Marcilo Agro - Viva a Illusao ***
  Roberto Conti
  Marcilo Agro e il duo Maravilha sono una bella realtà italiana che propone canzoni dall'anima acustica, arpeggiate ed ironiche. A molti ricordano i Kings of Convenience ed in effetti il paragone regge, anche se ascoltando le tracce di Viva a Illusao si respira una certa attitudine al cantautorato italiano. Io sono ancora rimasto innamorato di Zanzara, una nenia bellissima ed accattivante... ora c'è anche Zanzariera nel nuovo disco. Una dolcezza senza fine. Peccato che qui a Novara, loro sono di qui, li conoscano in pochi e quando c'è da far suonare qualcuno diano spazio alla band che si chiama come una marca di pastelli.
 

Neurosis - Given to the rising ***
Luca Rancati
  Sul fatto che sia difficile recensire un disco come questo e, più in generale, un disco dei Neurosis non avevo dubbi di sorta. Tanto ‘difficile’ quanto lo è – oggettivamente - l’ascolto di un loro album, o perlomeno, la ricerca della perfetta ‘angolazione’ che permetta di inquadrarne compiutamente tutte le svariate sfaccettature. Eh si, perché per reggere l’urto della loro musica bisogna essere in qualche modo predisposti, o quantomeno molto allenati e refrattari all’usa e getta imperante. Perché non vi è dubbio alcuno che i Neurosis siano ‘disturbanti’, nel senso più compiuto del termine. I Neurosis non suonano metal. E, probabilmente, non suonano nemmeno ‘puro’ hardcore; non più di quanto suonino punk, o post-rock, o ‘ambient’. Eppure suonano tutte queste cose assieme e, se possibile, ancora di più. ‘Given to the rising’ è il nono capitolo discografico della loro saga ormai ventennale (decimo, se si considera il disco uscito a nome ‘Neurosis E Jarboe’, che consacrava 3 anni or sono la collaborazione con la voce femminile dei seminali Swans); ed è un disco che, ancora una volta, definire cupo, alienante e pesantissimo è quasi un eufemismo. La produzione, per la quinta volta consecutiva affidata alla regia di Steve Albini è, al solito, un marchio di garanzia; nulla è lasciato al caso, i suoni sono cristallini e l’atmosfera, al contempo tesa ed evocativa del disco è resa alla perfezione. Bando alle ciance, qui non c’è concessione alle (pur labili) melodie ed atmosfere di stampo classico – valga l’es. di ‘Falling Unknown’  per tutti -  che avevano caratterizzato ‘A sun that never sets’ (a parer mio, a tutt’oggi il loro apice insuperato). Niente violini, niente archi, niente – o quasi, tolta la fantastica ed emozionante intro di ‘To the wind’ , uno degli apici del disco - compromessi melodici.. solo roccia. La roccia ed un magma sonoro inarrestabile che conduce sull’orlo dell’abisso, per poi ritrarsi, improvvisamente, proprio quando sembra non esserci più scampo (l’ultima traccia, Origin, che da sola basta a giustificarne l’acquisto). E’ forse qui (l’unica?) vera novità dei Neurosis 2007, in questa magnifica song che per undici minuti si snoda meditativa ed inaspettata, sorretta da un drumming vagamente ‘tribale’ in sottofondo, fino alla consueta e definitiva deflagrazione finale. Il resto è la consueta furia fatta dello screaming lacerante di Scott Kelly/ Von Till, progressioni di inesorabile lentezza/pesantezza nella loro circolarità, e di momenti di stasi quasi ‘mistica’ (si veda la raggelante litania di Shadow, che funge quasi da ideale spartiacque tra la prima parte e la seconda del disco). Perché, per dirla con le parole di Steve Von Till – leader e portavoce della band – “per i Neurosis la musica è una guerra… una guerra dell’anima”. E questo, ascoltando uno qualsiasi dei loro dischi, lo si evince con chiarezza. Niente falsi proclami qui, solo una infinita passione e fiducia in ciò che si suona. Anche per questo, forse, Given to the rising risulta essere in ultima analisi, in continuità col loro passato; una sorta di collage tra i Neurosis di ieri e quelli delle prove più recenti (The eye of every storm); con la piccola aggiunta di una attitudine più ‘post-rock’ in alcuni brani (‘Distill’, la succitata ‘To the wind’). Quanto questo possa essere indicativo per la futura direzione che il gruppo deciderà di intraprendere, non è dato sapere. Un’ultima annotazione, assolutamente personale: i Neurosis, oggi, restano una delle poche band per cui abbia ancora un senso spendere dei soldi per l’acquisto di un cd originale. Senza poi, alla fine, restarsene a contemplare il suddetto prendere polvere sullo scaffale, avvolti dai sensi di colpa. Apocalittici.
 

Dente - Non c'è due senza te ***
  Roberto Conti
  Che spasso questo Dente. Cantautore suis genereris divertente e grufolante. Ricorda Battisti, ma è più semplice e disarmante. Ascoltandolo non riesco a non sorridere ninnandomi nell'ironia dei suoi brani, semplici e orecchiabili. Per la cronaca è un prodotto Jestrai quindi possiamo ascoltarlo con fiducia. Dicono che i sentimenti sono simili ai fiori, infatti quelli finti non diventano grandi mai... I brani di Non c'è due senza te sono tutti bellissimi, chitarra e voce, poco altro, pochissime percussioni, quindi per questa volta niente segnalazione... Regalatelo alla vostra compagna. 
 

 

 

 
 
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