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Non
ti chiederò di Lindo Ferretti, né di Zamboni, né di
nessun altro.
Ma, saprai bene, che a distanza di un ventennio e più,
molti ragazzi ascoltano (Non "sentono") ancora
quella musica e di solito, senza generalizzare troppo, sono
quei pochi ragazzi davvero attivi politicamente e
socialmente. Che cosa ne pensi?
E tu oggi come vivi la grande possibilità di poter
comunicare a molti ragazzi, in un modo schietto e sincero, i
tuoi pensieri e la tua critica verso questa nostra società?
Effetti collaterali
del rock'n'roll, alle origini è una musica di rottura,
fatta da ragazzini per altri ragazzini, a contrasto e in
contrapposizione alla musica "normale" degli
adulti... fatto sta che sono arrivati gli anni sessanta e il
piccolo conflitto generazionale è diventato grande, il
mondo cambiava e la normale rivolta dei più giovani da
"mi taglio i capelli come mi pare e ascolto ciò che
voglio" è diventata in pochi anni qualcosa di più
profondo, legata al sentimento di partecipazione agli eventi
del proprio tempo... La musica "dei giovani"
si è trasformata in veicolo di pensiero, irrimediabilmente
legata al politico e al sociale, poi si è visto e sentito
di tutto...
E' normale che ci siano canzoni che sono come bandiere, che
servono a identificarsi in qualcosa, qualche volta un'idea,
tante altre volte la condivisione di un pensiero, anche
quando questo pensiero è stupido e innocuo... i
"padroni del vapore" ci hanno messo un attimo a
capirlo...
Per ciò che mi riguarda, mi viene naturale fare entrare
nella mia musica il mondo che mi circonda, non c'è volontà
di convincere gli altri di una visione politica, chi capisce
al volo che cazzo racconto non ha nessun bisogno di aprire
gli occhi, gli altri non lo capiranno mai, o peggio, mi
scambieranno per uno dei tanti beppigrilli che cavalcano
le scene e la dabbenaggine popolare... In fondo mi ci sto
abituando... Io grido in un angolo il mio malessere un
tantino snob e di merda, causato dal dentro e dal fuori, ma
è mio... se poi qualcuno vuole condividerlo e farlo suo,
bene, di solito diventiamo amici...
Secondo
te, la bellezza e l’arte possono salvarci da tutto ciò in
cui siamo gettati?
Ecco ci siamo...
Bellezza/salvezza... Un bel mondo di esteti... Non male...
Esteti distratti che si trasformano senza accorgersene in
estetisti (qualcuno se ne accorge ma ci marcia), non male
come incubo per il futuro, ma il domani è già oggi lo vedi
da come lo ieri è già ieri l’altro, pensa al computer
che hai comprato 6 mesi fa e che ora è già nei mercatini
di antiquariato.
Arte. Non c'è niente di meno definibile dell'arte, per
molti è Michelangelo... la pietà, per me è Laszlo Toth
che, nel settantadue, entra in San Pietro e la
massacra senza pietà quella pietà lì, al grido di
"io sono gesucristo!!!".
L'arte vera non lascia tracce, la pietà di Michelangelo è
stata restaurata, quello resta. Dell'opera d'arte di Laszlo
Toth resta solo qualche fotogramma sfuocato archiviato dalle
fotocamere di sicurezza del Vaticano (nel '72 la tecnologia
del controllo era rudimentale ma il Vaticano era
all'avanguardia), non resta nemmeno nessuna traccia di
lui... me lo sono chiesto a più riprese che fine abbia
fatto.
La salvezza sta nell'eliminazione di ciò che non va, non
nella sua descrizione più o meno poetica, quindi siamo
fritti perché i grandi impulsi rivoluzionari si sono spenti
da mo' ed è inutile cercarne i motivi... sperare in un
disastro globale che rimetta a posto le pendole è l'unica
chance che abbiamo... però, se ci rifletti, dopo il diluvio
sai benissimo che a galleggiare saranno gli stessi stronzi
che galleggiano ora sulla testa degli altri.
Forse la salvezza è fare finta di niente... Se fossi famoso
mi candiderei per l'isola dei famosi.
- Forse la salvezza è
fare finta di niente.
