioni sociolettali cristiane per la produzione di un mito che non si può definire cristiano, almeno nel senso tradizionale del termine. La più importante di queste è a mio parere la processione; gli investimenti semantici di questa, però, vengono ribaltati. Quella che è un “simbolo” della tradizione cristiana popolare, e quindi anche legata a un modo di vivere la fede molto semplice, fatto anche di superstizione, riti perpetuati nei tempi, che non lascia molto spazio alle novità e alle trasgressioni, diventa il luogo della glorificazione di un eroe che incarna valori apparentemente opposti. A conferma di questa affermazione, è possibile tentare un paragone attanziale tra Bocca di Rosa e la prostituta (Giovanni, 8, 1-11) e tra le comari e i farisei, o comparare l’ambiente di ipocrisia dove si svolge il nostro “racconto” a quello tante volte descritto nei Vangeli (non solo nell’episodio dell’adultera) dove gli anziani e i farisei danno giudizi affrettati su peccatori e peccatrici, allontanandosi dalla vera morale cristiana. E, come dice Greimas, “una volta stabiliti questi collegamenti, si può dar libero corso alla nuova lettura e si riconoscono nuove polisemie, seguendo l’ispirazione e l’umore del lettore”; potremmo, quindi, sbizzarrirci anche noi: la trama delle donne contro Bocca di Rosa potrebbe essere affiancata alla cospirazione degli anziani di fronte a Caifa (Matteo, 26, 3-4). Ma soprattutto, volendo, si possono trovare numerosi parallelismi tra il comportamento delle donne e quello dei farisei come viene descritto nei Vangeli, spesso per bocca di Gesù: “dicono e non fanno” (Matteo 23, 3), sono ipocritamente attaccati alla tradizione (“questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me”, Marco 7, 1-16); in più di un episodio, pi viene descritto il loro comportamento puritano e ingiusto con adultere e prostitute (Vangeli di Giovanni e Luca).



2.2. Sintassi narrativa


 2.2.1. Struttura attanziale


a.Il soggetto
“La chiamavano Bocca di rosa”: il primo verso del nostro brano ci dice subito molte cose: non ci sono dubbi su chi sia il soggetto, l’eroe in questione. Viene subito introdotto e acquista fin dall’inizio lo statuto di “attore protagonista”. Ma si capisce anche immediatamente che è cruciale il suo essere sempre relazionata agli altri, a qualcun altro. C’è un qualcuno che le ha messo quel nome, che la chiama così. Bocca di Rosa appare fin dalla prima volta non tanto per quello che è, quanto per cosa gli altri credano che sia, per come la vedono, per le idee che si fanno su di lei. E infine, si manifesta fin dal primo verso l’onniscienza del narratore, la sua memoria, il suo sapere.
Bocca di Rosa arriva nel paesino non sappiamo da dove, certo è comunque che il suo è uno spostamento come manifestazione figurativa del desiderio, modalità del volere di cui è dotato fin da subito l’eroe (fra l’altro qui si parla di “voglie” vere e proprie). Alla base dello spostamento c’è sempre una ricerca: cosa cerca Bocca di Rosa? La soddisfazione del suo volere, la realizzazione dei suoi valori, la loro messa in pratica.
Esaminando l’appellativo dato al soggetto vediamo come questo la definisca con un termine complesso nel quale sono contenute le marche semantiche “carnalità” + “sensualità” (per “bocca”) + “florealità” + “regalità” + “delicatezza” +  (per “rosa”).
Andando a cercare le proprietà che compongono il paradigma del soggetto Bocca di Rosa (per lo più fornite dai commenti del narratore), vediamo come queste la definiscano per opposizione rispetto ad altri attori:

 

Bocca di rosa vs. altri
Fa l’amore per passione   Per noia / per professione
Soddisfa le sue voglie   Una vecchia senza più voglie
Florealità   Animalità
Primavera   Autunno (la vecchia)
Amor profano         Amore sacro4 (cfr. nota nr.4)

