Ivano Fossati - Musica moderna ****
Mauro Carosio

Impossibile non lasciarsi trasportare dalle melodie, dalle introspezioni e dai viaggi all’interno degli umani sentimenti, che Ivano Fossati da decenni osserva attentamente. Il suo stile è inconfondibile, in grado di parlare d’amore in un modo unico, usando le parole come carezze che arrivano direttamente  al cuore senza indugiare su sentimentalismi melensi o ammiccanti espedienti più ordinari. A tre anni da L’arcangelo arriva un’ennesima autentica opera d’arte: Musica moderna quella che, lui stesso dice, “non passa dalle radio”, rigettando l’avvilente corrispondenza: popolare uguale facile, andante o banale. Questo album potrebbe definirsi una sintesi compiuta e ben riuscita del Fossati style: i singoli pezzi sono perfetti, senza momenti privi di quella tensione emotiva che caratterizza tutti i suoi lavori. Si passa da temi attuali e pesanti, vedi La guerra dell’acqua o Il paese dei testimoni, brani in cui anche la  ritmica è più sostenuta, a canzoni che raccontano storie di amori lontani, inafferrabili o felici che scorrono su melodie struggenti e delicate. Difficile non soffermarsi sulle note di Cantare a memoria, L’amore trasparente o Last minute. Senz’altro uno dei dischi italiani migliori degli ultimi tempi, che lascia ben sperare sul futuro della musica nostrana e, a proposito di futuro, Fossati ha idee chiare, che ci espone ne Il rimedio (il brano di punta del disco): “mai più saggezza!” ….. parole sante, maestro!

Toxic Tuna - Elegante *** 
Marco Colombo

Toxic Tuna - EleganteIl disco dei Toxic Tuna piacerà decisamente agli amanti dello ska. Elegante suona anche un po’ jazz con qualche momento romantico e swing dove spicca Banana manana y noche de cocco, simpatico pezzo nonsense scritto in collaborazione con "La Dava" dei Vallanzaska. E’ un album in cui la voce di Ketty risuona in maniera brillante e in cui ho trovato molto curati gli arrangiamenti. Lo ska del brano che dà il titolo all’album, Elegante, mi è piaciuto molto, come mi è piaciuto Non ho, dove i fiati la fanno da protagonisti. In Serendipity ho ritrovato invece qualcosa di Giuliano Palma and the Bluebeaters. Un disco direi molto vintage ma molto ascoltabile e godibile.

