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Colore
perfetto - Il debutto **** |
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Roberto
Conti |
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In tempi non sospetti, vedi maggio 2008, abbiamo
intervistato i Colore perfetto, incuriositi dal brano
proposto in anteprima - Un giorno qualunque - realizzato
insieme a Moltheni. Ora siamo a dicembre e il disco è
uscito da qualche settimana, confermandosi come un ascolto
genuino e interessante. Moltheni e anche Giacomo
Fiorenza che ha prodotto il disco hanno preso sotto le
proprie ali protettrici la band perugina, e questo conta
molto, anche per il tour che stanno condividendo proprio in
questi mesi invernali. Al di là dei brani in cui Umberto
Giardini partecipa con alcune parti vocali, le sue influenze
si fanno sentire qua e là, soprattutto nei testi ricchi di
metafore e di immagini più o meno visionarie. Il suono è
rock e piuttosto diretto, con un basso preponderante, trame
di chitarra semplici ma efficaci, una corposa base ritmica,
solo la voce in alcuni passaggi risulta un poco monocorde,
non sempre adatta a descrivere le illusioni che dovrebbero
far vivere meglio... A tratti possono ricordare anche i
Massimo Volume (Il muro), ma dal vivo offrono un set
sicuramente più piacevole e meno intellettuale, anzi vi
stupiranno per l'energia... Il disco è bello e restituisce
pienamente i soldi spesi per l'acquisto. Brani
segnalati: Da quella sera, Come se non bastasse.
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Stiv
- Blu senape *** |
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Marco
Colombo |
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Gran
bel disco quello di Stiv, Blu Senape.
All’anagrafe Stefano Tirella, Stiv ha collaborato con
svariati artisti tra i quali Stefano
Bollani e Irene Grandi. Ha remixato Nelly
Furtado, Cassius, Verdena, Jovanotti, Piotta. Insomma, le
collaborazioni non gli mancano affatto.
Questo disco Blu senape è bello davvero.
Intimo, semplice ma diretto. Registrato in presa diretta
con poche sovraincisioni, interamente scritto da Stiv
, suonato dallo stesso e dal chitarrista Paolo
Fazzi.
Nove canzoni in cui mi sono piaciute molto Proiettile
lento con quella voce alterata molto metallica e poi
il testo davvero onirico, molto psichedelica.
Nel
pezzo Incubo-Realtà
, il campionamento vocale è stato fatto da Jovanotti
che a quanto pare è fan di Stiv.
In Pascoli di cachi
la voce è distorta e lontana,
quasi surreale. Bellissima Bradipà
con la voce di
Margot, cantante dei
Rumore Rosa, fatta di un pop intrigante e romantico che ti sta in testa. L’amore
è geco è anche meritevole di segnalazione, con quella chitarra distorta
che caratterizza tutto il pezzo, molto bello. Un disco
davvero originale come pochi se ne sentono di questi
tempi.
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Lilies
on Mars - Lilies on Mars **** |
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Roberto
Conti |
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 Dalle
ceneri delle Mab, la band tutta al femminile tanto cara
a Franco Battiato, che lo ha accompagnato durante il
tour di Il vuoto nascono le Lilies on mars. Un
progetto innovativo e assolutamente meritevole che fa
dell'autoproduzione e dello sperimentare il suo cavallo
di battaglia. Le lilies on Mars sono Lisa Dply Masia e
Marina Cristofalo. Il disco si compone di 10 tracce,
tutte scritte dal duo ad eccezione di No U turn,
scritta da Franco Battiato e Maori legend, le cui
liriche sono di Manlio Sgalambro.
Il primo lavoro della band propone melodie aliene,
surreali ed oniriche, che alternano inglese a qualche
spruzzata di italiano. Un giglio può crescere su Marte?
Secondo le due ragazze ovviamente sì, basta volerlo,
basta crederci. Così la loro musica attraverso
chitarre, tamburi e sintetizzatori trasporta su un altro
pianeta, con il rischio però, se non viene dedicata
l'opportuna attenzione, di soffocare come un fiore
fragile a cui nella sovrabbondante proposta della musica
rischia di mancare l'ossigeno per svilupparsi come si
dovrebbe. Tra Londra e l'Italia il duo ha incominciato a
farsi conoscere nello scorso mese di ottobre proponendo
alcuni brani in apertura di alcune date di Battiato...
speriamo sia un buon auspicio per un progetto dalla
lunga vita artistica. Brani da segnalare: Electri
fits, Passing by e X2.
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White
pulp - Ashamed of yourself *** |
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Marcello
Colombo |
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Se
amate il rock a tinte dark con spruzzate di tamarraggine
electro/new wave, Ashamed of yourself è un disco che
non può lasciarvi indifferenti. L'esordio discografico dei
White Pulp è caratterizzato da una notevole personalità e
maturità che porta il gruppo a muoversi all'interno del
proprio stile con facilità e autorevolezza, passando da
episodi accattivanti ed elettronici (come Blackout)
ad altri più ruvidi e rock 'n roll (come Highest Star)
senza perdere di credibilità. Non mancano poi i pezzi in
cui è l'atmosfera a dominare, dolce o electro-dark che sia,
ma sempre sapientemente collocata all'interno del lavoro e
in sintonia con lo stile complessivo della band, in cui i
synth, gli effetti e la voce di Sonny giocano un ruolo
determinante. Disco dalle diverse sfaccettature quindi, in
cui comunque è presente una certa coerenza a legare il
tutto, e questa è decisamente una grande nota di merito.