 

Il soggetto si definisce infine per la sua performanza (ma forse sarebbe più opportuno parlare di “performance”!), per i predicati di cui è soggetto (esplicitamente o implicitamente). Si tratta di verbi di azione in senso pragmatico, come “mettere”, “fare”, “soddisfare”, “portare” ecc.


 b. L’antisoggetto
Se il soggetto si qualifica per il suo fare in senso pragmatico, l’antisoggetto (e in questo anche l’antidestinante) al contrario è definito da verbi che sono per lo più sinonimi di “dire”: questo a dimostrare la sua inazione, il suo delegare invece che agire in prima persona. Si tratta di verbi come “dar consigli”, “apostrofare”, “dire”… Il narratore sottolinea questa opposizione più volte: rimarca la differenza tra “dar consigli” e “dar l’esempio”, nota come le comari non “brillino in iniziativa”, si “limitino all’invettiva”… Se Bocca di Rosa è dotata delle modalità del volere e del potere, queste donne non vogliono né possono: non a caso, sono costrette a rivolgersi alla legge, all’ordine costituito.
Da i termini usati dal narratore nel riferirsi a loro, otteniamo il termine complesso ironico “umanità” più “animalità”, che contribuiscono a costruire un ritratto dell’antisoggetto non proprio delizioso e soprattutto opposto a quello del soggetto.


