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Milano,
ottobre 2008 - Si comincia. Partono le note dell’intro di Stay,
Elisa è al centro del palco, stranamente infagottata in
un piumino, con tanto di cappuccio. Ma questo è
quello che sembra perché poi la si vede comparire con una
mazza da baseball a distruggere con un colpo quella che è
solo una sua rappresentazione.
Siamo
tutti pronti per entrare nel vivo del concerto: come prima
canzone parte Together, intanto uno del pubblico
salta sul palco (che invidia!). Il ragazzo in preda al
delirio corre verso Elisa e le va addosso, in un attimo
decine di fan in prima fila saltano su come in
un’invasione di campo (la mia invidia si è
trasformata in panico). Nella confusione più totale tutte
queste persone si strappano i vestiti, sotto delle divise
bianche da operaio. Cominciano a marciare uno in fila
all’altro, il “mechanical dream” inizia!
Più
che un concerto lo si può definire un vero e proprio show:
ci sono 21 ballerini coreografati da Luca Tommassini e
l’intero team olimpico della nazionale femminile di
ginnastica ritmica reduce dai giochi di Pechino.
Il
“Mechanical dream tour” è una rappresentazione dei
sogni, della natura, nella realtà dei cantieri di
Monfalcone (città natale di Elisa).
In
due ore e mezzo il meglio dei suoi pezzi: Sleeping in
your hand, Heaven out of hell, Dancing, così
personalmente emozionante. Poi un medley
con Rainbow,
Mister want, Fever, Labyrinth,
Bitter words, Shadow zone, Cure me durante
la quale Elisa è avvolta da lunghe stoffe bianche come ali,
mentre soffia un vento forte.
L’aspettavo
e non si è fatta attendere molto: Rock your soul,
con voce e pianoforte e anche il mio coro a squarciagola!!
Non è mancata la parte acustica solo voce e chitarra:
lei dal lato del palco (il mio per fortuna) ha
interpretato una cover delle Four non blondes, What’s
up e poi Broken.
Anche
i costumi hanno caratterizzato lo spettacolo: lei passa da
una salopette nera ad un vestito da bambola cinese mentre
canta Mad world, cover dei Tears for fears, a
tessuti aderenti e lucidi.
Ad
un certo punto i ballerini vestiti di bianco portano enormi
palloncini che sembrano il prolungamento delle loro teste,
sopra la scritta “imagine a world”.
Intenso
è stato il momento in cui le labbra di Elisa (questa era
l’immagine sullo schermo) hanno pronunciato le parole di Savered
Garden e di Awake: Jim Morrison si sa è
stato un’ispirazione per lei.
Era
da parecchio tempo che Elisa non suonava dal vivo, i fan la
richiedevano da tempo, e lei ha pensato di fare molto di più:
ci ha dato oltre che la sua voce, oltre che un po’
del suo mondo reale, anche la sua immaginazione. Ora inizierà
il suo tour in America, non ci resta che aspettarla al suo
rientro.
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Milano,
26 gennaio 2007 - Ci sono mille luci e fra esse appare lei.
Sono le 21 e pochi minuti quando lo schermo che avvolge il
palco s’illumina di colori tenui che riflettono bolle di
luce sul pubblico presente. Per un attimo tutti in silenzio,
poi si canta con lei e ci si sente vicini alle sue emozioni
e sensazioni che sono anche le nostre. Pensare che tutto
nasce da questa ragazza esile e dolce. Un’antidiva che
rivaluta il panorama artistico mondiale e non solo italiano
grazie all’esaltazione della propria bravura. E’ vestita
in modo semplice, in nero. Maglia e pantaloni con l’unico
vezzo di un foulard bianco legato in vita. Capelli corti e
sbarazzini a testimoniare che per lei il tempo non passa
mai. Un folletto senza età benché il 19 dicembre di quest’
anno compia trent’ anni e festeggi dieci anni di carriera.
Nessuna
forma di esibizionismo, nessun tentativo di distogliere il
pensiero e l’attenzione dal vero protagonista del palco
che non sempre è il cantante, ma la voce che riesce a
spiegare. Dopo la prima ora, si arresta e si scusa per la
voce. Con la sua solita umiltà e semplicità che ce la fa
sentire una di noi. Il Datch Forum è naturalmente al
completo. Ospita un pubblico molto vario, il che sottolinea
ancora una volta come l’impronta dell’artista non abbia
età. Apre con Stay, brano tratto dall’ultimo album
“Soundtrack”, dolcissima e forte al tempo stesso.
Prosegue con i brani che più hanno rappresentato la sua
carriera, alternati ai quattro nuovi inediti, uno dei quali
proposto a metà serata con l’accompagnamento di un coro
gospel. Tutto è accompagnato ed esaltato dallo schermo che
si colora ad ogni canzone. Commovente la sua interpretazione
della grande Mia Martini con Almeno tu nell’universo,
solo una chitarra e la sua voce a riproporre le parole di
una grande artista riuscendo a ripercorrere il brano
personalizzandolo con tutta la sua potenza interpretativa. Soundtrack
è un racconto attraverso immagini e canzoni dal 1997, anno
di pubblicazione di Pipes and Flowers, ad oggi. Ad
accompagnarla come sempre dal vivo c’è la sua band:
Andrea Rigonat alla chitarra, Max Gelsi al basso, Franco
Santarnecchi al pianoforte, Gianluca Ballarin alle tastiere,
Carlo Bonazza alla batteria. Intervengono inoltre Massimo
Bonano e Nicole Pellicani insieme a un coro gospel. Ciò che
continua ad affascinare di questa ragazza di Monfalcone, è
la sua capacità di coinvolgere il pubblico, ma soprattutto
di estraniarsi all’interno delle note intonate dalla sua
melodia, dalla chitarra, da un pianoforte: colpisce la
sensazione che la sua musica venga rivolta prima di tutto a
sé stessa, come fosse rapita dalla sua passione. Passione
quindi, bravura e fortuna l’hanno condotta alla carriera
iniziata per caso un giorno del 1995, quando Caterina
Caselli intuì immediatamente il suo talento: l’anno dopo
Elisa firma il suo primo contratto discografico con la Sugar;
a diciotto anni parte per Berkley e comincia a lavorare all’album
Pipes and flowers con cui esordisce. Da qui un’escalation
che l’ha portata a festeggiare con noi i dieci anni di
carriera. |