Metti una sera allo
Spazio Musica di Pavia... (novembre 2008)
Quali sono i segreti del corallo?
Forse, mi permetto, un segreto sta proprio nel fatto che
continui ad ascoltare data dopo data (spaziando un raggio
di qualche centinaio di chilometri da casa) i live di
Moltheni. Concerti bellissimi, assai evocativi,
ultimamente anche con molto pubblico, ma di fatto (almeno
nell’ultimo tour) sempre con la medesima scaletta e
quindi anche con ben poche sorprese.
Eppure eccoci, puntuali come prostitute sul marciapiede,
attratti dalla musica e dalle parole che, almeno per me,
vanno ben oltre ad un bel concerto: rappresentano qualcosa
di misterioso, di estremamente comunicativo, di
gratificante per i sensi e non semplicemente per le
orecchie di fruitore di musica… forse è anche questo
uno dei segreti corallini di cui ci parla Moltheni in
questo ultimo disco.
Eccoci allora allo Spazio Musica di Pavia, un club piccolo
ma ospitale. Arriviamo giusto in tempo per ascoltare l’ultimo
brano dei Colore perfetto. Poi dopo qualche minuto si
parte con Vita rubina. La sequenza dei brani è la
medesima dei concerti precedenti (vedi Saluzzo o Milano),
ma questa sera le cose sembrano andare ancora meglio: c’è
un’amalgama ancora migliore tra i musicisti e la
chitarra elettrica di Alessandro Fioroni sembra più
ispirata del solito.
Grandi applausi per tutti i brani, in particolare L’età
migliore, Gli anni del malto (vedi il videoclip fresco
fresco sotto) e L’amore acquatico nella prima
parte del set. Anche Oh morte mi piace più del
solito.
Ci sono vicino a me due ragazze: una è ubriaca e in
procinto di vomitare… e temo che lo faccia sul mio corpo
(non geroglifico in questo caso) o sulla mia giacca
lasciata poco lontano. Poco
dopo si fa strada avvicinandosi al bordo del palco,
proprio dal lato di Moltheni… Di tanto in tanto gli
parla disturbando le canzoni più sommesse… poi si
avvinghia safficamente alla sua amica (in uno stato
leggermente meno pietoso di lei). Dopo un bel po’ se ne
vanno e il concerto torna sul binario dell’alta
velocità. Tutto regolare fino alla fine. I commenti del
pubblico sono entusiasti, soprattutto perché in molti
ricordavano l’aura di mestizia dei concerti acustici e
intimisti dei tour di Splendore terrore e Io non
sono come te. Dopo il primo bis con una dilatata e
tiratissima Eternamente nell’illusione di te
eccone un secondo con Un giorno qualunque, suonata
con i Colore perfetto. Roberto Conti
Visto che è nuovo di pacca, eccovi il videoclip di Gli
anni del malto
I coralli di Moltheni
brillano e violentano (Ratatoj di Saluzzo, ottobre 2008)
Siamo a Saluzzo, nel cuore della “provincia granda”,
è qui che Moltheni tiene la seconda data (la terza dopo
il breve set prima dei Calexico) del tour de I
segreti del corallo.
Abbiamo fatto tanta strada. Tre ore di macchina.
Entriamo nel piccolo club che ancora non c’è nessuno.
I gestori ci guardano malissimo perché ancora non hanno
aperto i cancelli e noi ci siamo intrufolati da un’uscita
secondaria. <Tranquillo lo paghiamo il biglietto>,
mi afferro a dire al titolare, desideroso di suscitare
nel suo sguardo minaccioso un barlume di accettazione.
Superato il gelo iniziale ci mettiamo a parlare e decido
di regalargli un libro, con tanto di dedica al locale e
alla serata.
Lentamente il pubblico incomincia ad arrivare fino a
quando partono le prime note dei brani dei Colore
perfetto. Suonano molto diversi rispetto al disco. Hanno
meno grazia, ma arrivano bene. Le canzoni le so tutte,
credo di essere l’unico nel locale… La formazione a
tre si presenta in modo molto semplice: una consolidata
base ritmica, pochi fronzoli. I testi risentono
decisamente della collaborazione di Moltheni alla
realizzazione del disco, in piccola parte anche il modo
di proporli è vocalmente simile (come lama rovente su
ghiaccio).
Dopo un breve set ci salutano con Un giorno qualunque,
brano che nel disco si avvale della voce proprio di
Umberto Giardini come special guest. Applausi. Poi un
lungo silenzio.
Tutti, noi compresi, siamo accasciati sul pavimento. E’
piuttosto fresco.
Dal buio escono fuori le note di Vita rubina,
sono i tamburi a dominare. Questa è una canzone che
regala cicliche ossessioni. Cresce. Fino a sfociare in
un urlo disperato e consapevole. Di questo pezzo non si
possono dimenticare le parole: “porte chiuse a chiave
e finestre… galleggiare in un mare di fotografie”.
Moltheni si mette in primissimo piano, ci sputa tutta la
“sua” vita (rubina) addosso, ma è anche la nostra
vita che si specchia nelle sue parole come un’immagine
che si riflette su un mare nero ed immobile.
La scaletta prosegue alternando ai brani del disco
appena uscito pezzi di Toilette memoria e Splendore
terrore. Gli episodi più riusciti L’amore
acquatico e L’attimo celeste prima dell’apocalisse
(con una partenza acustica con il solo Umberto alla
chitarra e un crescendo impetuoso e psichedelico con l’aggiunta,
man mano, di tutta la band) dai “segreti” e Fiori
di carne, L’età migliore, Nella mia
bocca, dal recente passato.
Solo Oh, morte non mi è piaciuta, ma questo,
come dirà lo stesso Moltheni, nel ben più affollato
live al Magnolia di Milano di qualche giorno dopo, “non
è un concerto rock”.
Da Natura in replay viene ripescato Il
circuito affascinante. Da “Fiducia” il classico Il
bowling o il sesso?. Alla band collaudata (Canali,
Fiorenza, Schiavon) si è aggiunto alle chitarre
Alessandro Fioroni dei Colore perfetto: alcuni
meccanismi sono da oliare, di sicuro con il tempo il suo
contributo sarà più determinante.
Il concerto è assai lungo, il pubblico è attento, ma
un poco sonnolento, quindi Moltheni si scazza e si mette
a suonare di spalle. Poi il set finisce. C’è tempo
per un bis, con Montagna nera (dall’ep) e con
la virulenta Eternamente nell’illusione di te.