c./d. Il Destinante e l’Antidestinante.
 Non appare immediata l’individuazione di un soggetto manipolatore che muova l’eroe Bocca di Rosa. Eppure, leggendo il testo, si ha più di una volta l’impressione che ci sia un qualcosa o un qualcuno che “fa fare” alla ragazza quello che fa.
Il nostro discorso però dovrebbe partire da più “lontano”, e comunque, non fermarsi all’individuazione di un soggetto in particolare. Si tratta infatti di risalire a monte per cercare quell’“istanza ideologica” e “trascendente” che muove l’eroe, il depositario dei valori che quest’ultimo cercherà di inscrivere nel programma d’azione. Lo stesso vale per l’antidestinante che, però, stavolta si rivolgerà all’antieroe.
A guardare bene la vicenda narrata in “Bocca di Rosa”, non è difficile ritrovarvi un conflitto di valori, o meglio un conflitto tra due universi di valori opposti fra loro, la cui coesistenza è impossibile, e che trapelano dalle azioni e i comportamenti dei soggetti che ne sono i “portavoce”.
Può essere utile, a mio parere, partire dall’antidestinante, poiché esso si manifesta più esplicitamente attraverso il programma d’azione dell’antisoggetto collettivo.
Le comari che cospirano contro Bocca di Rosa e la scacciano dal paese sembrano mosse da senso etico, da sani principi di onestà e dal rifiuto dell’immoralità. E forse finiremmo per crederlo veramente se non ci lasciassimo guidare dai commenti e dalle osservazioni del narratore e soprattutto se ci limitassimo a un’analisi approssimativa e superficiale.
Sono i versi dal 25 al 29 e quelli dal 37 al 40 che pongono le comari sotto una luce diversa: il narratore parla di loro (anche se qui si riferisce a una in particolare) come di quelle persone che hanno una stima esagerata di sé – si credono come Gesù nel tempio – e dispensano consigli, spesso non richiesti, limitandosi a parlare perché incapaci di agire. Più avanti, vediamo quelle stesse donne che a prima vista sembravano delle vittime, inveire in gruppo contro una sola giovane, recarsi al commissariato cariche di invidia e di odio e pronunciare una frase dalla quale traspare tutta la loro malafede. Già a questo punto, anche senza proseguire ulteriormente, riesce difficile continuare a considerare (se lo si era fatto al principio) queste donne delle “brave cristiane”. L’ennesima conferma arriva al momento in cui, alla stazione, fra coloro che salutano festanti Bocca di Rosa troviamo “il sagrestano”, e a quella di arrivo, “il parroco” che porterà con sé la ragazza in processione. Queste figure, nelle quali è indiscutibilmente rappresentata la morale cristiana, si schierano da tutt’altra parte che con le comari; sono al fianco di Bocca di Rosa, a lei va il loro affetto e la loro stima. D’altra parte il narratore non ci dà elementi per dubitare della moralità del curato del paese e del suo aiutante, né abbiamo elementi per sospettare un loro coinvolgimento amoroso e passionale con Bocca di Rosa. La verità è un’altra.
L’universo di valori il cui referente in questa storia sono le comari non è quello della morale cristiana, o almeno di quella vera. Le donne di Sant’Ilario non sono brave fedeli, sono semmai bigotte, perbeniste, invidiose di qualcosa che non possono avere. La loro è una falsa morale cristiana, come quella dei farisei e degli anziani che si scandalizzavano vedendo Gesù difendere la Maddalena.
E Bocca di Rosa? Chi è il suo destinante? Quali sono i valori trascendenti che la muovono? Siamo partiti dalla ricostruzione dell’antidestinante, e a questo punto l’identificazione del destinante è ancora più semplice e immediata.
All’arrivo a Sant’Ilario Bocca di Rosa appare subito per quello che è (o che si crede che sia), anzi per quello che non è, un “missionario”. I fatti che seguono sembrano confermare questa ipotesi, ma alla fine della vicenda, tutto appare più chiaro. Bocca di Rosa, che ha subito un’apparente sconfitta da parte delle sue antagoniste, viene glorificata e portata in trionfo per le strade di un paese, in un corteo religioso che la vede a fianco della Madonna. Bocca di Rosa, sembra un dono per la Vergine: è il suo nome stesso a farcelo pensare. La rosa, il fiore della regalità, il fiore della primavera avanzata, del mese di maggio, è anche il fiore della Madonna, alla quale questo mese è dedicato.5 E la Madonna è l’unica figura femminile in questo testo ad affiancarsi a Bocca di Rosa, e il parroco la “vuole accanto in processione” (v. 71).
Lo scontro tra Bocca di Rosa e le comari, dunque, è lo scontro tra vera e falsa morale cristiana, tra autenticità e ipocrisia, tra essenza e apparenza: entrambi i soggetti non sono realmente ciò che appaiono, e per di più, l’uno è in verità ciò che l’altro sembra essere.
L’individuazione del destinante e dell’antidestinante, comunque, ci hanno costretti a enfatizzare alcuni aspetti: non bisogna fraintendere quello che è stato detto. Sarebbe un errore giungere alla conclusione che Bocca di Rosa sia una brava cristiana, nel senso tradizionale del termine, un’orsolina presa per una prostituta. La sua natura di giovane passionale e volitiva resta; in realtà, nel testo, più che esaltare le sue doti nascoste di brava ragazza, si vogliono smascherare quelle false ma strombazzate delle comari. Come Cristo non voleva celare il peccato della prostituta ma esaltare quello della gente che la condannava, così qui il narratore non intende in ultima istanza far prendere troppo sul serio Bocca di Rosa, quanto ridicolizzare le sue antagoniste.
Ricollegandoci a quanto detto prima, possiamo ampliare la struttura attanziale inserendo l’Aiutante e l’Opponente. Rispetto al Soggetto S2 (le comari) possiamo individuare ne “il commissario” prima e ne “gli sbirri e i carabinieri” dopo, gli aiutanti che permettono l’attuazione (il poter-fare) del piano delle comari. Per quanto riguarda il soggetto S1 (Bocca di rosa) questi costituiscono gli Opponenti, mentre, sempre S1, troverà nel paesino successivo un Aiutante nel parroco che la porterà in processione, e le permetterà così di restare (almeno questo è ciò che immaginiamo che accada).


