Moltheni
 
 

Metti una sera allo Spazio Musica di Pavia... (novembre 2008)
Quali sono i segreti del corallo?
Forse, mi permetto, un segreto sta proprio nel fatto che continui ad ascoltare data dopo data (spaziando un raggio di qualche centinaio di chilometri da casa) i live di Moltheni. Concerti bellissimi, assai evocativi, ultimamente anche con molto pubblico, ma di fatto (almeno nell’ultimo tour) sempre con la medesima scaletta e quindi anche con ben poche sorprese.
Eppure eccoci, puntuali come prostitute sul marciapiede, attratti dalla musica e dalle parole che, almeno per me, vanno ben oltre ad un bel concerto: rappresentano qualcosa di misterioso, di estremamente comunicativo, di gratificante per i sensi e non semplicemente per le orecchie di fruitore di musica… forse è anche questo uno dei segreti corallini di cui ci parla Moltheni in questo ultimo disco.
Eccoci allora allo Spazio Musica di Pavia, un club piccolo ma ospitale. Arriviamo giusto in tempo per ascoltare l’ultimo brano dei Colore perfetto. Poi dopo qualche minuto si parte con Vita rubina. La sequenza dei brani è la medesima dei concerti precedenti (vedi Saluzzo o Milano), ma questa sera le cose sembrano andare ancora meglio: c’è un’amalgama ancora migliore tra i musicisti e la chitarra elettrica di Alessandro Fioroni sembra più ispirata del solito.
Grandi applausi per tutti i brani, in particolare L’età migliore, Gli anni del malto (vedi il videoclip fresco fresco sotto) e L’amore acquatico nella prima parte del set. Anche Oh morte mi piace più del solito.
Ci sono vicino a me due ragazze: una è ubriaca e in procinto di vomitare… e temo che lo faccia sul mio corpo (non geroglifico in questo caso) o sulla mia giacca lasciata poco lontano.
Poco dopo si fa strada avvicinandosi al bordo del palco, proprio dal lato di Moltheni… Di tanto in tanto gli parla disturbando le canzoni più sommesse… poi si avvinghia safficamente alla sua amica (in uno stato leggermente meno pietoso di lei). Dopo un bel po’ se ne vanno e il concerto torna sul binario dell’alta velocità. Tutto regolare fino alla fine. I commenti del pubblico sono entusiasti, soprattutto perché in molti ricordavano l’aura di mestizia dei concerti acustici e intimisti dei tour di Splendore terrore e Io non sono come te. Dopo il primo bis con una dilatata e tiratissima Eternamente nell’illusione di te eccone un secondo con Un giorno qualunque, suonata con i Colore perfetto. Roberto Conti

Visto che è nuovo di pacca, eccovi il videoclip di Gli anni del malto


I coralli di Moltheni brillano e violentano (Ratatoj di Saluzzo, ottobre 2008)
Siamo a Saluzzo, nel cuore della “provincia granda”, è qui che Moltheni tiene la seconda data (la terza dopo il breve set prima dei Calexico) del tour de I segreti del corallo.
Abbiamo fatto tanta strada. Tre ore di macchina.
Entriamo nel piccolo club che ancora non c’è nessuno. I gestori ci guardano malissimo perché ancora non hanno aperto i cancelli e noi ci siamo intrufolati da un’uscita secondaria. <Tranquillo lo paghiamo il biglietto>, mi afferro a dire al titolare, desideroso di suscitare nel suo sguardo minaccioso un barlume di accettazione.
Superato il gelo iniziale ci mettiamo a parlare e decido di regalargli un libro, con tanto di dedica al locale e alla serata.
Lentamente il pubblico incomincia ad arrivare fino a quando partono le prime note dei brani dei Colore perfetto. Suonano molto diversi rispetto al disco. Hanno meno grazia, ma arrivano bene. Le canzoni le so tutte, credo di essere l’unico nel locale… La formazione a tre si presenta in modo molto semplice: una consolidata base ritmica, pochi fronzoli. I testi risentono decisamente della collaborazione di Moltheni alla realizzazione del disco, in piccola parte anche il modo di proporli è vocalmente simile (come lama rovente su ghiaccio).
Dopo un breve set ci salutano con Un giorno qualunque, brano che nel disco si avvale della voce proprio di Umberto Giardini come special guest. Applausi. Poi un lungo silenzio.
Tutti, noi compresi, siamo accasciati sul pavimento. E’ piuttosto fresco.
Dal buio escono fuori le note di Vita rubina, sono i tamburi a dominare. Questa è una canzone che regala cicliche ossessioni. Cresce. Fino a sfociare in un urlo disperato e consapevole. Di questo pezzo non si possono dimenticare le parole: “porte chiuse a chiave e finestre… galleggiare in un mare di fotografie”.
Moltheni si mette in primissimo piano, ci sputa tutta la “sua” vita (rubina) addosso, ma è anche la nostra vita che si specchia nelle sue parole come un’immagine che si riflette su un mare nero ed immobile.
La scaletta prosegue alternando ai brani del disco appena uscito pezzi di Toilette memoria e Splendore terrore. Gli episodi più riusciti L’amore acquatico e L’attimo celeste prima dell’apocalisse (con una partenza acustica con il solo Umberto alla chitarra e un crescendo impetuoso e psichedelico con l’aggiunta, man mano, di tutta la band) dai “segreti” e Fiori di carne, L’età migliore, Nella mia bocca, dal recente passato.
Solo Oh, morte non mi è piaciuta, ma questo, come dirà lo stesso Moltheni, nel ben più affollato live al Magnolia di Milano di qualche giorno dopo, “non è un concerto rock”.
Da Natura in replay viene ripescato Il circuito affascinante. Da “Fiducia” il classico Il bowling o il sesso?. Alla band collaudata (Canali, Fiorenza, Schiavon) si è aggiunto alle chitarre Alessandro Fioroni dei Colore perfetto: alcuni meccanismi sono da oliare, di sicuro con il tempo il suo contributo sarà più determinante.
Il concerto è assai lungo, il pubblico è attento, ma un poco sonnolento, quindi Moltheni si scazza e si mette a suonare di spalle. Poi il set finisce. C’è tempo per un bis, con Montagna nera (dall’ep) e con la virulenta Eternamente nell’illusione di te.
Ciao, ciao. Roberto Conti