Ciao,
ciao.Roberto
Conti
I coralli fanno il tutto esaurito a Roma e a Milano... Per quelli che si "rompono" a leggere,
dico solo che i concerti di Roma (mi dice Pietro, più
di 800 persone) e di Milano hanno fatto il pienone. E'
vero la gente partecipa di più, ma i concerti in
provincia sono più belli (e più lunghi), leggi
Saluzzo. Quindi invece di tante parole (se volete
leggervi qualcosa andate ad esempio su RockIt)
ascoltatevi questi due pezzi dal concerto del Magnolia
e fatevi voi un'idea di cosa vi siete persi se non
c'eravate!
Tutti giù per terra a sentire Moltheni in chiave
acustica (dicembre 2007)
Che sorpresa! Ci sono Carlotta, venuta
direttamente da Carpi, e Leandro, un compagno di
università che non vedevo da anni e che finalmente
(avendogli fatto una testa così) si è deciso a sentire
Moltheni che suona davanti al suo monolocale milanese,
poi tante altre persone ormai familiarissime qui alla
Casa 139 di via Ripamonti. Ho anche comprato la
maglietta con il cervo (vedi recensione sotto) e un
sacco di dischi per i regali di Natale. A proposito di
doni, Lo specchio è la splendida apertura del
concerto, uno di quei brani quasi mai eseguiti che
suonano come un regalo appunto. L'atmosfera è cupa e
intima, io mi sento invadere da un profondo senso di
benessere anche se la mia testa fino a poco prima era
come un pop-corn e sono incazzatissimo perché ho appena
avuto quasi 800 euro di danni alla macchina (Dio cane!).
Siamo seduti sul pavimento e ascoltiamo
come in un confessionale una scaletta di brani pregni di
sentimenti. Il terzetto Moltheni, Canali, Pipitone
riarrangia tutto in chiave acustica e sommessa. Nessuno
fiata, solo applausi quando dopo le prime note si
capisce qual è il brano proposto. Ovazione per E poi
vienimi a dire... anche per Bufalo e per i
pezzi della prima parte del live. Nel segmento centrale
dominano invece le canzoni del nuovo ep Io non sono
come te, vedi Tu, Montagna nera, Felce,
Io non io... Ad ogni modo il concerto potrebbe
essere più vivace anche in questa dimensione
acustica... Di Toilette memoria sono i brani più
applauditi della serata: Io, Nella mia bocca,
L'amore d'alloro, Eternamente... A me è
piaciuta tantissimo Splendore terrore...
"nel fiume, nel corpo mi perdo e ti
attendo...", suoni dilatati che si infrangono nelle
pareti della testa come un'onda del mare... In chiusura
dopo una piccola pausa Nel potere del legno e Suprema.
Roberto Conti
Alla
notte della tempesta con Il teatro degli orrori e Tre
allegri ragazzi morti (novembre 2007)
Sono appena le 21.30 quando inizia la
“notte della tempesta”. Il palcoscenico è quello
del Rolling stone di Milano. Prima di cominciare una
premessa doverosa: fa un po’ dispiacere come la serata
sia così fortemente vincolata dai “tempi”. Moltheni
è costretto ad iniziare quando i più sono ancora a
cena, Il teatro degli orrori è panalizzatissimo dall’audio
e i Tre allegri ragazzi morti devono tagliare un paio di
pezzi della già scorciata scaletta perché il dj-set
incombe… Peccato!
Entrando rimango colpito da una ragazza
che indossa un cappotto nero a pois bianchi…
fantastico! Erano mesi che non vedevo un capo così
trash. Indescrivibile a parole! Già che siamo in tema
di “moda” devo troppo segnalare la nuova maglietta
del merchandising di Moltheni con su il cervo… dopo il
cavallo e la mucca (sezionata) cos’altro potevamo
aspettarci. Che Visnù li protegga.
Il risveglio è la partenza. Sul
palco Gianluca, Giacomo e Pietro… Un po’ in ritardo
arriva anche Moltheni. Poi dal secondo pezzo L’età
migliore ecco anche Carmelo Pipitone. Dimenticavo,
la serata è una di quelle organizzate da Rock tv…
quindi bisogna fare bellissima figura: ritmi serrati e
incalzanti. Deserto biondo dà a Carmelo la
possibilità di sbizzarrirsi con la steel guitar… Poi Bufalo
(potete vedere il video che ho girato con la mia
fichissima digitale da 40 euro!) ed Educazione all’inverso.
Aiuto, l’audio di questo locale così tecnologico, ci
sono schermi ovunque, fa acqua da tutte le parti. C’è
un riverbero odioso! Peccato per la seconda volta.
Il breve set continua con Nella mia
bocca, poi Il bowling o il sesso. Tutto
regolare. Ecco infine la chicca che non ti aspetti: Suprema
con la batteria e le chitarre è ancora più bella.
Pietro sorride. Il pubblico ancora di più. Tutti sono
contenti ed appagati. Poi qualcuno chiede “eternamente”…
Un attimo che mi accordo, risponde Moltheni.
Quello è il pezzo di chiusura. Poi
tocca al Teatro degli orrori: con tutto il rispetto ci
trovo pochino pochino. Il nome azzeccatissimo! A stento
ho capito che cantavano in Italiano. Certo il genere a
me ostico e l’audio (ancora peggio di prima) non hanno
aiutato. Mi riservo di risentirli con più attenzione.
Promessa.
Con
una bella mascherona gigante alle spalle tocca ai Tarm:
il loro show sulla cortissima distanza non coinvolge
come dovrebbe. Certo Lorenzo piedi grandi o Il
mondo prima, cantato con la collaborazione di
Marcela, sono sempre canzoni che fa piacere sentire…
Con Mio fratellino ha scoperto il rock’n roll e
con Occhi bassi (la canzone della ragazzina che
si ingroppa i topi… battuta pessima) il pubblico
mascherato si infiamma. Tutti ballano. Nel frattempo tra
gli spettatori si infiltrano nomi di musicisti più o
meno noti. Tutti attenti e concentrati. Per il terzetto
una bella soddisfazione, la Tempesta sembra volare alto.
La gente c’è. Chiusura di rito con Mai come voi…
il dj-set incombe. Almeno il dj-set era bello davvero.
Di solito in questi locali mettono sempre la stessa
robaccia. Qui no, almeno di questo va dato atto al
vecchio Rolling. Roberto
Conti
Scongiurato
il temporale, Moltheni chiude il Rock Island di
Bottanuco (luglio 2007)
"Probabilmente pioverà e dovremo
annullare il concerto". Certo che Moltheni la sfiga
se la tira proprio addosso. Qui a Bottanuco è l’ultima
sera del Rock Island, una manifestazione che da oltre
quindici anni porta nel paesello della Bergamasca gruppi
di primo piano della musica rock (fate voi l'equazione).