Forse si. Forse la salvezza sta proprio nel cominciare a
salvarsi in prima persona, singolarmente,
quotidianamente e nel riuscire a conquistarsi in modo
autentico, per non adeguarsi a quello che ci troviamo
attorno, per non affogare in ciò in cui ci troviamo
immersi.
Ritornando al discorso sull'arte "che non lascia
tracce", si può dire che, come nel caso di
Laszlo Tot, l'atto "artistico" non abbia
lasciato tracce concrete-materiali, ma si può parimenti
affermare che ne abbia lasciate d'intangibili, ma ben più
profonde, se ha saputo scuotere delle coscienze, se
siamo qui a parlarne e se ti ha segnato così tanto da
spingerti a chiederti che fine abbia fatto.
L'arte nell'incontro con l'uomo sa, mi ripeto,
"attivare il cervello" e soprattutto scuotere
ed "emozionare" tanto da segnare e magari
"cambiare" le persone.
Mi piacerebbe sapere se esiste uno scrittore (forse uno
è limitativo) che attraverso il suo scrivere è
riuscito, in qualche modo, a lasciare una di quelle
tracce invisibili, ma profonde in te.
- Non leggo quasi più,
il tempo passa, i miei occhi massacrati dallo schermo
del piccì non riescono più a distinguere le lettere
stampate sulla carta, ce la faccio solo se metto il
libro sotto il fascio diretto di una lampada o alla luce
piena del sole... E sono troppo cazzone per andare
dall'oculista, il risultato è una progressiva ignoranza
della letteratura attuale, male, molto male...
Se devo dire la verità, prima che questo problema
d'ordine fisiologico diventasse così evidente, c'era già
stata una disaffezione dal leggere: finito "Le
troisieme mensonge" l'ultimo romanzo della trilogia
della città di K di Agota Kristof che avevo divorata in
un respiro, il mio cervello si è chiuso su se stesso...
si è detto che non avrei mai più trovato qualcosa di
altrettanto stimolante e geniale e per un bel po' mi
sono rifiutato di affrontare altre letture anche se
straconsigliate da persone che conoscono bene i miei
gusti.
Leggere ha sempre influenzato moltissimo la mia maniera
di pensare e di scrivere, penso che la pietra miliare
del "cinismo" che spesso mi si imputa e che
reputo comunque costruttivo e non distruttivo, sia
"Voyage au bout de la nuit" di Louis Ferdinand
Celine, per ciò che riguarda il mio linguaggio storto
devo molto a Raymond Queneau ( les fleurs bleues, zazie
dans le métro ) e al suo discendente italiano Stefano
Benni (comici spaventati guerrieri, Baol).
Per il semplice piacere di leggere, non mi stanca mai
Italo Calvino, soprattutto la trilogia dei nostri
antenati e non mi delude mai Sandro Veronesi. Poi ogni
tanto ho qualche sorpresa come quella della Kristof.
Una mania che ho è quella di rileggere mille volte una
cosa che mi piace, anche in lingue diverse, per capire
che cazzo hanno in testa i traduttori :), anche se così
facendo mi sputtano il tempo che potrei dedicare alle
novità... d'altronde faccio la stessa cosa con i film.
-
Ah, Celine.
Io lo conobbi grazie a Bukowski, quando lessi Pulp.
Hai mai letto Bukowski?
- No,
Bukowski no... non posso farci niente, nonostante la mia
stra-popolare estrazione sociale, sono sempre stato uno
stupido snob di merda... quando "tutti"
leggevano Bukowski, mi faceva cacare mescolarmi al
mucchio e, dopo aver sbirciato qualche pagina in qua e
un là, il mio superficiale giudizio era "merda per
giovani che vogliono sentirsi trasgressivi"...
- Adesso,
più che farti una domanda, ti chiederò un'opinione.
- Da
quando ho cominciato a riflettere sull' idea di
'intervistare' degli artisti affermati, ma soprattutto
da me stimati, ho guardato alla possibilità di chiedere
a questi un'opinione circa degli artisti giovani, non
affermati, ma comunque da me stimati.
- Chi
mi conosce sa benissimo quanto tenga al 'panorama' degli
emergenti. Adoro scoprire, ascoltare e vedere live anche
quei gruppi poco o per niente conosciuti, magari alle
prime armi, ma con qualcosa da dire e da far ascoltare.