f. Il Narratore
Appare subito, fin dalla prima lettura, che il soggetto della narrazione, pur non esplicitandosi (attraverso pronomi personali o simili) si ritagli un posto di prim’ordine in questa storia.
E’ questo il caso tipico del narratore onnisciente, che sa tutto quello che succede, che è successo e che succederà. Ma qui non ci si limita a far la cronaca di una serie di avvenimenti. Il testo, infatti, è disseminato di riflessioni personali (come il famoso “La gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio”, vv. 25 – 29, mascherato da un “si sa” che tende a spersonalizzare l’affermazione), giudizi (“Spesso gli sbirri e i carabinieri al loro dovere vengono meno”, ecc. vv. 45 – 47), o  semplici considerazioni che hanno per lo più il compito di fare da trait d’union tra i diversi segmenti testuali (“ma una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale…” vv. 61 – 64), fino ad altre che sembrano assumere il valore quasi di leggi universali (“C’è chi l’amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione”, vv. 9 – 10).
Essendo il sapere del narratore di tipo totale, egli può descrivere il soggetto in termini positivi, in base a quello che è e che fa (“metteva” “faceva”). Il primo giudizio (“metteva l’amore sopra ogni cosa”, motivo alla base dell’appellativo) sembra derivare da esperienze precedenti a quelle narrate dal testo (quando Bocca di Rosa arriva nel paesino si chiama già così), conosciute dal narratore onnisciente. I versi centrali mostrano il soggetto per come è visto dalla gente e le inferenze che questa fa su di lei, essendo il loro un sapere parziale e incompleto questi definiscono Bocca di Rosa per quello che non è, in termini differenziali (“non era un missionario”).


2.2 Programmi narrativi


 In base a quanto sin qui detto a proposito del soggetto e dell’antisoggetto, possiamo individuare due programmi narrativi, due trasformazioni contemporanee che rendono conto del rapporto tra i due Soggetti  (S1 e S2) con l’Oggetto di valore (Ov). 
Il testo in esame presenta una narrativizzazione piuttosto semplice, nella quale è facilmente rintracciabile la struttura della doppia concatenazione, con la giunzione sintagmatica e quella paradigmatica, per cui ognuno dei due soggetti che si contendono uno stesso oggetto, vi sarà congiunto solo quando l’altro ne è disgiunto.
 

  å

  (S1 È O)   à   (S1 Ç O)

P                (S2 Ç O) à (S2 È O)

  Il discorso però è un po’ più complesso, perché qui si tratta di Programmi Narrativi (PN) complessi: accanto ai PN di base, dunque, troveremo anche dei PN d’uso, che si distinguono dai primi per il tipo di valore investito nell’Oggetto. Per i PN di base avremo Ov di tipo descrittivo, per i PN d’uso avremo valori di natura modale.
Andando ad analizzare il PN delle comari (sono loro, effettivamente, che “passano all’azione, mentre Bocca di Rosa, in un certo senso, una volta arrivata a Sant’Ilario, per il periodo di permanenza nel paesino, subisce un po’ il corso degli eventi) vediamo che si tratta dello svolgimento di una “operazione” attraverso un PN d’uso volto all’acquisizione di una competenza: può essere utile distinguere S2 - “le comari”- da un altro Soggetto: la vecchia. Questa, che è la prima a muoversi e a far muovere le altre, incarna quei valori che si sono descritti parlando dell’antidestinante più delle altre donne. E’ da lei che parte il consiglio ed è lei a dire alle comari cosa fare e come farlo: la forma solenne e sibillina della sua affermazione (“il furto d’amore sarà punito dall’ordine costituito”) ne è una conferma. Potremmo riferirci alla vecchia, dunque, come al Soggetto del fare che vuole arricchire la competenza di S2 (soggetto di stato disgiunto dall’Oggetto di valore iniziale Ov1) attraverso un PN d’uso (PNu); PNu permette a S2 di entrare in possesso di O2 in cui è investito il valore modale del “potere”. Nella fattispecie si tratta del ricorso ai gendarmi (che prima sono stati indicati come Aiutanti delle comari e opponenti di Bocca di Rosa) i quali, in possesso della legge e in forza della loro autorità, possono allontanare Bocca di Rosa.
Per quanto riguarda quest’ultima, si tratta di un’operazione speculare alla prima: S1 vuole congiungersi a Ov1 (e questo comporta la disgiunzione di S2 da Ov1). Bocca di Rosa, dal punto di vista della competenza, non ha bisogno di acquisire alcuna conoscenza. Lei è il soggetto dotato della modalità del volere, la capacità di amare è insita nella sua natura, le basta farsi guidare dal suo istinto. A metterle i bastoni tra le ruote sono la vecchia, le comari e, nella pratica, i carabinieri. Dalla sua parte Bocca di Rosa trova gli uomini di Sant’Ilario; è significativo come quelli che la rimpiangono, che la vanno a salutare lanciandole baci, siano proprio le persone cui si sono rivolte le donne (il commissario, v. 50). Nel paesino successivo, Bocca di Rosa sarà introdotta in modo trionfale da un altro attore, il parroco. Questo è il suo aiutante, o almeno il più importante, è lui che la vuole accanto in processione.
 