Scongiurato il temporale, apre Ettore
Giuradei, personaggio eclettico e molto apprezzato dal
pubblico. Credo sia della zona. Propone qualcosa che sa
lontanamente di folk. Si muove scoordinato, ostentando
un’ubriachezza che non c’è. Nei brani racconta
storie strampalate… raccontando le sorti del suo
pancino (già dalla prima canzone non aspettava altro
che mostrarlo al pubblico)… Una buona prova anche se
sulla distanza un po’ monocorde.
Tra raffiche di vento arrivano “le
libellule”. Questa sera Moltheni chiama così la sua
band.
Voglio subito dire che il concerto è
stato bello, tranne che per un effetto (tipo una specie
di boato, non saprei bene definirlo, come si sente
nell'album alla fine de Il circuito affascinante,
ma molto più forte e fastidioso) abusato al termine di
ogni canzone. Dopo un po’ Umberto dice: “So che è
una pazzia, ma vi rifaccio un brano dell’inizio del
concerto che ci ha fatto cagare” e si rimette a
suonare Minerva. La chitarra si scorda di
continuo e Moltheni non si preoccupa delle pause tra un
pezzo e l’altro. La scaletta prosegue potente, tra
vecchi e nuovi successi e con un ubriaco che dalla
lontana zona bar non si stanca di gridare “Vai
Moltheni!!!”, con tipico fonema bergamasco.
Nella mia bocca è forse uno
degli episodi più riusciti, con un basso forte che
risuona sempre uguale e riempie tutti gli spazi della
zona verde del Rock Island.
In conclusione c’è spazio anche per Felce
dall’ep Io non sono come te, regalo del
prossimo autunno.
“Qui
mi sa che ci conosciamo tutti molto bene”, dice
Moltheni, prima di chiudere con Il Bowling o il sesso.
Roberto Conti
Parente
e Moltheni - Al Transilvania non ci sono più le
ragnatele e i lampadari spettrali (maggio 2007)
Moltheni e Marco Parente hanno
sdoganato il Mei da Faenza. Il loro è infatti il primo
di una serie di appuntamenti che porterà svariati
gruppi indipendenti italiani ad esibirsi sui palchi di
altrettanti locali della penisola. A Milano, al
Transilvania, tocca per primo a Marco Parente.
Il pubblico non è quello delle
migliori occasioni, ma questo non sembra interessare
più di tanto il cantautore napoletano che imperterrito
sfodera testi ricercati e musiche che certo non hanno il
dono dell’immediatezza, ma di sicuro quello della
particolarità. Ed ecco che le linee vocali disegnano
altalene sonore sulle quali è piacevole lasciarsi
cullare, diversi sono i brani dell’ultimo lavoro Neve
ridens, non mancano gli episodi ripescati dal
passato in un’alternanza che continua a cullare gli
spettatori perlopiù accoccolati sugli spalti del locale
a godersi l’alternanza chitarra, voce e piano. La
furbizia non gli manca, la scelta delle canzoni è
perfetta per rimanere in quel limbo di apprezzamento
della critica, ma che dal vivo non comunica molto se non
una noia di fondo. Tutto molto personale, ovvio.
Poi
sta a Moltheni. A mio avviso è un po’ seccato perché
qualcuno degli spettatori usciti per la pausa sigaretta
non è rientrato. La partenza è subito dinamica con Zenith,
poi tutti brani dell’ultimo Toilette memoria,
tranne In porpora, da Splendore terrore,
una splendida Fiori di carne e Verano, dal
testo struggente: "correrò nei pensieri tuoi, fino
a intercettarti per portarti dentro ai miei, dimmi che
fa male quanto pare, per quello che si paga in fondo non
è niente... inventerò il cielo che vorrai intorno a
noi... il cielo intorno a noi". (Ovviamente dalle
parole di Umberto fa tutto un altro effetto che leggere
qui...).
Esibizione
sentita, anche se il locale ha perso i fasti di un
tempo. Non ci sono più i lampadari spettrali e le
ragnatele appese alle pareti. È anche piuttosto
luminoso… Le cose cambiano. Roberto
Conti
Al
Jail concerto a parabola per Moltheni (febbraio 2007)
Eccoci al Jail che non ho ancora capito
se si pronuncia Jeil (come credo) o Jaìl (come dice
Pietro)… insomma il concerto di Moltheni inizia
tardissimo e prima c’è tutto il tempo per scambiare
due chiacchiere con gli amici che come me sono ormai
degli abitudinari di Umberto. Prima recensione per il
tour di Toilette Memoria: i concerti precedenti
non mi andava di raccontarli, anche se lo avrebbero
certamente meritato. La performance di questa sera è
molto simile ad una parabola. Parte forte, poi discende
in una contemplazione quasi mistica, infine risale in un
crescendo sorprendente. In questo racconto decido di
adagiarmi sul fondo della parabola e di sviscerare le
suggestioni dei brani più soft. Con Natura in Replay
la nostalgia corre al lontano 99 e a tanti piacerebbe
ascoltare qualcosa in più di quel disco. Poi Fiori
di carne viene dilatata come una goccia di
inchiostro nell’acqua. Nella parte centrale è solo
wurlitzer e la morbida voce di Umberto che sussurra
<poi dice no… no/ poi dice no… no>, poi
continua in un crescendo maestoso con basso e batteria
fino al finale, ma i fiori di carne di Moltheni sono
così, ormai lo sappiamo. Le sue canzoni cambiano a
seconda del suo umore passando dall’acustico all’hard
rock. È questo il caso di Zenith, il brano più
riuscito di tutto il concerto, davvero bellissima e
vibrante nella versione a tutta potenza. Nel finale da
segnalare Educazione all’inverso, proposta nel
bis… Poi, mi stavo dimenticando, Nella mia bocca,
quello che sarà il prossimo singolo (solo radiofonico
credo). Su di me ha un effetto sedativo, ma non nel
senso che mi dona torpore, è più una sensazione
trasognata, una specie di loop-trip, definitelo un po’
come volete… Un bel viaggio insomma. Umberto veste con
una maglietta bianca da mutatore, coppola e collanina di
perle… un abbinamento peggiore sarebbe stato arduo
trovarlo, ma non siamo mica ad una sfilata di moda o al
festival di Sanremo. Bravi, bis, dieci più (anche i
miei amici scettici hanno tutto sommato gradito, e non
è poco) un appello pero: ripescate qualcosa dal passato
(vedi ad esempio Zona monumentale, Un desiderio
innocuo, Mondo down, Finta gioia)… fareste la
felicità di molti. Roberto Conti
A
Genova concerto violento e romantico (gennaio 2007)
Dà una certo gusto, alla soglia dei
40 e dopo innumerevoli concerti visti, emozionarsi
ancora una volta vedendo gente suonare dal vivo. Sabato
ho deciso di fare quello che da lustri non facevo, fare
una macchinata di amici, partire da Ivrea e andare a
vedere Moltheni al Milk di Genova; da tempo tenevo d’occhio
il suo sito per vederlo calcare un palco piemontese, ma
mi ha costretto a questa trasferta però ben ripagata.