Purtroppo, la maggior parte delle volte, come ben
saprai, è difficile per loro trovare un modo anche solo
per ricevere un parere disinteressato, ma 'importante'
da parte di qualcuno, come puoi essere tu, che nella
musica, almeno in parte, ci ha vissuto e ci sta vivendo
..alla grande.
- Fra
i tanti gruppi emergenti che mi piacciono, ne ho scelto
uno e una canzone da farti sentire, quello che
adesso mi sembrava il più adatto. Ti mando la canzone.
L' ascolti e mi dici che ne pensi?
- OK, veniamo al
Subgruppo devasto: avevo già ascoltato qualcosa sul
loro MySpace... Acerbi, un po' ingenui... Mi aveva fatto
sorridere l'enfasi con cui snocciolano la loro
autobiografia, la pulsione primaria della loro musica è
buona, sento puzza di roba che mi piace.
Arriviamo ai testi. E' lodevole la voglia di affrontare
i cazzinculo del nostro tempo visto che la
tendenza della nuova musica in Italia è quella di far
scomparire ogni riferimento al sociale (... è
volgare... mi viene in mente fiorello che imita
carlabruni)... Solo che ascoltando le parole incatenate,
sono un po' infastidito dalla dinamica del discorso, che
si arresta sempre al primo grado di comprensione,
appesantito da un punto di vista a volte semplicista...
cresceranno se cercheranno di guardare le cose con un
occhio strabico, provando a trovare ottiche inusuali...
cresceranno se impareranno a prendersi per il culo da
soli, l'autoironia è fondamentale per la critica
sociale (cazzo fa pure rima... lo posso fare diventare
il verso di un'altra delle mie canzoni di merda).
Da sottolineare con la matita blu, nella canzone che mi
hai fatto ascoltare, il primo verso... lì ci sono
rimasto male: "Noia! una madre che ha ucciso il
proprio figlio e ha il coraggio di mentire alla
TV!"
Il riferimento a Cogne mi allibisce, vorrei che fosse
tra virgolette e che fossa la citazione ironica del
punto di vista dello spettatore medio che si beve tutto
ciò che gli raccontano ma, andando avanti nell'ascolto
mi rendo conto che non si tratta di questo ma del
pensiero dell'autore visto che il resto del testo è
espresso in questi termini... brividi lungo la schiena.
Che 'sta madre sia o non sia un'assassina non mi
interessa, mi stra-interessa che ci sia tanta
gente pronta a credere ciecamente alla comodissima
versione ufficiale (ufficiale in tivvù molto prima che
lo fosse in tribunale)... a nessuno viene mai in mente
che nel momento in cui una roba del genere arriva al
grande pubblico è indispensabilmente propagandistico
trovare un colpevole in fretta? A nessuno viene mai in
mente che una volta che hai mosso i R.I.S. e hai speso
una fortuna per tutto ciò, non puoi rimanere a mani
vuote?
A me viene in mente che, se rientrando a casa, trovo la
persona con cui vivo, morta sul pavimento con la testa
spaccata, faccio le valigie e scappo in Sud America, che
tanto ad ucciderla sono stato io, è ovvio!
- Devo
(!) chiederti della Tempesta, questa etichetta che ha
prodotto artisti che (ognuno a proprio modo), come si
dice, "spaccano il culo", album di un certo
spessore e valore, concerti di quelli che senti davvero
e ti ricordi.
- Vissuta
da dentro, com'è, cos'è questa Tempesta?
- La
Tempesta è un'ipotesi più che un'etichetta, è nata
come marchio di autoproduzione per i T.A.R.M. che,
ragionandosi addosso, poco prima che ci si conoscesse in
occasione della registrazione del loro "la testa
indipendente" di cui ho curato la realizzazione
artistica, avevano deciso di diventare padroni di loro
stessi... L'autoproduzione spesso è la chiave di volta
delle idee che valgono ma che non hanno un mercato di
massa.
- Poi,
così quasi naturalmente, è diventata qualcosa di più;
quando è stato il momento di fare uscire l'album di
Rossofuoco del 2004, mi è sembrato ovvio, piuttosto che
cercare improbabili deal con le etichette presenti nel
panorama italiano, di chiedere, vista l'amicizia e la
stima reciproca che ci lega, ai T.A.R.M. come avrebbero
visto il mio album con il marchietto della loro label
sopra...
