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Film e colonne sonore |
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Musica
protagonista nel cinema, da sempre |
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Valentina
Sarmenghi |
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Si
sa la musica e il cinema sono legati da un profondo rapporto
tanto che senza di essa la maggior parte dei film non
avrebbero probabilmente avuto il successo ottenuto. Chi non
ha ancora nelle orecchie la splendida colonna sonora del “Gladiatore”,
del “Favoloso mondo di Amelie” o di “Lezioni di piano”
per citare proprio gli esempi più popolari? E cosa o
meglio chi c’è dietro queste famosissime colonne
sonore?Dietro “Le Fabuleux destin d'Amélie Poulain”,
film di Jean-Pierre Jeunet del 2001 con Audrey Tautou e
Mathieu Kassovitz c’è Yann Tiersen, compositore bretone.
Nella colonna sonora del film si può conoscere bene questo
autore perché ne rappresenta una piccola antologia delle
opere con pezzi che vanno dal "La valse des monstres"
del 1995 (la title track e "Le banquet"), a "Rue
des cascades" dell'anno seguente ("J'y suis jamais
allé", "Pas si simple" e "Soir de fete"),
per arrivare ai due capolavori, "Le Phare" (1997)
e "L'absente" (2001). Appositamente per il film,
Tiersen ha composto alcune nuove tracce, tra le quali
brillano "La valse d'Amélie" (proposta in tre
diverse versioni), la descrizione di uno di quei noiosi
pomeriggi d'estate destinati ad essere immediatamente
rimpianti nell'autunno successivo ("Comptine d'un autre
été: l'après midi"), la versione strumentale di
"Les jours tristes", lo spensierato suono dell'accordéon
ne "L'autre valse d'Amélie". Le note sono il
riflesso e l’anima della protagonista sincera e
malinconica quasi quanto la sua frangetta.Michael Nyman
invece è l’autore delle struggenti musiche di “Lezioni
di piano” adatte peraltro alla storia sfigata della
protagonista immersa in un mondo senza parole ma pieno delle
note del suo pianoforte e di pioggia. Diplomato alla Royal
Academy of Music e al King's College di Londra, Nyman fu
prima critico musicale, ma poi iniziò a comporre musica per
cortometraggi. Nel 1967 ha iniziato una lunga collaborazione
con il regista gallese Peter Greenaway, per il quale ha
composto numerose colonne sonore. Ma deve la sua popolarità
proprio all'uscita del film “Lezioni di piano” (“The
Piano”, 1993). In seguito ha composto le musiche per film
come “Gattaca - La porta dell'universo” e “Fine di una
storia”. Tuttavia Nyman è anche conosciuto per i suoi
lavori musicali non legati ai film come Noises, Sounds &
Sweet Airs (1987), per soprano, contralto, tenore e ensemble
strumentale; Ariel Songs (1990) per soprano e banda; MGV (Musique
à Grande Vitesse) (1993) per gruppo. Molte composizioni di
Nyman sono state scritte per il suo proprio gruppo, the
Michael Nyman Band, formato per una produzione nel 1976 de
Il Campiello di Carlo Goldoni. Nyman ha anche scritto un
libro nel 1974 sulla musica sperimentale intitolato “Experimental
Music: Cage and Beyond”, in cui esplora l'influenza di
John Cage sui compositori classici. Tracce di Nyman si
ritrovano anche ne “La stanza del figlio” di Nanni
Moretti, in cui Nicola Piovani ha riproposto il suo “Water
Dances”(tratto dal cortometraggio Making a Splash di Peter
Greenaway).Hans Florian Zimmer, compositore tedesco, è
infine l’autore della colonna sonora de “Il gladiatore”.