Sì, perché dopo averlo visto quasi
casualmente a Ponderano (BI) qualche tempo fa, che
apriva il concerto dei Perturbazione, ed essendo stato
piacevolmente colpito da questo personaggio in vestaglia
e mollettina sui capelli in una performance quasi
acustica, senza basso, toccante e coinvolgente, non l’ho
più perso di vista. Pochi mesi dopo usciva Toilette
Memoria, con la conferma della piacevole sensazioni
vissute al concerto di Ponderano.
A Genova il nostro Umberto Giardini si
è presentato con una formazione in assetto classico:
voce+chitarra rigorosamente acustica, basso, piano
wurlizer e batteria. Il concerto è stato aperto da
Marcella Garuzzo, cantautrice Genovese , un OGM creato
clonando Carmen Consoli, Elisa, Alanis Morisette, che
con la sua chitarra acustica, non me voglia, l’ho
trovata scontata e un tantino noiosa, imprigionata
nei suoi vocalizzi incomprensibili e negli inutili
virtuosismi chitarristici . Dopo questa mezz’oretta di
fastidio, arriva finalmente il momento di Moltheni e il
Milk comincia a scaldarsi ed accendersi improvvisamente.
L’impatto sonoro è piacevolmente
più violento rispetto al concerto precedentemente
visto, la batteria e il basso danno l’impressione
di fornire una versione meno intimista e più rock alle
canzoni dei due ultimi album, l’amalgama dei quattro
sembra collaudata e assolutamente omogenea, il locale
piccolo e la possibilità di scambio di battute con il
pubblico durante i pezzi rendono l’ora e mezza del
concerto sorprendentemente familiare. Onestamente non ho
trovato durante il concerto mai un momento di noia e
questo non mi capitava da tempo nelle esibizioni dal
vivo, anche i 4/5 pezzi (introvabili in commercio) dei
dischi precedenti a Splendore Terrore (Natura
in Replay 1999 – Fiducia nel nulla migliore
2001) sebbene a me ignoti sono entrati diretti nelle
orecchie e nel cuore, sostenuti della incredibile
energia del gruppo; non è così consueto vedere suonare
con tale veemenza una chitarra acustica che sospinge e
sorregge con enfasi tutta una band.
Non mi piace trovare per Moltheni
paragoni con altri gruppi o cantautori, già in molti lo
hanno fatto, ma la capacità di mescolare melodie
morbidamente tristi, con improvvise aperture sonore,
testi con riferimenti incomprensibili, è oramai una sua
caratteristica efficace, convincente e onesta; la forza
della performance live ha reso ancora più coinvolgente
l’esperienza. Sinceramente mi trovo in imbarazzo
a non trovare note negative alla serata (ah già, la
Garuzzo…) ma davvero mi chiedo come questo
nostro prodotto, pur avendo calcato i palchi Sanremesi
nel 2000 (nobody is perfect) non abbia la dovuta eco, ma
forse è il vecchio discorso che siamo in Italia e non
tutti i gusti sono alla menta. Per fortuna.Un concerto
violento e romantico, che mi è piaciuto tanto e quando
dico tanto credi è molto. Nicola Costantini
Nella
periferia milanese arriva uno dei concerti più belli
(giugno 2006)
Quando studiai storia non mi
interessavano molto gli eventi bellici dell’Italia,
né tanto meno gli equilibri tra la Germania e la
Francia o l’espansione ad ovest degli Stati Uniti. Mi
interessavano le “altre storie”: l’Africa, la
diaspora degli Armeni, la colonizzazione dell’Oceania,
solo per citarne alcune. Moltheni è la stessa cosa, un
capitolo ‘importantissimo’ della storia della musica
italiana, ma che pochi conoscono, proprio come la
diaspora degli Armeni…
L’altra sera sono andato ad
ascoltarlo al Barrio’s nel cuore della periferia
milanese, vicino ad Assago. Solo la settimana prima al
MiAmi (la foto si riferisce appunto a quella data)
sempre a Milano, all’Idroscalo, aveva suonato con la
solita band e con Giacomo Fiorenza al basso, qui invece
si torna alla formazione a tre con i sempre ottimi
Pietro Canali e Gianluca Schiavon. Alcuni episodi (da
citare assolutamente): nel pre-concerto arriva una
ragazza che tra i tanti presenti si rivolge proprio a
Umberto e gli chiede “Ma i Moltheni hanno già
suonato?”… ci mancava solo che aggiungesse che era
venuta apposta per loro… Comunque la sua risposta è
stata esilarante “Sì, hanno suonato prima!”… alla
fine secondo me avrà anche comprato il disco questa
ragazza.
Poi durante il concerto altre due
donzelle che fanno? Passano in mezzo al palco per andare
in bagno… Momento scelto? Ovviamente il meno adatto,
appena prima di Suprema. Per fortuna almeno hanno
avuto il buon gusto di rimanervi, nel bagno, dopo che
Moltheni ha fermato il concerto per chiedere se dovevano
“fare la piscia”.
Ok passiamo al concerto. Secondo me è
stato uno dei più belli, intimo, divertente, intenso...
Sarà perché ho conosciuto molta gente a questo
concerto… ma me lo sono davvero goduto come pochi
altri. La scaletta è stata ricca di brani del nuovo (in
uscita in autunno) Toilette Memoria: Minerva,
Nella mia bocca, Bufalo sono solo alcuni dei titoli
che mi restano in mente. Sono brani più orecchiabili
del solito, più ariosi, come ha detto lo stesso
Moltheni… ma che regalano le tipiche pillole: “il
verme con gli occhi a ingegnere”, “credevo di essere
un dente marcio nella tua bocca”…
Che succederà con questo nuovo Toilette
memoria? Io credo che sia un “discone” e non lo
dico solo in qualità di “fan”, lo dico perché le
canzoni sono belle, punto. Poi ci sono le collaborazioni
che non guastano. Se i Subsonica hanno fatto vendere la
Donà, Battiato e i Verdena varranno qualche migliaio di
copie (ovviamente non è questo lo spirito dei sodalizi,
che nascono in primis dall’amicizia e dalla stima).