- Poi
sono arrivati Moltheni, I Melt, Il Teatro Degli Orrori,
Altro... Agli occhi della gente è una vera e propria
etichetta, la realtà è che si tratta di un consorzio
di autoproduzione che vorremmo insieme far diventare una
vera e propria factory, stiamo ragionando sulle mosse da
fare, come la gestione attraverso un'ottica comune di
promozione, concetti artistici come il packaging degli
album e i videoclip, concerti live, cose che già
attualmente,in parte, stiamo sperimentando.
- Devo
dire che sono molto fiero di appartenere a questa idea,
per me che ho partecipato all'avventura del C.P.I.
trovarmi una seconda volta nella vita a far parte di uno
dei "fenomeni" più rilevanti del panorama
italiano è una bella soddisfazione, penso che per
Davide, che ha fatto parte del Great Complotto
all'inizio degli '80 sia un po' la stessa cosa.
- Mi
parleresti un po' di quei "paladini del
crocefisso" e, soprattutto, di "quella voce
che ti dice uccidi uccidi nella testa"?
- Alè,
i paladini del crocifisso...
Dessi retta al mio istinto, ti scriverei qui di seguito
una sfilza infinita di bestemmie, una più orrenda
dell'altra, tanto per urtare un po' la sensibilità del
popolo cattolico che si annida anche tra i tuoi
lettori... A parziale (solo parziale) e stupida rivalsa
di tutte le volte che questa specie di setta, della mia
sensibilità e di quella di atei, agnostici, laici
e di altri che, pur condividendo la passione per le
superstioni della setta, ha comunque diverse forme di
idolatria e altre divinità, se ne è strafregata.
Tanto alla stupidità è inutile contrapporre la
ragione... E allora ecco qui un paio di idee stupide,
tanto per scendere al livello di chi mi dice cosa fare
perché lo dice la Cei: nelle aule scolastiche, di
fianco al crocifisso mettiamoci anche tutti gli altri
simboli delle religioni di questo pianeta, compreso un
modellino dell'enterprise, a conforto dei figli dei
numerosissimi seguaci di ron hubbard... oppure: aborto
obbligatorio... O anche: rimandiamo il papa ad Avignon,
fra un secolo saranno cazzi dei francesi... Stop.
Per quello che riguarda la voce che ti sussurra
"uccidi, uccidi" nella testa è esattamente
quello che qualsiasi persona normale sente ogni tanto
quando si guarda intorno... Quelli che poi danno retta
al proprio istinto si trasformano in supereroi...
Oppure li rinchiudono e, in assenza di pentimento,
buttano via la chiave...
L'ultima
domanda ti sembrerà stupida, ma l'avevo pensata già da un
po', permettimi di fartela.
Le testate al microfono. Suoni,
canti, urli e ogni tanto quelle testate. Come ti vengono?
Quando sei lì che
stai sbraitando con tutta la tua aggressività, sparando
tutte le cartucce della chitarra, ad un certo punto ti rendo
conto che non basta. Tutto il tuo ululare e sbattere il
plettro più o meno a ritmo sulle corde non esprime tutto
quello che hai dentro; è una reazione stupida e infantile,
ma la testata sul microfono è l'unico gesto che ti viene,
la manifestazione di un sentimento di impotenza che
appartiene al momento ma anche al tuo vivere quotidiano in
relazione a ciò che ti circonda... Quando poi ti rendi
conto che questa cosa fa anche un gran effetto sia dal
punto di vista sonoro (il boom sordo che ne esce fuori copre
anche il più violento dei colpi di cassa) che da quello
visivo, lo rifai, reiteri quel gesto di piccola follia
furiosa, liberatoria, fino a farti male, fino a sanguinare a
volte...
E' normale, è la mia maniera di reagire, un po' da caprone,
lo so, ma quando sono molto arrabbiato e/o disperato, quando
non c'è verso di uscire dal vicolo cieco di una lite tra
sordi, sin da piccolo, il gesto più spontaneo è prendere a
testate il muro, e non per scherzo...
Poi, la mattina dopo un concerto, quando vedo allo specchio
le stigmate della mia stupidità, le crosticine a forma di
retìna di microfono che si formano sulla mia fronte, scuoto
la testa, perché so già che lo rifarò.
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