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I Cosi -
Accadrà **** |
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Roberto Conti |
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E’
una questione di moda, si dirà, ma la cosiddetta
scena milanese, mai come ultimamente, sta guardando
con interesse al passato. E questo è anche il caso
de I Cosi che rievocano in maniera originale le
atmosfere tipiche della canzone cantautorale
italiana degli anni Sessanta in una sorta di beat
rivisitato.
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- Il
progetto ha raggranellato buona attenzione e grandi
aspettative, accumulate in un’attività live che
in questi anni ha fatto solo assaporare le qualità
del terzetto, adocchiato da tempo da Morgan Castoldi,
che non si è svelato completamente prima di questo
atteso Accadrà. Grandi armonie vocali per
canzoni che alternano chitarre elettroacustiche e
sembrano fatte apposta per piacere a tutti, adatte
dal matrimonio al funeral party, si legge sul loro
myspace. Ed è vero. Le 11 tracce appartengono alla
migliore accezione del termine pop, esempio
azzeccatissimo uno dei due singoli Domani,
ritornello appiccicoso come un “sogno dolcissimo e
folle”. Ma il disco è un unicum molto positivo
senza particolari mancanze che devono essere
segnalate. I riferimenti dei Cosi non mancano
possiamo citare Tenco, un certo Battisti, ma anche
Adriano Celentano giusto per abbondare con la
milanesità. Visto che i titoli di giornale che
parlano di loro sono terribili, noi facciamo ben di
peggio con “Dei Cosi siamo golosi” e vi
invitiamo a comprare il loro disco.
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Lombroso
- Credi di conoscermi? *** |
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Roberto Conti |
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Attenzione,
attenzione… Chi aveva etichettato i Lombroso come un
estemporaneo progetto legato più che altro alla dimensione
live deve ricredersi. C’è qualcosa che mi turba
ascoltando questo Credi di conoscermi, turbamento
piacevolissimo dato dalla possibilità di trovarmi,
inaspettatamente devo dirlo, di fronte a un disco
tremendamente importante. Dario Ciffo, conosciuto dai più
in qualità di violinista
degli Afterhours, e Agostino Nascimbeni hanno realizzato un
album piacevolissimo, orecchiabile, in grado davvero di far
breccia nei cuori di molti… non solo degli amanti delle
sonorità anni Settanta. Genitori e figli unitevi quindi all’insegna
dei Lombroso, e voi, amanti del tocco di classe, gongolate
con i tanti interventi di Marco Castoldi (Morgan, ndr)
presente a più riprese nel disco. Raggiungerete un orgasmo
(mentale ovviamente) con Il Paradiso, canzone firmata
Mogol-Battisti; se siete donne, lo squirting non sarà più
un’utopia con il singolone che porta il titolo del disco:
Credi di conoscermi è una canzone che non si stacca più,
come la polvere da un panno cattura-polvere o come Pippo
Baudo dal festival di Sanremo. I Lombroso sono una bella e
concreta realtà. Da ascoltare assolutamente, soprattutto se
avere apprezzato Vibrazioni et similia.
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Amor fou
- La stagione del cannibale *** |
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Roberto Conti |
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Si
propongono come ricercati ed eleganti gli Amor fou, una
band costruita con musicisti provenienti da progetti
anche di un certo peso nel panorama indipendente
italiano. Banalizzando molto nel ricondurre il nome dei
musicisti ad un unico progetto musicale (ma altrimenti
la lista non si esaurirebbe più) c’è un bel po’ di
La Crus (Luca Saporiti, Cesare Malfatti, Laniero
Rescigno) e un pochino di Giardini di Mirò (Alessandro
Raina) tutto mischiato con sound perfettamente
riconducibile allo stereotipo delle band Homesleep. Sul
termine “stereotipo” lascio alla vostra sensibilità
giudicare se si tratti di un bene o un male.
- Sul
loro MySpace si legge di questo La stagione del
cannibale: “Sulla scia della vicenda personale di una
coppia di ex amanti prende forma un disco ispirato a una
storia vera di amore/odio, lungo una stagione che
attraversa quarant'anni di cronaca italiana, fra pop,
rock e canzone impegnata. L'amor fou che devasta e
distrugge, privo di qualsiasi remora e regola, che entra
all'improvviso in una vita, la sconvolge e non può
essere arginato”. Questa band e questo disco hanno a
mio avviso il difetto di proporsi (o almeno di voler
apparire) elevati, come -per citare gli splendidi
Bluvertigo- a un metro e mezzo da terra… e ho il
sospetto che non sia un buon esempio. Basterebbe partire
dalla musica, splendida ed elegantemente britannica, e
dai riferimenti: la vicinanza con gli Scisma fa bene al
cuore e alla mente, i testi prendono il meglio di certi
songwriter della scena cosiddetta indie – vedasi
Godano, Agnelli, &co – ma anche a Battisti e ad un
cantautorato cosiddetto classico. La stagione del
cannibale andrebbe preso più alla leggera ed
apprezzato per quello che è, un buon disco, da
assaporare sotto le coperte (cosa avviene sotto le
coperte lo lascio, come sempre, alla vostra
sensibilità). Brani da segnalare: Il
periodo ipotetico, Cos’è la libertà.
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