È da notare che in entrambi i PN del soggetto e dell’antisoggetto la Sanzione è contemporaneamente duplice, di tipo positivo e negativo: per Bocca di Rosa è negativa perché “si tira addosso” l’ira delle comari e viene scacciata, ma è anche positiva perché trova un altro posto dove andare dove viene accolta da grandi festeggiamenti (finisce in una parata come i vecchi guerrieri al ritorno da battaglie vittoriose). Per quanto riguarda le comari, anch’esse hanno successo perché riescono a far allontanare Bocca di Rosa. Resta comunque implicito il fatto che la ragazza è lontana solo fisicamente, ma è ricordata e rimpianta da tutti,6 soprattutto la ragazza comincia la sua avventura in un altro paese, non lontano da loro; la storia si ripete e, come si suol dire, non sembra ancora detta l’ultima parola.



2.2.3. La dimensione cognitiva


 Può essere utile a mio parere introdurre a questo punto dell’analisi il quadrato semiotico della veridizione, in quanto a monte del contrasto tra il soggetto e l’antisoggetto può essere individuata una sorta di equivoco sulla vera identità del soggetto stesso.
E’ il narratore a dare voce alle prime impressioni della gente alla stazione all’arrivo di Bocca di Rosa: “tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario” (vv. 7 – 8): non si tratta di una ammissione diretta né esplicita, ma ci sentiamo autorizzati a pensare che Bocca di Rosa sia una ragazza di facili costumi, anzi che sia già stata “etichettata” senza troppi approfondimenti (“con uno sguardo”); la prova viene dalle parole delle comari che si recano dal commissario: “quella schifosa ha già troppi clienti” (v. 39), termine usato solitamente per indicare i frequentatori delle prostitute. Questo è Bocca di Rosa per gli abitanti del paesino, almeno per quelli di sesso femminile (anzi, molto probabilmente solo per loro), una prostituta che offre il suo corpo e il piacere per denaro. Non a caso sono sempre le comari a portare il paragone con il “consorzio alimentare” (v. 40): quello che dà Bocca di Rosa è pura merce di scambio, il suo è commercio e non amore. Ed è appellandosi alla legge (al bando della prostituzione) e al comune senso morale (tanto che si ha il diritto di definire ad alta voce la ragazza come una “schifosa”), che si riesce ad ottenere l’allontanamento dell’ospite scomodo.
Ma Bocca di Rosa è veramente una prostituta? E chi ce lo può dire? Ovviamente il soggetto della narrazione che è l’unico a possedere il sapere assoluto in questa vicenda: lui sa il motivo perché alla ragazza è stato dato quell’appellativo, sa e lo precisa da subito che lei fa l’amore “per passione” (e la pone accanto e in opposizione a chi lo fa per noia e a chi soprattutto per professione). Ma è anche per bocca di altri attori, collettivi e individuali (“tutti”, il commissario, il sagrestano…) che trapela la verità: alla stazione gli uomini vanno a salutare chi “senza pretese” (senza quindi voler niente in cambio, tantomeno il denaro) ha portato nel paese l’amore e la primavera (vv. 53–56, 60), il che sembrerebbe eccessivo per una prostituta; Bocca di Rosa è infine definita “il bene effimero della bellezza” (v. 61) e “l’amor profano” (v. 76), il che non significa assolutamente mercenario