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Santo
Barbaro - Mare morto *** |
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Roberto
Conti |
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"Se
corri potrai partecipare al pasto, la giustizia è rinchiusa
in un frigo di latta", sono alcuni dei versi di Mare
morto, la traccia di chiusura che dà anche il nome al
disco dei Santo Barbaro. Questi versi condensano pienamente
quello che è un progetto confortante che unisce poesia,
musica e arte visuale con uno splendido libro-cd che quando
lo apri profuma di privilegio.
Difficile immaginare che un disco come questo possa arrivare
nelle mani di molti, ma si sa anche in letteratura la
poesia, per quanto sublime, vende pochissimo. Quasi nessuno
ha il tempo per leggerla ed assaporarla adeguatamente. In
questo caso il tempo è una risorsa preziosa per ascoltare e
comprendere. I Santo barbaro non sembrano partecipare alla
corsa della ribalta musicale, ma propongono un piccolo
gioiello che canzone dopo canzone svela una caratura sempre
più pregiata, con pianoforti e fisarmoniche, contrabbassi e
percussioni discrete. I testi raffinati e le melodie curate
però non sono sempre sufficienti per uscire da un torpore
(un po' autolesionista) in cui alcune canzoni vanno a
conficcarsi, ne è un esempio Cara mia patria. Molto
meglio episodi con una tensione sonora più acuminata come
Occhi immensi.
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Carmelo
Amenta - Sembrano lacrime invece piove
*** |
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Roberto
Conti |
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Qualche
giorno fa mi arrivò questo disco di Carmelo Amenta di cui
mi ha colpito subito il titolo davvero evocativo Sembrano
lacrime invece piove. Sulla copertina una panchina
immersa in un paesaggio brumale, lo stesso paesaggio un po'
avvolgente, un po' nascosto che si respira nelle trame dei
cinque brani di questo lavoro. Nella luce quieta di una
cameretta, questo disco che non esito a definire domestico,
rappresenta un accompagnamento languido che sa toccare le
giuste corde, quelle più intime. Il pezzo più bello è
indubbiamente Ciò che resta, ma nel complesso il
disco, pur evidenziando alcuni limiti nella registrazione e
negli arrangiamenti, risulta adeguatamente curato; vedremo
sulla lunga distanza come saprà evolversi questo
interessante progetto che arriva dalla Sicilia, anche se
l'unica cosa che lo fa capire è qualche inflessione che
sbuca fuori qua e là nelle parole di Carmelo.
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GuruBanana
- GuruBanana **** |
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Marcello
Colombo |
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Dietro
lo pseudonimo di GuruBanana si nascondono Andrea Fusari e
Giovanni Ferrario, non proprio due sbarbatelli della musica.
Pochi secondi dopo aver premuto play mi sono sentito
catapultato on the road, macchina decappottabile, super
strade americane, tappa su una qualche spiaggia a fare surf,
chitarra intorno al fuoco e nanna in un sacco a pelo sotto
le stelle. Tornando alla realtà e all'esperienza del duo
GuruBanana viene difficile etichettare facilmente questo
lavoro. In questa collaborazione sono presenti molte
sfumature, dal rock classico al blues, passando per groove
psichedilici e spruzzate di surf rock; spunti diversi
quindi, ma realizzati, pensati e tenuti ottimamente insieme
dalla consapevolezza musicale del duo. Un tuffo in sonorità
che appartengono a qualche decennio fa, ma nelle quali ogni
tanto fa molto piacere sguazzare. Inutile citare alcuni
brani della tracklist, questo disco è un flusso,
piazzatevelo in macchina e fate buon viaggio. |
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Arbe
Garbe - Bek **** |
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Roberto
Conti |
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 Se
stessimo parlando dei Gogl bordello in molti sarebbero qui a
sbobinare osanne e complimenti a profusione. Per gli amanti
del genere folk-punk un’interessantissima proposta arriva dal Friuli,
ecco gli Arbe Garbe, stessa carica live (un investimento per
i locali di musica italiani se sono furbi, ndr). Canzoni
trascinanti e ballabili. I testi sono prevalentemente in
lingua friulana e beneciana (minoranza slovena del Friuli
orientale) ma anche italiana e spagnola e si rifanno all’immaginario
crudo, poetico, acido, e antiautoritario della band. Il
gruppo, forte di un impatto live
devastante, diventa in pochi anni il fenomeno più seguito
della nuova musica friulana, esibendosi in svariate
centinaia di concerti in Friuli, in tutta Italia e all’estero.
Vincitori nel 1998 del Premi Friûl, festival friulano per
le nuove tendenze musicali, con il progetto blues-maudit “Croz
Sclizzâz” assieme al poeta Fabian Riz, nel 2004 il
loro album autoprodotto Jubilaeum vince la “Targa
Deganutti” come miglior disco friulano dell’anno, nel
2006 sono tra gli 11 finalisti del “Liet
International” la
kermesse europea più importante di gruppi rappresentanti
delle lingue minoritarie, sempre nel 2006 con il video “Puar
Beppin” vincono la “Mostre dal Cine Furlan” e “Anteprima
Zone di Cinema” all’interno del “Trieste Film Festival”.
Bek è
un disco trascinante che non può non piacere, anche la
grafica è originale e molto simpatica: la protagonista è
la capra, ma non vogliamo svelarvi di più…
In contemporanea al disco è uscito anche un libro che è un
diario di un loro viaggio on the road, in Argentina e
Uruguay insieme a Tre Allegri Ragazzi Morti ad incontrare le
comunità friulane di quei paesi. |
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