Killing Joke - Killing Joke (1980 Eg. records Ltd.)
Mauro Carosio
Il primo album dei Killing Joke è stata un’esplosione che ha deflagrato e spiazzato tutto ciò che c’era stato prima. Un disco senza paragoni possibili, non somigliava a niente di pregresso e non ha lasciato eredi. In piena epoca punk/new wave,  Jaz Coleman e compagni (Paul Ferguson alla batteria, Kenneth Walker alla chitarra e Martin Glover al basso) sconvolgono il panorama musicale del periodo con un sound unico e primigenio, un’energia infernale e distorta, danze macabre, ritmi tribali, ossessivi e paranoici, apparati melodici ansiogeni, percussioni che non danno tregua, una musica che ti rincorre dalla quale è difficile sfuggire. I Killing Joke braccano gli ascoltatori con Requiem, il brano di apertura, incatenandoli e costringendoli a partecipare, sbalorditi, a questa sorta di rito funebre dall’andamento compulsivo e martellante, originale e irripetibile. Con il secondo pezzo, dall’impianto meno esotico, Wardance, davvero si aprono anche le danze, che proseguono con brani come The wait o Complications; ai loro concerti si pogava (in Italia si sono esibiti a Torino nel 1982 e chi scrive, allora, era un appena maggiorenne cantante di un gruppo: The Peggio Punx), ma parlare dei Killing Joke come di un gruppo punk porta fuori strada: troppo funky le loro danze di guerra e troppo stravaganti e articolate le loro invenzioni ritmiche e armoniche. Bloodsport è una affannosa corsa elettronica, con Tomorrow’s world, $ 0.36 e Primitive lo Scherzo che uccide ci trasporta all’apice di un delirio nevrastenico, sconosciuto e irresistibile.  Otto “canzoni”, sarà il termine esatto?, che da ventotto anni cercano un prosieguo, ma che nonostante i vari tentativi restano in una sorta di fortezza mai espugnata completamente.
Tv on the radio - Dear science ***
Mauro Carosio
Terzo album per i newyorkesi TV on the radio che esce a due anni di distanza da Return to cookie mountain. Abbandonate le ambientazioni più minimaliste dei precedenti lavori, in questa prova la band si rivela una delle realtà musicali più interessanti degli ultimi tempi. Un loro grande pregio è quello di saper traghettare coloriture new wave anni ’80, da cui sono senz’altro influenzati, verso strutture più attuali senza rifarsi a generi e canoni prestabiliti. Dear science è un disco consistente, ben strutturato e senza punti deboli, con brani di più facile ascolto e altri che necessitano di maggiore attenzione. Senz’altro di presa immediata risultano la traccia di apertura Halfway home o pezzi come Crying, Shout me out e DLZ, facili e leggeri, ma non  privi di originalità. I momenti più alti vengono raggiunti in Stork & Owl, forse il brano migliore, dove la voce, bellissima e versatile di Tunde Adebimpe sale e scende senza difficoltà su una complessa melodia stralunata e celestiale. Sicuramente emozionante. Stessa impressione si ottiene ascoltando la dolcissima Family tree o il brano conclusivo Lover’s Day in cui i TVOTR, condensando le loro policrome soluzioni, ci lasciano con la voglia di riascoltare immediatamente tutto da capo.
Max Petrolio Discussioni in farmacia con animali abili ***
Marco Colombo
Già il titolo di questo album di Max Petrolio, Discussioni in farmacia con animali abili, mi aveva incuriosito molto. Dopo aver ascoltato questo album direi delirante nei testi e forse anche un po’ nel sound, penso che l’artista non abbia trovato titolo migliore. Testi che parlano di  colle, porzioni di vernici, balene imbottite di coloranti, torbidi composti dagli effetti sconosciuti, paesaggi di un’esistenza futura, ma forse assai più vicina di quanto noi crediamo, percorsi sagomati, suggestionati da esplosioni di carburante, maledetti dai tanfi, abitati da anormali esseri che avvelenano sempre più il pianeta.
Il disco suona con una chitarra di base, quella di Petrolio, cantautore napoletano, e poi il tutto è arricchito da diversi suoni che danno corpo a quei testi surreali. Un disco quasi noise ma allo stesso tempo pop, quindi godibilissimo.
Mi sono piaciute molto Lusso, con delle belle chitarre elettriche di sottofondo, molto pop con la voce metallica ed interessante, Alla luce del giorno, con la bella sezione ritmica e sempre il testo a farla da padrone. In Tragica troviamo un bel piano e una bella canzone.
Davvero un disco interessante a cui voto 3 stelle poiché davvero originale, soprattutto nei testi.
Vidra - Conti su conti ****
Marco Colombo

Non appena ho ascoltato il pezzo Chiedi alla polvere mi sono innamorato di questo Conti su conti, disco davvero bello dei Vidra, band raffinata le cui influenze spaziano da Garbo a Battiato, da Battisti ai La sintesi, passando per Bowie, Baustelle e tanti altri, così come si legge sul loro myspace. Il disco nonostante questi riferimenti rimane comunque davvero molto originale e intenso. Il pop elettronico e un po’ wave mi è piaciuto fin da subito e soprattutto la voce di Giga (Antonella Gigantino) profonda e calda caratterizza questa band. Molto bello il testo di Conti su conti: l’intreccio delle voci e il sound anni 80 rende questa canzone una delle migliori del disco. In Origami bello l’uso dei sinth e anche il testo e delle voci. Nel pezzo Il vanto va spesa una parola per l’utilizzo del pianoforte e per la ritmica. Chiedi alla polvere è davvero romanticissima, quasi ipnotica e malinconica con la voce di Giga davvero commovente. Un gran bel pezzo. Un disco da avere sicuramente nella propria audioteca che si merita quattro stelle.

