Caparezza
  La Verdania piace alla 'Novara padana'
  Roberto Conti
 
Giugno 2006 - C’è modo e modo per raccontare il mondo e Michele Salvemini da Molfetta, nel mezzo del cammin di sua seconda vita, abbandonati gli insuccessi da dj recalcitrante, sceglie per la sua musica una via di mezzo tra il j’accuse e l’allegoria in un calderone grasso e grosso in cui ci si perde di continuo tra rime incredibili, giochi di parole degni di un Bartezzaghi e citazioni che proprio non te lo saresti aspettato...
Parla con il senno di chi è già stato “fregato” Caparezza e con il narcisismo di chi ha capito che “risorgere” è possibile. Non sempre va a segno e forse la carne al fuoco è un po’ troppa , ma stupisce, travolge e coinvolge con un impasto musicale sodo e assai piacevole all’ascolto. Un disco che non fa sconti il suo Habemus Capa, che si guarda bene dalla ricerca del tormentone e che sicuramente piacerà a molti, ma non a troppi come il precedente - Verità supposte - che aveva veramente dilagato con il singolo Fuori dal Tunnel.
Domenica scorsa nonostante l’accanita concorrenza di manifestazioni sparse per il territorio, sono venuti in tanti ad ascoltarlo al parco Caduti di Tutte le Guerre, nell’ambito della rassegna Giovani Espressioni (sono state stimate oltre 1.000 presenze, ottimo risultato se paragonate alle 1.300 della sera prima a Biella, dove Caparezza suonava, peraltro gratis, per la “notte bianca”).
Durante lo show Capa alterna alla sua musica esilaranti gag, non risparmiando nessuno: se la prende con la libertà di stampa e con la pochezza di certo giornalismo, con la riforma della scuola e non risparmia un comizio politico del movimento da lui fondato che si batte per la secessione della Verdania dallo stato nazionale (argomento esilarante in una città dove la Lega supera il 20%). Gli intermezzi tra un pezzo e l’altro rendono il concerto gustoso e davvero divertente, dissacrante e dissacratorio. Appena salito sul palco si veste da angelo, poi da sacerdote, poi da televisore, poi da eroe spaziale… tocca tutti i temi dell’attualità e – ci spiega a margine del concerto – vorrebbe che le sue canzoni facessero riflettere andando un po’ al di là del primo significato: <Fuori dal tunnel, ad esempio è una canzone scritta per gli abitanti della Val Susa, ma nessuno sembra aver capito il riferimento… I miei dischi vogliono essere una presa in giro della retorica e dei luoghi comuni di cui tutti, prima o poi, finiscono per essere delle vittime>

 

 
 
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