I coralli fanno il tutto esaurito a Roma e a Milano...

Per quelli che si "rompono" a leggere, dico solo che i concerti di Roma (mi dice Pietro, più di 800 persone) e di Milano hanno fatto il pienone. E' vero la gente partecipa di più, ma i concerti in provincia sono più belli (e più lunghi), leggi Saluzzo. Quindi invece di tante parole (se volete leggervi qualcosa andate ad esempio su RockIt) ascoltatevi questi due pezzi dal concerto del Magnolia e fatevi voi un'idea di cosa vi siete persi se non c'eravate!







Tutti giù per terra a sentire Moltheni in chiave acustica (dicembre 2007)
Che sorpresa! Ci sono Carlotta, venuta direttamente da Carpi, e Leandro, un compagno di università che non vedevo da anni e che finalmente (avendogli fatto una testa così) si è deciso a sentire Moltheni che suona davanti al suo monolocale milanese, poi tante altre persone ormai familiarissime qui alla Casa 139 di via Ripamonti. Ho anche comprato la maglietta con il cervo (vedi recensione sotto) e un sacco di dischi per i regali di Natale. A proposito di doni, Lo specchio è la splendida apertura del concerto, uno di quei brani quasi mai eseguiti che suonano come un regalo appunto. L'atmosfera è cupa e intima, io mi sento invadere da un profondo senso di benessere anche se la mia testa fino a poco prima era come un pop-corn e sono incazzatissimo perché ho appena avuto quasi 800 euro di danni alla macchina (Dio cane!).
Siamo seduti sul pavimento e ascoltiamo come in un confessionale una scaletta di brani pregni di sentimenti. Il terzetto Moltheni, Canali, Pipitone riarrangia tutto in chiave acustica e sommessa. Nessuno fiata, solo applausi quando dopo le prime note si capisce qual è il brano proposto. Ovazione per E poi vienimi a dire... anche per Bufalo e per i pezzi della prima parte del live. Nel segmento centrale dominano invece le canzoni del nuovo ep Io non sono come te, vedi Tu, Montagna nera, Felce, Io non io... Ad ogni modo il concerto potrebbe essere più vivace anche in questa dimensione acustica... Di Toilette memoria sono i brani più applauditi della serata: Io, Nella mia bocca, L'amore d'alloro, Eternamente... A me è piaciuta tantissimo Splendore terrore... "nel fiume, nel corpo mi perdo e ti attendo...", suoni dilatati che si infrangono nelle pareti della testa come un'onda del mare... In chiusura dopo una piccola pausa Nel potere del legno e Suprema. Roberto Conti

 

 
 