Ormai i giochi sono fatti: Moltheni di nicchia è e di
nicchia rimarrà… non si può escludere che prima o
poi esca un pezzo da classifica o lo spot di una
pubblicità (aaah, se fossi io un pubblicitario!), ma
alla fine la diaspora degli Armeni ritorna tra gli
argomenti del dimenticatoio della storia. Anche se
qualche studioso ci ha scritto diversi libri (aaah, se
fossi uno scribacchino!). Roberto Conti
Dicembre
2005 Casa 139 Aspettando
il nuovo disco... ci regala l'ennesima emozione Ormai
è un appuntamento quasi rituale… suona Moltheni alla Casa
139 di Milano. Si parte, per l’ennesima volta, sfidando la
nebbia della pianura padana. Arriviamo con tanto anticipo,
il locale è pieno: tante delle persone sono ormai quasi
familiari; probabilmente se fossimo in centro Italia o in
montagna ci si saluterebbe tutti quanti… invece siamo a
Milano, siamo a un concerto di Moltheni, la compostezza
purtroppo è di rigore (non che ci si debba mettere a
ballare, sarebbe impossibile farlo, ma un minimo di
partecipazione del pubblico a malapena parlante non sarebbe
male…). Eccolo… questa volta l’Umberto
(l’articolo è in onor di Milàn) si presenta con una
casacca orientaleggiante, stile kimono. Attacca
con Petalo, che sorpresa, credevo fosse finita nel
dimenticatoio e invece eccola, intensa e particolarmente
apprezzata dal pubblico. Poi il
concerto scivola via lentamente, in un clima festoso e
scherzoso: un paio di fotografi in pratica salgono sul palco
invadendo gli spazi di Gianluca Schiavon e Pietro Canali. Ad
un certo punto i due musicisti escono di scena e Umberto
attacca con Ognuno di noi sogna porno, non un gran
che eseguita in versione solista senza strumenti, la
sorpresa di risentire anche questo brano è molta. Poi si
continua con altre gemme, fino all’ultimo brano, la
consueta Il bowling o il sesso?. Poi il bis, Suprema,
eseguita con l’accompagnamento di un pianoforte gentile
concessione de La Casa 139. Il pubblico ascolta silenzioso,
le parole del brano penetrano nella testa come fossero
suggestioni capaci di scavare dentro. La serata si conclude
con un arrivederci al prossimo concerto quando magari il
nuovo album sarà già ai nastri di partenza. Il nuovo
lavoro potrebbe chiamarsi "Toilette memoria" e
pare uscirà il prossimo autunno. I brani per definizione di
Moltheni “hanno un sapore giocoso e oscuro insieme. I
testi sono molto semplici e ne vado molto orgoglioso. Tra i
brani più belli c’è di sicuro Nella mia bocca, ma
anche Minerva non è da meno”… Non ci resta che
aspettare allora. Nel disco ci saranno anche uno o due brani
che vedranno la partecipazione dei Verdena, saranno in linea
con lo stile del disco, folk e piuttosto pacati. Le
ultime indiscrezioni sul fronte nuovo disco parlano di un
lavoro ricco di collaborazioni, oltre ai già citati Verdena,
un brano dovrebbe essere cantato da Franco Battiato. Tra gli
altri nomi Marta sui Tubi e Bill Elm dei Friends of Dean
Martinez. Nel mese di aprile 2006 è prevista anche l'uscita
di un disco live (in vendita ai concerti o su moltheni.org)
contenente otto tracce registrate in due delle date del tour
di Splendore Terrore. Roberto Conti
Ottobre
2005 Accelera il sangue al Bloom con i Fiub e Moltheni
Riparte il Jestrai rock. La prima tappa dell’edizione
invernale 2005 parte dal Bloom di Mezzago in provincia di
Lecco. Ad aprire la serata sono due band emergenti Hodge e
Leyelibra. Poi il concerto entra nel
vivo con l’esibizione dei Fiub, il duo esprime una rara
potenza sonora “vecchio stampo”: energia, grinta, buone
qualità tecniche ed un’instancabile voglia di suonare
sono certamente gli ingredienti che danno una marcia in più
al duo. Nota leggermente negativa quella dei volumi, troppo
alti per riuscire a cogliere in modo apprezzabile i
contenuti testuali di quello che sarà il loro primo long
playing (in uscita ad inizio 2006). L’ep
d’esordio Brown stripes ha fatto assaporare un
promettente antipasto, ad iniziare dal titolo che si
contrappone alle “strisce bianche” o più propriamente
sbiancanti diventate celebri per Seven nation army.Dopo mezzanotte l’atmosfera si fa più rarefatta e
dilatata. Sale sul palco Moltheni, da solo, e intona un
intro inedito, il cui testo in sintesi spiega che da una
merda può nascere un diamante. Poi salgono sul palco i
musicisti: Pietro Canali al wurlitzer e il nuovo batterista
Roberto Russo. Zenith, La ragazza d.s., Natura in replay sembra
esserci qualche problemino, soprattutto sui pezzi più lenti
la batteria trova soluzioni ardite che mi lasciano un po’
dubbioso. Poi per fortuna tutto cambia. In porpora è
il pezzo della svolta, la batteria riesce a far prevalere
ritmi più “tirati” rispetto a quelli
meditativo-psichedelici (non mi piace proprio la parola
psichedelici), brani come Tatàna sarebbero stati
fuori luogo nel concerto di questa sera, e infatti non
vengono eseguiti. Moltheni si è scrollato dal torpore
iniziale e regala pillole di ironia: dopo aver sfoderato la
solita sfilza di inediti, si cimenta in una versione
particolarmente riuscita di Fiori di carne.