 

    Verità    
  ESSERE   SEMBRARE  
Segreto       Menzogna

 

  NON SEMBRARE   NON ESSERE  
    Falso    

 

 Il soggetto della narrazione si colloca sull’asse della verità: egli sa infatti chi è veramente Bocca di Rosa, ma sa anche quello che sembra, agli occhi della gente.
L’antisoggetto “le comari” si collocano sulla deissi della menzogna: esse giudicano Bocca di Rosa  per quello che sembra senza sapere quello che è.
I suoi amanti (l’oggetto di valore), quelli che la vanno a salutare alla stazione si collocano infine sulla deissi del segreto: sanno chi è Bocca di Rosa, (primavera, amore, una che si dona senza pretese), sanno però anche che non lo sembra, che agli occhi delle loro donne si tratta semplicemente di una prostituta.

Chiara Giani, 2004




Note
[1] Vedi: “Descrizione e narratività a proposito de “Lo spago”  di Guy de Maupassant, in A. J. Greimas, “Del senso 2”, Milano, Bompiani, 1985, Trad. it. P. Magli e M. P. Pozzato
2 Il racconto è un “débrayage”, nel senso di una proiezione di tutte e tre le categorie (persona, spazio e tempo) e quindi non solo d. temporale.
3 L’Oggetto di valore è stato inserito in questo paragrafo della semantica narrativa, per il fatto che in esso sono investiti i valori di cui ho parlato in 2.1. Si parlerà ancora di oggetto di valore nei paragrafi dedicati alla sintassi narrativa e in particolare alla struttura attanziale.
4 A mio parere non si tratta qui di una vera opposizione. Bocca di Rosa è, più che opposta, affiancata alla Madonna. Le due figure sembrano piuttosto complementari (ognuna di loro incarna un aspetto dell’amore); paradossalmente è la Vergine l’unica a “sopportare” la presenza, anzi la compagnia, di questa ragazza di facili costumi.
5 Ne sono una prova i testi di alcuni canti religiosi popolari dedicati alla Madonna: “le tue gote baciate dal figlio/son due rose/le labbra son fior” 
6 Come ho già detto, non a caso il narratore cita fra i tanti presenti alla stazione il commissario, a cui le donne si erano rivolte; ma c’è anche il sagrestano, che se non può essere definito un depositario della morale, è comunque una persona almeno vicina a quei valori in nome dei quali Bocca di Rosa è stata scacciata. Così alla stazione successiva troviamo il parroco e addirittura la Vergine Maria: una beffa per le perbeniste comari di Sant’Ilario, un’ulteriore prova della loro, almeno parziale, sconfitta.

 Letteratura di riferimento
 “Cantaintasca – testi e accordi - Tutto Fabrizio De Andrè”, Milano, Ricordi, 1995.
Marsciani, Francesco e Zinna, Alessandro: “Elementi di semiotica generativa”, Bologna, Esculapio, 1991.
Cavicchioli, Sandra (a cura di): “Le sirene – analisi semiotiche intorno a un racconto di Tomasi di Lampedusa”,  Bologna, CLUEB, 1997
Greimas, Algirdas Julien: “Del senso 2 – narrativa, modalità, passioni” (trad. it. di Patrizia Magli e Maria Pia Pozzato), Milano, Bompiani, 1984.
Greimas, Algirdas Julien: “Maupassant – La semiotica del testo: esercizi pratici” (trad. it. di Gianfranco Marrone e Stefano Montes), Torino, Centro Scientifico Editore, 1995.

 
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