Vive negli Stati Uniti, ed è non a caso è a capo del
dipartimento musicale della DreamWorks. Ha iniziato la
carriera musicale suonando le tastiere e i sintetizzatori
con le band, tra le altre, Ultravox e The Buggles (vedi “Video
Killed the Radio Star”). Nel 1985 ha addirittura
collaborato con Claudio Baglioni alla realizzazione
dell'album “La vita è adesso”. Ha poi collaborato con
il noto compositore e suo mentore Stanley Myers che l'ha
spinto a dedicarsi completamente alla composizione per il
cinema. Inizia così l'attività negli anni Ottanta,
imponendosi all'attenzione del grande pubblico nel 1988 con
“Rain man - L'uomo della pioggia”, che gli valse una
nomination all'Oscar. Da lì un susseguirsi di successi,
vincendo nel 1995 l'Oscar per il film animato della Disney
“Il Re Leone” e ricevendo le nomination anche per “Qualcosa
è cambiato”, “Uno sguardo dal cielo”, “La sottile
linea rossa”, “Il principe d'Egitto” e “L'ultimo
samurai” oltreché ovviamente per “Il gladiatore”
(2000).Ma oltre a questi “successi del botteghino”, come
sono definiti, ci sono altri film meno conosciuti ma
altrettanto validi che andrebbe la pena di vedere e in cui
la musica gioca un ruolo fondamentale. E’ il caso di “Across
the universe” che ha riscosso comunque l’entusiasmo
della critica all’ultima Festa del cinema di Roma. Si
tratta di un efficace affresco degli anni Sessanta: ci
troviamo a Liverpool e Jude (Jim Sturgess) decide di
lasciare l'Inghilterra per recarsi in America alla ricerca
del padre emigrato anni prima negli Stati Uniti. Lì
conoscerà nuove persone, si innamorerà, e si scontrerà
con la realtà della guerra in Vietnam, dei movimenti
pacifisti, dei Watts Riots, del mondo della musica. Il tutto
con le canzoni dei Beatles (in versione rivista e corretta
dai protagonisti) a farla da padrone ed ispiratrici della
storia. La regista Julie Taymor ha diretto diversi musical a
Broadway, e anche alcune rappresentazioni operistiche, oltre
naturalmente ad alcuni importanti opere cinematografiche (“Frida”,
“Titus”). Avendo sempre avuto a che fare con l'arte e
con la musica, la sua interpretazione in chiave musical dei
Beatles, come ispiratori con le loro canzoni della storia di
un giovane negli anni '60, è visionaria, psichedelica,
ironica, con uno sguardo a quel periodo che in parte ha
cambiato la storia. Per realizzare questo film si è quindi
avvalsa di famosi performer (Bono e Joe Cocker), di ottimi
comprimari fra cui il protagonista, Jim Sturgess, che
sorprende nelle sue interpretazioni di
"Revolution" e "All my loving", e
dell'apporto fondamentale del compositore Elliott Goldenthal
che ha avuto l'onere e l'onore di riarrangiare i pezzi del
quartetto di Liverpool.
“Across the universe”, che alcuni avvicinano a Moulin
Rouge di Baz Luhrman, è un insieme di quadri musicali,
ognuno con una sua personalità, che in parte descrivono le
vicende (la sequenza di "Strawberry fields forever"
è intensa e appassionante), e in parte ne rappresentano le
atmosfere, con l'utilizzo di effetti di saturazione di
colore, del green screen, e di coreografie tipiche del
musical.Infine si deve in un articolo del genere anche solo
citare il nostro grande Ennio Morricone la cui note hanno
fatto il successo di tutti i più famosi western della
storia cinematografica e a cui giustamente è stato
recentemente l’Oscar alla carriera: memorabile il suo
intervento alla cerimonia rigorosamente in italiano con
Clint Eastwood che annuiva sorridendo. Per (ri)scoprirlo
vale la pena spendere anche la somma di ben 100 euro per il
volume illustrato di 302 pagine corredato di cd audio dal
titolo “Morricone. Cinema e oltre – Cinema and more”
curato da Lucci ed edito da Mondadori Electa.
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