Balletti ed effetti speciali per Elisa alla vigilia del tour americano
Deborah Recchia

Milano, ottobre 2008 - Si comincia. Partono le note dell’intro di Stay, Elisa è al centro del palco, stranamente infagottata in un  piumino, con tanto di cappuccio.  Ma questo è quello che sembra perché poi la si vede comparire con una mazza da baseball a distruggere con un colpo quella che è solo una sua rappresentazione.

Siamo tutti pronti per entrare nel vivo del concerto: come prima canzone parte Together, intanto uno del pubblico salta sul palco (che invidia!). Il ragazzo in preda al delirio corre verso Elisa e le va addosso, in un attimo decine di fan in prima fila saltano su come in un’invasione di campo (la mia invidia si è trasformata in panico). Nella confusione più totale tutte queste persone si strappano i vestiti, sotto delle divise bianche da operaio. Cominciano a marciare uno in fila all’altro, il “mechanical dream” inizia! 

Più che un concerto lo si può definire un vero e proprio show: ci sono 21 ballerini coreografati da Luca Tommassini e l’intero team olimpico della nazionale femminile di ginnastica ritmica reduce dai giochi di Pechino.

Il “Mechanical dream tour” è una rappresentazione dei sogni, della natura, nella realtà dei cantieri di Monfalcone (città natale di Elisa).

In due ore e mezzo il meglio dei suoi pezzi: Sleeping in your hand, Heaven out of hell, Dancing, così personalmente emozionante. Poi un medley con Rainbow, Mister want, Fever, Labyrinth,
Bitter words, Shadow zone, Cure me durante  la quale Elisa è avvolta da lunghe stoffe bianche come ali, mentre soffia un vento forte.

L’aspettavo e non si è fatta attendere molto: Rock your soul, con voce e pianoforte e anche il mio coro a squarciagola!!
Non è mancata la parte acustica solo voce e chitarra: lei dal lato del palco (il mio per fortuna) ha interpretato una cover delle Four non blondes, What’s up e poi Broken.

Anche i costumi hanno caratterizzato lo spettacolo: lei passa da una salopette nera ad un vestito da bambola cinese mentre canta Mad world, cover dei Tears for fears, a tessuti aderenti e lucidi.   

Ad un certo punto i ballerini vestiti di bianco portano enormi palloncini che sembrano il prolungamento delle loro teste, sopra la scritta “imagine a world”.

Intenso è stato il momento in cui le labbra di Elisa (questa era l’immagine sullo schermo) hanno pronunciato le parole di Savered Garden e di Awake:  Jim Morrison si sa è stato un’ispirazione per lei.

Era da parecchio tempo che Elisa non suonava dal vivo, i fan la richiedevano da tempo, e lei ha pensato di fare molto di più: ci ha dato oltre che la sua voce, oltre che un po’ del suo mondo reale, anche la sua immaginazione. Ora inizierà il suo tour in America, non ci resta che aspettarla al suo rientro.

 

  Soundtrack, i 10 anni di Elisa
  Annalisa Tantini
 

Milano, 26 gennaio 2007 - Ci sono mille luci e fra esse appare lei. Sono le 21 e pochi minuti quando lo schermo che avvolge il palco s’illumina di colori tenui che riflettono bolle di luce sul pubblico presente. Per un attimo tutti in silenzio, poi si canta con lei e ci si sente vicini alle sue emozioni e sensazioni che sono anche le nostre. Pensare che tutto nasce da questa ragazza esile e dolce. Un’antidiva che rivaluta il panorama artistico mondiale e non solo italiano grazie all’esaltazione della propria bravura. E’ vestita in modo semplice, in nero. Maglia e pantaloni con l’unico vezzo di un foulard bianco legato in vita. Capelli corti e sbarazzini a testimoniare che per lei il tempo non passa mai. Un folletto senza età benché il 19 dicembre di quest’ anno compia trent’ anni e festeggi dieci anni di carriera. Nessuna forma di esibizionismo, nessun tentativo di distogliere il pensiero e l’attenzione dal vero protagonista del palco che non sempre è il cantante, ma la voce che riesce a spiegare. Dopo la prima ora, si arresta e si scusa per la voce. Con la sua solita umiltà e semplicità che ce la fa sentire una di noi. Il Datch Forum è naturalmente al completo. Ospita un pubblico molto vario, il che sottolinea ancora una volta come l’impronta dell’artista non abbia età. Apre con Stay, brano tratto dall’ultimo album “Soundtrack”, dolcissima e forte al tempo stesso. Prosegue con i brani che più hanno rappresentato la sua carriera, alternati ai quattro nuovi inediti, uno dei quali proposto a metà serata con l’accompagnamento di un coro gospel. Tutto è accompagnato ed esaltato dallo schermo che si colora ad ogni canzone. Commovente la sua interpretazione della grande Mia Martini con Almeno tu nell’universo, solo una chitarra e la sua voce a riproporre le parole di una grande artista riuscendo a ripercorrere il brano personalizzandolo con tutta la sua potenza interpretativa. Soundtrack è un racconto attraverso immagini e canzoni dal 1997, anno di pubblicazione di Pipes and Flowers, ad oggi. Ad accompagnarla come sempre dal vivo c’è la sua band: Andrea Rigonat alla chitarra, Max Gelsi al basso, Franco Santarnecchi al pianoforte, Gianluca Ballarin alle tastiere, Carlo Bonazza alla batteria. Intervengono inoltre Massimo Bonano e Nicole Pellicani insieme a un coro gospel. Ciò che continua ad affascinare di questa ragazza di Monfalcone, è la sua capacità di coinvolgere il pubblico, ma soprattutto di estraniarsi all’interno delle note intonate dalla sua melodia, dalla chitarra, da un pianoforte: colpisce la sensazione che la sua musica venga rivolta prima di tutto a sé stessa, come fosse rapita dalla sua passione. Passione quindi, bravura e fortuna l’hanno condotta alla carriera iniziata per caso un giorno del 1995, quando Caterina Caselli intuì immediatamente il suo talento: l’anno dopo Elisa firma il suo primo contratto discografico con la Sugar; a diciotto anni parte per Berkley e comincia a lavorare all’album Pipes and flowers con cui esordisce. Da qui un’escalation che l’ha portata a festeggiare con noi i dieci anni di carriera.

 
 
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