Fiorella Mannoia
Il freddo, il sindaco e l'ondina tropicale
Aurora Logozzo

L’Alpàa di quest’anno ha presentato una settimana ricca di eventi e spettacoli, tra i quali i concerti di Francesco Renga, Avion Travel, Davide Van De Sfroos e della Pfm.

L’artista scelta per domenica 20 luglio, la serata di chiusura, è Fiorella Mannoia che si esibisce nella cornice suggestiva di Piazza Vittorio, in pieno centro storico. La piazza è gremita e, prima del concerto, fa capolino il celebre sindaco della città nonché onorevole del Carroccio, Gianluca Buonanno, lamentandosi di “quegli imbecilli” di Torino e Roma che quest’anno non si sono adoperati al fine di creare un treno notturno che partisse da Borgosesia per arrivare a Varallo carico di turisti. Populismo spicciolo, quindi, che si manifesta definitivamente quando Bonanno richiede un applauso in memoria di Falcone e Borsellino per poi cambiare rapidamente argomento.

Il pubblico applaude entusiasta, ma io resto basita.

La Mannoia inizia il concerto verso le 21.30 con la perfetta interpretazione di Sally, arcinota canzone di Vasco Rossi, che il pubblico conosce bene e canticchia, poi è la volta di Fragile e di Belle speranze.

I treni a vapore, scritta da Ivano Fossati, è una delle canzoni a cui sono più affezionata (probabilmente piace anche al sindaco), che aspetto con più trepidazione, e Fiorella non mi delude. Il concerto continua con Come si cambia e L’amore con l’amore si paga.

La Mannoia annuncia il brano seguente consigliando di estrarre i fazzoletti, promettendo una pioggia di lacrime copiose, e attacca con E penso a te, di Lucio Battisti. Più volte, nel divenire del concerto, farà riferimento a questi benedetti clinex e qualcuno vicino a me commenterà: “Un concerto da sciure!”.

L’esibizione prosegue con C’è tempo e Io che amo solo te, brano dolce e intenso di Sergio Endrigo. L’ombra di Faber non poteva mancare in un’atmosfera tutta impregnata di vecchi cantautori e così arriva l’interpretazione di Smisurata preghiera, brano firmato a quattro mani (…e che quattro mani!) da Fabrizio De André e Ivano Fossati.

Ascoltando i suoi dischi avevo sempre pensato che la Mannoia fosse una magnifica esecutrice, e sentirla dal vivo mi porta a consolidare la mia convinzione, infatti quando la inquadrano nel maxi(?)-schermo, tanto idolatrato dal sindaco, noto che interpreta con tutta se stessa: voce, viso, mani.

Il pubblico si anima un po’ sulle note di Cravo e canela e Mas, que nada, contenute nell’album Onda tropicale, frutto dell’immersione della cantante nell’universo Brasile.

Poi riecco la minaccia incombente del fazzoletto pregno di lacrime con Oh che sarà e poco dopo si presenta la delusione della serata: Il cielo d’Irlanda, brano noto per le sua atmosfere frizzanti e folk, che si tramuta in un lento… Non ci voleva proprio, perché la scaletta era già colma di ballate e non capisco l’esigenza di crearne una laddove non fosse necessario, per giunta imbruttendola.

Si continua con Sorvolando Eilat, Il Tempo non torna e, ovviamente, Quello che le donne non dicono durante la quale la parte femminile della piazza, come previsto, si scatena cantando a squarciagola il ritornello. Fiorella la applaude, sorride e se ne va.

Torna una manciata di muniti più tardi e intona un altro paio di canzoni, entrambe tratte dall’album Onda tropicale; per l’occasione ha anche indossato un cappellino bianco, che maneggia ballando. Gli spettatori non si scompongono molto, ma qualcuno mi stupisce e balla.

La serata si chiude intorno alle 23.30 con un po’ di ritmo latino nelle orecchie e una grande folla in cui perdersi per lasciare Varallo. Grazie Alpàa e… All’anno prossimo!

 

 
 
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