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Care amichette,
cari amichetti. Con grande curiosità mi accingo ad andare
ad ascoltare il concerto milanese di Marilyn Manson,
interessante vetrina sociologica che dimostra come
l'umanità, nelle sue sfaccettature, possa essere variegata
e multiforme. Più che il concerto in sé, neanche malvagio,
ricchissimo di scenografie ed effetti speciali, è più che
mai doveroso soffermarmi sul pubblico vero protagonista
dell'evento.
Ragazzi e ragazze truccatissimi affollano
l'ingresso del palasport, inneggiando al Reverendo. Neanche
fossimo ad un mercatino rionale del dark i ragazzi sfoggiano
spuntoni, bracciali borchie, anfibi che peseranno almeno 4
kilogrammi ciascuno e che affondano nell'asfalto
incandescente. Nel frattempo un gruppo di fanatici
sopraggiunge con uno striscione che inneggia "Gesù
può salvarti" nel tentativo, ovviamente vano, di
immacolare qualcuno degli intervenuti al concerto,
riportando la pecorella nel giusto gregge... Non commento.
I ragazzi hanno ovviamente un'espressione
imbronciata e cattivissima e si aggirano davanti ai
cancelli, vagabondando tra i bagarini e le bancarelle che
propinano ogni genere di mercanzia. Ora l'atmosfera è più
da sagra della porchetta: gli odori del cibo si mescolano
all'inevitabile afrore che tanto nero e una temperatura
elevatissima fa scaturire dai giovani corpi. Lolite in dark
fanno a gara a chi ha l'occhio più truccato. Ragazzi
androgeni le imitano ma con un risultato sicuramente meno
brillante... la strada da fare per loro è decisamente in
salita. Poi c'è anche la fan quarantenne, grassa e
brufolosa, avvolta in una maglietta dei metallica taglia
xxxl, ideale sarebbe se grufolasse qua e là mangiando del
cioccolato, ma non lo fa e il mio trip mentale su di lei
presto svanisce in un abolla di sapone.
Si entra, cazzo era ora, la sicurezza mi
tasta ovunque per controllare che non introduca all'interno
chissacosa, ma tutti quegli spuntoni non sono potenzialmente
altrettanto pericolosi? È un po’ come stare al circo e
l’entrata di Marilyn Manson sulla scena non fa che
confermare questa impressione. È paradossale come in molti
abbiano paura di un uomo che, più che all’anticristo,
somiglia a Madonna. La scenografia è certo l'aspetto più
importante: tutto deve contribuire a rendere perfetta ed
enfatica l’esibizione. Manson misura con precisione
millimetrica ogni minimo passo, ogni singolo gesto, e sembra
tutto fuorché un pericolo pubblico. Semmai uno stereotipo
di se stesso intento cavalcare il portafogli di chi lo segue.
Mi stavo dimenticando le canzoni, certo
l'aspetto meno rilevante della serata. I classici li ha
fatti tutti, poi chissà come mai, ha proposto diversi brani
di Mobscene. I fan gradiscono, lo avrebbero fatto
comunque. Me ne ritorno a casa divertito, come raramente
capita. Consiglio a tutti di andare a vedere Manson. Per
essere perfetti scegliete l'arancione. Gli sguardi
imbronciati dei ragazzi lo saranno ancora di più.
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