Marilyn Manson

Tutti al piccolo mercato rionale del dark

  Roberto Conti
  Care amichette, cari amichetti. Con grande curiosità mi accingo ad andare ad ascoltare il concerto milanese di Marilyn Manson, interessante vetrina sociologica che dimostra come l'umanità, nelle sue sfaccettature, possa essere variegata e multiforme. Più che il concerto in sé, neanche malvagio, ricchissimo di scenografie ed effetti speciali, è più che mai doveroso soffermarmi sul pubblico vero protagonista dell'evento.

Ragazzi e ragazze truccatissimi affollano l'ingresso del palasport, inneggiando al Reverendo. Neanche fossimo ad un mercatino rionale del dark i ragazzi sfoggiano spuntoni, bracciali borchie, anfibi che peseranno almeno 4 kilogrammi ciascuno e che affondano nell'asfalto incandescente. Nel frattempo un gruppo di fanatici sopraggiunge con uno striscione che inneggia "Gesù può salvarti" nel tentativo, ovviamente vano, di immacolare qualcuno degli intervenuti al concerto, riportando la pecorella nel giusto gregge... Non commento.

I ragazzi hanno ovviamente un'espressione imbronciata e cattivissima e si aggirano davanti ai cancelli, vagabondando tra i bagarini e le bancarelle che propinano ogni genere di mercanzia. Ora l'atmosfera è più da sagra della porchetta: gli odori del cibo si mescolano all'inevitabile afrore che tanto nero e una temperatura elevatissima fa scaturire dai giovani corpi. Lolite in dark fanno a gara a chi ha l'occhio più truccato. Ragazzi androgeni le imitano ma con un risultato sicuramente meno brillante... la strada da fare per loro è decisamente in salita. Poi c'è anche la fan quarantenne, grassa e brufolosa, avvolta in una maglietta dei metallica taglia xxxl, ideale sarebbe se grufolasse qua e là mangiando del cioccolato, ma non lo fa e il mio trip mentale su di lei presto svanisce in un abolla di sapone.

Si entra, cazzo era ora, la sicurezza mi tasta ovunque per controllare che non introduca all'interno chissacosa, ma tutti quegli spuntoni non sono potenzialmente altrettanto pericolosi? È un po’ come stare al circo e l’entrata di Marilyn Manson sulla scena non fa che confermare questa impressione. È paradossale come in molti abbiano paura di un uomo che, più che all’anticristo, somiglia a Madonna. La scenografia è certo l'aspetto più importante: tutto deve contribuire a rendere perfetta ed enfatica l’esibizione. Manson misura con precisione millimetrica ogni minimo passo, ogni singolo gesto, e sembra tutto fuorché un pericolo pubblico. Semmai uno stereotipo di se stesso intento cavalcare il portafogli di chi lo segue.

Mi stavo dimenticando le canzoni, certo l'aspetto meno rilevante della serata. I classici li ha fatti tutti, poi chissà come mai, ha proposto diversi brani di Mobscene. I fan gradiscono, lo avrebbero fatto comunque. Me ne ritorno a casa divertito, come raramente capita. Consiglio a tutti di andare a vedere Manson. Per essere perfetti scegliete l'arancione. Gli sguardi imbronciati dei ragazzi lo saranno ancora di più.

 
 
Home
Archivio articoli
Report live
Dischi & demo
Interviste
Chi siamo

 

on line da ottobre 2004