Greenhouse effect - Al mio risveglio ***
Roberto Conti

Lunghe ed intense melodie strumentali, prima armoniche poi dissonanti, talvolta accompagnate da voci, sussurri ed urla improvvise. Al mio risveglio lascia intravedere ancora gli umori di una notte lunga e fredda, nella quale i Greenhouse effect producono un disco dalle sonorità cupe.
La grande atmosfera che questa band padovana è in grado di ricreare è ideale per un reading, per un accompagnamento umorale, che spesso parte piano per poi terminare in un crescendo di strumenti come in Castore vs Polluce. Al mio risveglio, registrato live al teatro delle Maddalene di Padova, riesce a regalare gemme di psichedelia e canzoni dall'incedere inaspettato come Al risveglio, 11 minuti e 42 secondi di canzone che si contorce come una catena che serra le proprie spire per poi rilasciarsi in tutta la propria forza. Questo episodio mi ha ricordato Il Gulliver o altre canzoni dei Verdena che non di rado scelgono brani molto dilatati nel tempo per poter esprimere appieno le proprie sonorità. Questa è una buona strada battuta anche dai Greenhouse effect.  

Massimo Bubola - Dall'altra parte del vento **
Marco Colombo e Roberto Conti
Dall’altra parte del vento è una raccolta di canzoni composte interamente nei testi e nelle musiche tra il 1977 ed il 1990 da Massimo Bubola con Fabrizio De Andrè, del quale ricorre il prossimo 11 gennaio 2009 il decennale della scomparsa. Bubola è stato l’artista con cui Fabrizio ha composto di più (21 canzoni) e collaborato più a lungo 13 anni. Queste composizioni che Massimo riarrangia e reinterpreta, vanno dall’album Rimini (1978), alla nota Don Raffaè (1990), passando per le canzoni che compongono il disco Fabrizio De Andrè più comunemente chiamato “l’indiano” (1981), comprendendo anche l’unico 45 giri pubblicato dal cantautore genovese e co-prodotto dai due autori.
In questo nuovo progetto che sa di operazione commercial nostalgica, Massimo Bubola rilegge dopo trent’anni la sua specialissima esperienza insieme a De Andrè: nel rispetto del suo amico Fabrizio, Bubola, ha deciso in un anniversario così importante di dedicare al poeta scomparso una rilettura lirica e musicale delle loro composizioni e regalare agli amanti della canzone d’autore un disco dalle sonorità profonde ed autentiche, che riaffrontano e rivisitano queste composizioni con una lettura filologica legata dell’allora nascente letteratura del rock italiano, che Massimo in questi trent’anni ha continuato a sviluppare.
C’è anche il brano inedito Dall’altra parte del vento, che è una canzone ambientata in un bar di notte, in cui il protagonista, mentre si guarda nello specchio inclinato sopra il banco, vede apparire al suo fianco l’amico scomparso che gli dice parole intense e segrete e poi scompare con le prime luci dell’alba.
La gran parte di queste canzoni furono scritte da Massimo, tra i 22 e i 27 anni, ed oggi ha deciso di riprenderle in mano e di dargli una lettura diversa, per proporre nuove interpretazioni ed arrangiamenti dei
brani, distanziandoli dalle versioni originali di Fabrizio, anche per salvaguardare il patrimonio originale, soggetto forse a troppe riproduzioni imitatorie.
 
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