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Bright Eyes |
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Torino,
Traffic Free Festival, 30.6.2005 |
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Milena
Ferrante |
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- Ti bastano pochi minuti sul palco del
Traffic Free Festival per renderti conto del perchè
Conor Oberst sia una star. Con dieci musicisti sul
palco, gli riesce di recitare altrettanto bene la parte
del direttore d'orchestra consumato come del baby eroe
per adolescenti alternativi con i denti da latte. I
Bright Eyes suonano qui, credo, praticamente gratis,
eppure c'è già la caccia finale ai fogli con la
scaletta e quella alla lattina di birra su cui l'eroe ha
posato le labbra.I pezzi, già in origine canzoni pop
abbastanza eccentriche e mai con una sequenza di accordi
che non sia almeno un po' sbilenca, sono ingigantiti
dall'impianto strumentale più magniloquente che si
possa immaginare: tre tastiere, due chitarre, un basso,
due batterie, violino e violoncello elettrificato e, a
tratti, persino i fiati. Bombastico, direbbero gli
inglesi. E ho l'impressione che sarebbe molto meglio se
qua e là Conor mettesse i piedi sul benemerito freno.
Ma, a quel punto, non avremmo un gruppo da grande palco
e il gioco sarebbe finito lì. Invece, Conor ci crede.
Ci crede quando sale in ginocchio sulla tastiera
perdendosi il microfono, quando farfuglia improbabili
storielle sul senso delle canzoni, o vaga seguito come
un'ombra da un tour manager fin troppo apprensivo.
Con tutto ciò, non sono ancora certa se i Bright Eyes
ci fanno o ci sono. Tanto meglio. Perchè è il non
sapere quello di cui abbiamo davvero bisogno.
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