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Betularia
- La stanza di ardesia *** |
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Roberto Conti |
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oltremodo confortante avere tra le mani dischi come
questo La stanza di ardesia dei Betularia.
Siamo in quel di Livorno, anche se la maggior parte
dei brani è stata registrata a Cuneo con la complice
produzione artistica di Riccardo Parravicini e Gianni
Ma roccolo. Mi
sono preso tutto il tempo necessario per ascoltare
questo bel disco e per decretarne una maturità
davvero invidiabile: il primo impatto è di sicura
suggestione, le sonorità oniriche e accattivanti ci
portano in territori musicali crepuscolari, già
esplorati, ma nei quali è ugualmente affascinante
immergersi.
- Un gusto compositivo da veri gourmet
con i sapori degli strumenti che si fondono a
meraviglia con gli aromi di una voce alta e rarefatta
e a testi ricercati, senza la fastidiosa ricerca del
termine desueto a tutti i costi. Chitarre
raffinatissime, basso adeguato e presente, batteria
morbida e suoni sintetici per amalgamare il tutto. La
qualità è altissima e mai a singhiozzo. I
riferimenti ci sono, ad incominciare proprio dai
Marlene, ma i Betularia non sembrano rincorrere più
di tanto la loro maestosa ombra.
- Tante canzoni mi regalano quel
piccolo brivido che appartiene solo ai pezzi più
evocativi, tuttavia non si distinguono episodi che
emergano completamente. I dodici brani hanno tutti
grande intensità, forse la open track Una notte
fioca di lume rappresenta il migliore approccio
per avvicinarsi ai Betularia: un esempio splendido di
come una canzone di oltre sei minuti possa regalare
intensità ed emozioni dal primo all’ultimo secondo.
Da citare anche La calma e l’immenso e Sagome.
- Una grande maestria e cura dei
dettagli, da segnalare anche lo splendido art-work del
cd, saranno sufficienti per far spiccare il volo alla
farfalla betularia in un mondo con sempre meno betulle
sulle quali riposare le mimetiche ali?
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Lana -
C'è il sottile dentro e sotto i ponti *** |
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Roberto Conti |
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- Siamo alle solite. E' tutta colpa del
sovraffollato panorama musicale indipendente che sforna
centinaia di biscotti senza valorizzare quelli più
sfiziosi da inzuppare nel tè.
- Sono ormai passati parecchi mesi
dall'uscita della seconda fatica dei Lana e un po' per
caso mi ritrovo ad acquistare C'è il sottile dentro
e sotto i ponti ad un banchetto della Jestrai.
Premetto immediatamente che si tratta di un disco molto
più curato rispetto al precedente Esiclonica che
già mi aveva colpito per le atmosfere uggiose,
filamentose, che strizzavano l'occhio al miglior grunge,
pur lasciando intravedere diverse (forse inevitabili)
sintonie con la "casata" dei Verdena.
- Questo nuovo disco, prodotto da Amaury
Cambuzat degli Ulan Bator, prosegue con decisione nella
definizione di un suono più personale e ricercato.
Probabilmente concepito per "suonare" simile
al live, si fa apprezzare notevolmente anche su supporto
dimostrandosi un piacevole intrattenimento. Si lasciano
preferire gli episodi più melodici come Musa o Luce
Genuflessa in cui si può godere appieno degli
splendidi testi di Matteo Perego, che però potrebbe
osare qualcosa in più come paroliere, pur senza
strafare, svincolandosi così dai possibili accostamenti
a Godano.
- Altri episodi che meritano di essere
citati Il lato migliore, Le spalle dell'insetto, La
mia soluzione. Il disco nel complesso risulta molto
buono e meriterebbe sicuramente maggiore considerazione
da parte di una "scena", come già detto,
asfissiata dalle continue proposte buttate lì senza
l'adeguato supporto promozionale. Diversi problemi
legati al line up della band hanno ulteriormente
contribuito a far scivolare C'è il sottile dentro e
sotto i ponti nel dimenticatoio musicale dal quale
pian piano mi auguro riuscirà a riemergere perché di
un buon lavoro si tratta.
- I Lana pare proprio che qualcosa da
dire ce l'abbiano. Forse perseverare nella formazione
"rock-band" attuale potrebbe non essere la
strada più opportuna. L'importante è che chi ha
qualcosa di "interessante" da dire continui a
farlo. Se poi lo ascoltano in tanti, meglio!
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