Marlene Kuntz
La melodia dei Marlene a Veruno… una sera di ottobre
Sonia Stevanini

Fu una sera di ottobre (e chi era con me ben sa) che i Marlene riempirono di melodia e incantevoli vibrazioni la Piazzetta della Musica di Veruno.
Chi, come me, li ama infinitamente attendeva di vederli già qualche settimana fa, purtroppo una pioggia desolante aveva reso impossibile il concerto. Ma il 4 ottobre lo scenario è decisamente diverso: strumenti sul palco, elettricità nell’aria e le mie previsioni che non solo vengono confermate ma potenziate da un risultato-concerto che si pone abbondantemente al di sopra delle mie aspettative.
Cristiano e compagni appaiono puntuali sul palco ed i nostri applausi non possono far altro che dar loro il benvenuto!
Si parte con Sonica, la mia canzone prediletta perché le lettere del mio nome si incastrano a meraviglia nel titolo (concedetemi l’intromissione del tutto personale…) oltre che per la musicalità potente e il contenuto del brano. L’intro rock di Sonica e gli acuti della chitarra di Cristiano ci accendono gli animi e ci attraversano i corpi mentre dalle nostre bocche escono i versi che descrivono con tono incazzato il malessere dell’uomo disadattato vittima della società moderna: quell’ “orso che si sposta goffamente con passo irregolare nel flusso irregolare della gente che scontra”.
Dalle note elettriche e vibranti di Sonica i Marlene passano, con la naturalezza e la disinvoltura che contraddistingue gli artisti migliori, a proporci uno dei brani più classici della più classica delle band: Come together dei Beatles che sarà la prima di alcune cover che conferiscono al concerto una sensazione di completezza ed estensione dei confini dell’universo della signora Marlene.
L’omaggio all’indimenticato John Lennon ci consente di adagiare le nostre orecchie a sonorità più tranquille e prepararle così ad accogliere i brani successivi estratti per la maggior parte dall’ultimo album Uno , un disco sontuoso e ricco di significati, un impasto di attenzione melodica, sensualità e cura dei testi… un capolavoro di poesia e narrazione di estrapolati di vita con piccole raffinatezze che si disvelano poco a poco.
Come non emozionarsi durante l’interpretazione intensa di Uno: la sofferenza per un amore che, seppur finito, arde ancora di sentimenti forti. Profondamente sentite le parole pronunciate da un Cristiano Godano calato nel testo e nei sensi del significato che ci sta trasmettendo e che ci riesce a passare grazie alla sua voce che recita, canta, sussurra e grida le parole. L’interpretazione è enfatizzata dalle movenze delle sue mani che accarezzano ed esplorano l’aria e alternativamente fanno vibrare le corde della chitarra oltre che dalle espressioni del suo viso e dalle movenze del suo corpo che segue i ritmi musicali.
Ancora l’amore e la donna musa ispiratrice sono i temi centrali di Musa. Sono sempre affascinata ed ammaliata dal testo e dalla carica interpretativa che Cristiano da a questo brano e ritengo che sia una delle più belle canzoni dedicate all’essenza dell’animo femminile.
Da cantore della bellezza fisica e spirituale della donna, Cristiano diventa narratore di un modello di vita coniugale nella ballata omicida 111 che parla dell’amore e della follia che si porta dietro. E’ una canzone splendida nella sua ferocia, colorata di rosso sangue perché esplode in un finale spaventoso e ci trascina in uno stato di agitazione coinvolgente che prosegue con la cavalcata rock di Fantasmi. E poi…
…e poi arrivano ballate lievi e romantiche come Nuotando nell’aria e La canzone che scrivo per te che si aggiudica il merito di brano più cantato (e atteso) dal pubblico femminile.
Assaporiamo poi l’eleganza di La lira di Narciso, un brano acustico dove il testo cantato e recitato da Cristiano riflette il doloroso addio a ciò che non c’è più… una donna, un amore, un sogno, quella parte di se stessi che non c’è più.
Un’ora e mezza di musica e arte interpretativa densissima di emozioni e scarna di parole (durante tutta la serata Cristiano Godano pronuncerà solo “…molte grazie a tutti voi, amici…” per un paio di volte e si preoccuperà di chiederci se avevamo freddo, ma c’erano i Marlene Kuntz a scaldarci i cuori e gli animi).
Al proprio pubblico i Marlene si sono presentati con le tre colonne portanti, ovvero la voce, la chitarra e la presenza scenica di Cristiano, il furore della batteria di Luca Bergia, l’inconfondibile chitarra elettrica di Riccardo Tesio e due musicisti, Davide Arneodo impegnato nella melodia struggente e carica d’animo del violino (oltre che nelle percussioni e nelle tastiera) e Lagash che completa l’opera con un virtuosissimo basso.
Sul finire della serata, la bella e sensuale Marlene ci riserva un bis all’insegna di emozioni fisiche e di pelle con Sapore di miele dove testo ed interpretazione di Cristiano sono pervasi di erotismo spinto e deliziosamente quasi dannunziano.
Si prosegue con la mia adorata Lieve a cui non servono ovviamente parole se non un’entusiasmante commento all’arrangiamento con il trio di chitarre (Cristiano, Riccardo, Davide) e si termina con la cover di Impressioni di Settembre della PFM.
Un concerto di struggente bellezza che mi ha permesso di sublimare la musica del Marlene, di coglierla e trattenerla al mio interno durante il viaggio di ritorno in auto e per molto altro tempo ancora.
Sonorità eleganti ed avvolgenti, testi che sono capolavori lirici…il tutto confluisce in una sintesi: Uno. M.K.
Strepitosi.

 

 

 
 
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