Poi la band scende dal palco e parte Il
circuito affascinante in versione karaoke con il
pubblico; nel finale improvvisa stravolgendo il testo con un
chiaro riferimento alla politica italiana che (e come dargli
torto) non piace a Moltheni nel suo insieme. Torna la band
ed è la volta dell’ultimo brano Il bowling o il
sesso?- Che dire, ancora una volta grazie di regalarci
tante delicate parole e tante emozioni… Roberto
Conti
Luglio
2005 Max Gazzè e Moltheni ci regalano anche un duetto
Max Gazzè torna sul palco di AstiMusica per celebrarne
il decennale e lo fa con un meraviglioso concerto
gratuito nel quale ripropone tutti i successi della sua
rispettabilissima carriera. Ad aprire le danze è un
applauditissimo Moltheni. Poche le canzoni proposte con
l'accompagnamento dell'ottimo Pietro Canali: Il
circuito affascinante, Natura in replay, Eternamente
nell'illusione di te. Poi è la volta di Gazzè,
ispiratissimo, che come da copione regala spassosi
siparietti nell'insolita scenografia domesica con tanto
di lavatrice illuminata, lampade e frigorifero con la
birra dentro. Tanti i brani proposti tratti dalla
raccolta Raduni 1995-2005 nella quale Gazzè
cerca di illustrare e sintetizzare in un doppio album le
varie sfaccettature della sua vena poetica e musicale.
Il primo disco infatti include il rock solare, i riff e
gli arpeggi accattivanti del singolo Splendere ogni
giorno il sole e l’ironia pungente sulla
superficialità della società dell’apparenza di Sexy,
che parte con un'intro bandistica vagamente alla Goran
Bregovic. Il secondo cd invece comprende una vena
romantica e malinconica che narra (nei due brani
inediti) relazioni naufragate sulle sponde della
quotidianità e di un amore che però resta
ancora...
I due cd raccolgono poi brani celebri come le sanremesi Il
timido ubriaco, con il suo arrangiamento orchestrale
arioso, e l’originale Una musica può fare, o
ancora l’ironica hit Annina, caratterizzata da
notevoli linee di basso, ma racchiude anche ballate
poetiche meno famose, come Comunque vada, il cui
ritornello descrive una fuga le cui lacrime sono
intessute di chitarra elettrica, o come In questo
anno di non amore, struggente brano ricco di
sintetizzatori che fa pensare un po’ a Pyramid Song
dei Radiohead. Il concerto prosegue piacevole e
divertente, poco prima della chiusura una sorpresa: Max
chiama sul palco Moltheni ed inisme eseguono La
favola di Adamo ed Eva, poi addirittura un pezzo
reggae, cose da non credere... Moltheni e Gazzè che
suonano un pezzo reggae!! L'atmosfera è molto carica,
il pubblico coinvolto e caldo. Siamo in chiusura:
Moltheni scende dal palco accolto da un applauso
fragoroso. Poi Max ripropone ad un ritmo forsennato Una
musica può fare. Una musica in effetti può fare
davvero tanto, nella serata sicuramente ha regalato
voragini di emozioni. Roberto Conti
Jestrai
rock con Moltheni e Love in elevator (luglio 2005) Deludente,
potrebbe essere un eufemismo positivo per descrivere una
delle date del Jestrai rock (edizione estiva 2005), più
precisamente la data con Love in Elevator e Moltheni. O
meglio quella che dovrebbe essere stata una serata
dedicata alle Love in Elevator e a Moltheni, ma che in
realtà è stata monopolizzata dai gruppi minori: quando
ci si è accorti che il carrozzone sonoro della festa
dell'Unità avrebbe dovuto tacere per mezzanotte, alle
Love e al buon Umberto non è restato che spartirsi i
pochi minuti lasciati a disposizione dagli Adharma e dei
Let's get lost, altri due prodotti del vivaio Jestrai,
che per l'occasione hanno sfoderato una performance
noiosa e negativa. Sorvolando
sull'ingenuità organizzativa (chiunque sa benissimo che
i concerti all'aperto e vicino alle case non finiscono
mai molto oltre la mezzanotte) passiamo alle Love in
Elevator: ragazze bellocce e brave, che rispetto ai
gruppi precedenti sanno "tenere" il palco in
modo dignitoso. Tra le canzoni da segnalare Venoma
e White queen. Tagliate e invitate gentilmente ad
andarsene proprio quando il concerto entrava nel vivo,
le "Love" lasciano la scena a Moltheni, per
uno spettacolo durato a malapena 12 minuti. Il tempo di
proporre Zenith, Natura in replay, Eternamente
nell'illusione di te e un grazioso siparietto
musicale dedicato ai Carabinieri che si accingevano ad
imporre lo stop alla musica. A seguire l'ultimo brano L'alba,
la notte, l'inferno. Poi tutti a casa. Questa volta
delusi e scontenti. Roberto Conti
Intima
atmosfera a Villa Picchetta - Cameri 29.6.2005
Spesso non è solo cosa senti ma dove
lo senti. Ho sentito Moltheni parecchi anni fa quando
faceva promozione radiofonica a RadioRai. Ne è
passato di tempo e per il cantautore marchigiano è
stato abbastanza travagliato. Un disco, Splendore
Terrore, che ha faticato a venire fuori per i soliti
problemi a farsi sentire dalle case discografiche,
specialmente ora che, si dice, l’industria è in
crisi. Ma Moltheni sembra voler proseguire sulla sua
strada. Accanto a un vero focolare e accompagnato da
poche candele in una piccolissima, intima sala di una
villa padronale di Cameri, sembra spuntare il suo vero
io. In acustico, con una sola chitarra ad accompagnarlo
suona struggente e passionale, ma mai malinconico. Un
Tim Buckley tutto nostro, che predilige storie di
rapporti individuali, entro i quali riesce a declinare
le coordinate della Storia. Peccato soltanto che non
abbia voglia di usare con continuità la sua splendida
voce, ma forse ha semplicemente deciso che è meglio
così. Non è un compito facile ammaliare con tocchi
estatici rinunciando all’epicità. Non so. Per la sua
musica qui a Cameri potrebbero servire due sole parole:
splendore, terrore. Milena Ferrante
Moltheni
ed Egle Sommacal.Che
bel compleanno! La Casa 139 27.5.2005
Non c'è a mio avviso metodo migliore di un bel concerto
per festeggiare il compleanno, quello di Moltheni del 27
maggio a La Casa 139 di Milano è stato sicuramente uno
dei regali più graditi. Arriviamo in quattro e appena
entrati io ed un amico ci lanciamo in una partita di
calcetto con la band di Moltheni (Gianluca Schiavon e
Pietro Canali, che per la cronaca hanno perso con
clamore). Saliamo al piano di sopra e dopo poco compare
Egle Sommacal che apre con alcuni brani eseguiti con la
sua chitarra. La tecnica dell'ex Massimo Volume ed Ulan
Bator è invidiabile: crea atmosfere oniriche e
suadenti, ricreando con un solo strumento un suono
sfaccettato come se contemporaneamente suonassero una
chirarra e un basso.
Poi è il turno di Moltheni che si presenta scalzo e
attacca con una scaletta come al solito ricca di
inediti, a partire dal brano di apertura nel quale
affronta l'insolito tema della masturbazione. Si
prosegue con brani tratti dai tre album più qualche
chicca, come la bellissima Tra le tue lentiggini
che riprende il vecchio inedito Koma e le
splendide Eternamente nell'illusione di te (ormai
un classico dei suoi live) e L'alba, la notte,
l'inferno un altrettanto splendido brano che mi
auguro verrà incluso nel prossimo disco. A proposito di
future uscite discografiche: ci sono novità in arrivo
per l'autunno... non sarà l'atteso Forma Mentis,
ma un lavoro completamente nuovo nel quale però alcuni
episodi di Forma Mentis potrebbero essere
ripresi. Etichetta ancora misteriosa per il momento,
incrociamo le dita e speriamo di non dover aspettare
ancora quattro anni... Roberto Conti
Perturbazione
e Moltheni al Babilonya di Biella (Aprile 2005) Concerto
doppio quello del Babilonya con Moltheni e i
Perturbazione. Arriviamo poco prima dell’inizio.
Sembra ci sia una discreta affluenza di pubblico (sul
pubblico aprirò una piccola parentesi tra poco). Ad un
certo punto una bizzarra figura si avvicina al bar:
indossa un mono-abito scuro stile anni ’60, delle
deliziose scarpette rosa pallido e una coreografica
mollettina per capelli. E’ Moltheni che per il
concerto biellese sceglie una coreografica mis
femminile. Inizio alla grande con Il circuito
affascinante cantata a squarcia gola dal pubblico…
(con tanto di ragazzine vocianti e disturbanti. Tanto
vocianti e disturbanti quando dicono a voce alta “sembra
troppo Carmen Consoli” che Moltheni risponde loro “Vi
sbagliate… io sono molto più troia!”. Prosegue il
concerto, che vede la partecipazione di un nuovo
batterista, il nome non lo ricordo, in sostituzione di
Gianluca Schiavon. Si prosegue con Zenith, e con
alcuni brani di Splendore Terrore (che per
fortuna le ragazzine non hanno ancora comprato e quindi
non conoscono). Il concerto risulta particolarmente
divertente: Moltheni si diverte a rispondere al pubblico
e a scherzare con spassosissimi gemiti… esempi:
Umberto geme di piacere e accenna a masturbare la
chitarra…
Un’altra
parentesi sul pubblico (particolarmente molesto nel
richiedere pezzi tra i più vari da "Irene"
a Educazione all’inverso sino a Finta gioia,
Zona Monumentale e Marilena… almeno il
pubblico è preparato… rido…).
Continuano i pezzi, la scaletta è
simile a quella dei concerti precedenti, si arriva alla
bellissima Eternamente nell’illusione di te (dopo
Cristo), inedito ma abitualmente proposto. Poi è la
volta di un altro inedito, forse intitolato L'alba,
la notte, l'inferno ad un primo ascolto non
particolarmente entusiasmante… Poi Tatana, un
po’ meno urlata del solito, con la partecipazione di
Sara Nina Brugnolo. Il concerto finisce tra gli applausi
con Il bowling o il sesso?
Poco
più tardi e’ la volta dei Perturbazione, band che
conoscevo poco, ma con un buon seguito di pubblico. Le
canzoni sono belle, ben eseguite dalla numerosa
formazione che annovera tra le sue file una procace
violoncellista… Molta grinta, tanto entusiasmo, a
tratti qualche accenno di "pogo"… peccato
che tra un pezzo e l’altro il cantante mi sfinisca con
dei monologhi assolutamente sgraditi… serata nel
complesso molto positiva! Roberto
Conti
Tanti
amici allo Zero di Bergamo (aprile 2005)
Bell'atmosfera al concerto del 1 aprile allo Zero di
Bergamo. La performance tarda ad iniziare: poco male il
locale è pieno di gente e tra il pubblico non mancano i
musicisti e gli "amici celebri" di Umberto. Ci
sono i Verdena al gran completo (speravo in una cammeo
durante il concerto), alcuni dei Karnea, Davide Toffolo
dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Mary della Jestrai e
qualche altro componente sparso dei gruppi della
scuderia bergamasca.
Si parte ed è quasi l'una di notte. Zenith,In
me… la scaletta è più o meno la solita delle
date precedenti. Ad
un certo punto Moltheni parte con Il circuito
affascinante… e poi continua il pubblico "…e
non riesco a perdonarti veramente. Io cerco ma non
riesco a perdonarti veramente, mentre moltipliche acide
lacrime, io vedo quel che vedo…aahahahahah…."
Bella Tatàna eseguita con la collaborazione di
Sara ed Eternamente nell'illusione di te (dopo
Cristo, aggiunge Umberto). Applausi per tutti, specie
per Gianluca Schiavon, appena arrivato da Ancona. Un bis
solo, nonostante le richieste del pubblico, con una
splendida Il bowling o il sesso?Roberto Conti
Le
abatjour di Moltheni regalano splendore - 9/2/2005
Sorprende La Casa 139 letteralmente gremita per il
concerto di Moltheni di mercoledì 9 febbraio. Un
contesto, quello del locale milanese, che calza a
pennello con le sonorità e l’ambientazione create da
Umberto e soci per portare in tour il nuovo Splendore
Terrore. Il pubblico è talmente numeroso
(nonostante per entrare nel locale sia stato necessario
iscriversi al circolo con una spesa di 15 euro, oltre al
prezzo del biglietto) che siamo costretti a sederci
praticamente sul palco…
Eccolo verso le 11.30: si parte con Il
bowling o il sesso?, poi si prosegue con una
scaletta che alterna i brani del nuovo album con qualche
ripescaggio da “Fiducia” e da Natura in
replay. Un plauso particolare a Gianluca Schiavon,
capace di regalare una rara intensità e dinamismo a
pezzi profondi e riflessivi, certo non facili da
proporre in un live…Tra gli episodi più riusciti
certamente In porpora, arricchita di una buona
dose di cattiveria rispetto alla versione del disco. La
serata prosegue tra brani strumentali e vecchi successi
in un’atmosfera fiabesca, ammutolente e fatua: il
pubblico applaude e osserva in religioso silenzio
assegnando involontariamente a Moltheni un ruolo
profetico. Lo spettacolo continua con un’altra chicca:
l’intervento di Sara Nina Brugnòlo che recita sulle
note di Tatàna. Personalmente ho molto gradito
questa “intromissione” poetico-teatrale, per alcuni
spiazzante, certamente atipica, più che altro per le
urla, ma indubbiamente utile a riempire di significato
una delle numerose strumentali di Moltheni e “compagni”.
Arriva
il momento che più aspettavo: Eternamente nell’illusione
di te, inedito di rara potenza (nonostante la
versione acustica) e profondità testuale… solo per
questo brano vale la pena di aver fatto tanta strada
(inutile ribadire che tutti sperano di ascoltare al più
presto anche il lato duro di Moltheni, in quel Forma
mentis che al momento resta nel cassetto)… D’improvviso
quello che a me piace definire uno spettacolo più che
un concerto si trasforma in qualcosa di più… Moltheni
parla poco col pubblico, ma i suoi piccoli gesti, le
rare battute, gli sguardi, danno vita ad una
comunicazione empatica, indubbiamente diversa rispetto a
un concerto “tradizionale”… Si arriva agli ultimi
brani che, se la memoria non mi inganna, sono stati Fiori
di carne, quello che, parole di Moltheni, “Sarebbe
dovuto essere il singolo in accordo con l’etichetta,
ma non lo abbiamo fatto uscire perché fa più figo!”,
chiude l’applauditissima E poi vienimi a dire che
questo amore non è grande come tutto il cielo sopra di
noi. Poi il bis con Suprema: Pietro Canali
abbandona il Wurlizer per un pianoforte e Umberto ci
mette tutta la sua comunicatività. Risultato: una
serata memorabile… anche se molti dei presenti
speravano di sentire qualcuna delle “hit”
moltheniane tipo Il circuito affascinante, Finta
gioia, Zona monumentale o, opinione personale, lo
splendido inedito La condanna del tuo corpo. Se
Umberto leggesse… Roberto Conti
Bologna
15.1.2005 Premetto
che mi ritengo un divoratore di musica, ne ascolto tanta
sia straniera sia italiana ma la prima volta che ho
visto Moltheni a Night Express su Italia1, mi è venuto subito da dire:
"Finalmente qualcosa di nuovo!"
Così è stato il primo album: la scoperta di un autore
con testi un po' fuori dalle righe, profondi, intensi, e
forse per questo ad oggi Umberto non ha avuto il
successo meritato, inevitabilmente visto i contenuti le
sonorità a volte spigolose, (e mi riferisco a Fiducia
nel nulla migliore), gli hanno ritagliato un
pubblico di nicchia. Insomma Moltheni piace o non piace,
non ci sono vie di mezzo. Per quel poco che può contare
a me piace e molto. Il concerto del 15 gennaio è stato
per me una sorpresa. Splendore Terrore pur
avendolo sentito per la prima volta live, lo definirei
l'abum della musica e delle atmosfere che Umberto è
riuscito a creare. Atmosfere delicate, intime, mature,
sembra quasi che Umberto sia tornato in punta di
piedi... Vuoi per la voluta o obbligata performance
acustica, la musica rimane uno dei punti di forza di
questo nuovo album, che finalmente ho avuto la
possibilità di comprare al concerto. L'altro aspetto
che mi ha colpito è stata la disponibilità di Umberto
e l'approccio che ha avuto con i fan. L'impressione che
avevo avuto al Link o al Velvet durante il tour di Fiducia
nel nulla migliore, era stato di un Moltheni un po'
distaccato e molto concentrato. Sabato invece subito
dopo il concerto è stato super disponibile per
autografi e foto. Cos'altro dire, non parlerò nello
specifico dei brani o della scaletta, chiudo dicendo che
sono contento che Umberto sia tornato, sono contento che
il locale fosse pieno, sono contento di averlo potuto
rivedere e risentire e sono
soprattutto contento di avere il cosi tanto atteso nuovo
Cd. Deg
Moltheni
al C.Side: parte il tour del terrore 5.12.2004
- A distanza di quasi quattro anni dal suo precedente
lavoro Moltheni presenta al C-side di Milano il nuovo
Splendore Terrore nell'ambito della manifestazione
"Lotus tour".
Sono molto nervoso, ma contento, da molti mesi attendevo
questo concerto. Sono ben sei i gruppi sul palco prima
di Moltheni, tra cui i Penelope, che ringrazio per le
riduzioni all'ingresso (!). Finalmente dopo mezzanotte e
mezza, eccolo sul palco. Formazione a tre: Umberto
(chitarre, effetti e voce), Gianluca Schiavon (batteria)
e Pietro Canali (tastiere).
Si parte, in tipico Moltheni's style con un brano
inedito, poi un altro, poi un ennesimo che però non
comparirà su Splendore Terrore: è Eternamente
nell'illusione di te. Il concerto è decisamente
intimo e sommesso, forse in eccesso. I musicisti non
sembrano essere perfettamente a loro agio e il pubblico,
non conoscendo i pezzi, partecipa poco, anche se non si
risparmia negli applausi. Tra i nuovi titoli Bue
e Gli occhi di Mara Cagol, strumentali, poi Fiori
di carne e La ragazza dai denti strani,
inediti che si vanno ad aggiungere alla quindicina di
pezzi che Umberto aveva già proposto nelle precedenti
date, accompagnato da Egle Sommacal, ma che saranno
destinati ad un album elettrico in uscita (forse) in
futuro.
Il concerto non è entusiasmante: i brani sono molto
belli, soprattutto testualmente, ma poco trascinanti ed
eccessivamente sommessi, inoltre i musicisti paiono un
po' a disagio per il contesto poco adatto… servirebbe
una seconda chitarra per rendere un po' più incisivo il
tutto… Moltheni
se ne accorge e coinvolge il pubblico intonando, fuori
scaletta, Il circuito affascinante e facendola
cantare ai fan. Poi ripesca dal primo album Flagello
e Amore e da Fiducia nel nulla migliore
l'ipnotica Zenith e In me. Siamo già in
chiusura, non capisco se il concerto sia stato
volutamente breve oppure se i gruppi precedenti,
sforando, abbiano limitato il tempo della performance di
Moltheni. Il pubblico rumoreggia e intona Zona
monumentale per richiamare la band sul palco. Poi
dopo un applauso scrosciante, Umberto invita al
silenzio: "Il prossimo brano si chiama Suprema
e fa parte di Splendore Terrore che uscirà a
gennaio per La Tempesta. Tra il pubblico c'è
anche Davide Toffolo dei Tarm, attento nel visionare la
performance del nuovo artista della sua scuderia. Con Suprema
si chiude il concerto, intenso, ma, a mio avviso,
decisamente sotto tono considerate le qualità di
Moltheni e della band. Roberto Conti