Alla notte della tempesta con Il teatro degli orrori e Tre allegri ragazzi morti (novembre 2007)
Sono appena le 21.30 quando inizia la “notte della tempesta”. Il palcoscenico è quello del Rolling stone di Milano. Prima di cominciare una premessa doverosa: fa un po’ dispiacere come la serata sia così fortemente vincolata dai “tempi”. Moltheni è costretto ad iniziare quando i più sono ancora a cena, Il teatro degli orrori è panalizzatissimo dall’audio e i Tre allegri ragazzi morti devono tagliare un paio di pezzi della già scorciata scaletta perché il dj-set incombe… Peccato!
Entrando rimango colpito da una ragazza che indossa un cappotto nero a pois bianchi… fantastico! Erano mesi che non vedevo un capo così trash. Indescrivibile a parole! Già che siamo in tema di “moda” devo troppo segnalare la nuova maglietta del merchandising di Moltheni con su il cervo… dopo il cavallo e la mucca (sezionata) cos’altro potevamo aspettarci. Che Visnù li protegga.
Il risveglio è la partenza. Sul palco Gianluca, Giacomo e Pietro… Un po’ in ritardo arriva anche Moltheni. Poi dal secondo pezzo L’età migliore ecco anche Carmelo Pipitone. Dimenticavo, la serata è una di quelle organizzate da Rock tv… quindi bisogna fare bellissima figura: ritmi serrati e incalzanti. Deserto biondo dà a Carmelo la possibilità di sbizzarrirsi con la steel guitar… Poi Bufalo (potete vedere il video che ho girato con la mia fichissima digitale da 40 euro!) ed Educazione all’inverso. Aiuto, l’audio di questo locale così tecnologico, ci sono schermi ovunque, fa acqua da tutte le parti. C’è un riverbero odioso! Peccato per la seconda volta.
Il breve set continua con Nella mia bocca, poi Il bowling o il sesso. Tutto regolare. Ecco infine la chicca che non ti aspetti: Suprema con la batteria e le chitarre è ancora più bella. Pietro sorride. Il pubblico ancora di più. Tutti sono contenti ed appagati. Poi qualcuno chiede “eternamente”… Un attimo che mi accordo, risponde Moltheni.
Quello è il pezzo di chiusura. Poi tocca al Teatro degli orrori: con tutto il rispetto ci trovo pochino pochino. Il nome azzeccatissimo! A stento ho capito che cantavano in Italiano. Certo il genere a me ostico e l’audio (ancora peggio di prima) non hanno aiutato. Mi riservo di risentirli con più attenzione. Promessa.
Con una bella mascherona gigante alle spalle tocca ai Tarm: il loro show sulla cortissima distanza non coinvolge come dovrebbe. Certo Lorenzo piedi grandi o Il mondo prima, cantato con la collaborazione di Marcela, sono sempre canzoni che fa piacere sentire… Con Mio fratellino ha scoperto il rock’n roll e con Occhi bassi (la canzone della ragazzina che si ingroppa i topi… battuta pessima) il pubblico mascherato si infiamma. Tutti ballano. Nel frattempo tra gli spettatori si infiltrano nomi di musicisti più o meno noti. Tutti attenti e concentrati. Per il terzetto una bella soddisfazione, la Tempesta sembra volare alto. La gente c’è. Chiusura di rito con Mai come voi… il dj-set incombe. Almeno il dj-set era bello davvero. Di solito in questi locali mettono sempre la stessa robaccia. Qui no, almeno di questo va dato atto al vecchio Rolling. Roberto Conti

 

 
Scongiurato il temporale, Moltheni chiude il Rock Island di Bottanuco (luglio 2007)
"Probabilmente pioverà e dovremo annullare il concerto". Certo che Moltheni la sfiga se la tira proprio addosso. Qui a Bottanuco è l’ultima sera del Rock Island, una manifestazione che da oltre quindici anni porta nel paesello della Bergamasca gruppi di primo piano della musica rock (fate voi l'equazione).
Scongiurato il temporale, apre Ettore Giuradei, personaggio eclettico e molto apprezzato dal pubblico. Credo sia della zona. Propone qualcosa che sa lontanamente di folk. Si muove scoordinato, ostentando un’ubriachezza che non c’è. Nei brani racconta storie strampalate… raccontando le sorti del suo pancino (già dalla prima canzone non aspettava altro che mostrarlo al pubblico)… Una buona prova anche se sulla distanza un po’ monocorde.
Tra raffiche di vento arrivano “le libellule”. Questa sera Moltheni chiama così la sua band.
Voglio subito dire che il concerto è stato bello, tranne che per un effetto (tipo una specie di boato, non saprei bene definirlo, come si sente nell'album alla fine de Il circuito affascinante, ma molto più forte e fastidioso) abusato al termine di ogni canzone. Dopo un po’ Umberto dice: “So che è una pazzia, ma vi rifaccio un brano dell’inizio del concerto che ci ha fatto cagare” e si rimette a suonare Minerva. La chitarra si scorda di continuo e Moltheni non si preoccupa delle pause tra un pezzo e l’altro. La scaletta prosegue potente, tra vecchi e nuovi successi e con un ubriaco che dalla lontana zona bar non si stanca di gridare “Vai Moltheni!!!”, con tipico fonema bergamasco.
Nella mia bocca è forse uno degli episodi più riusciti, con un basso forte che risuona sempre uguale e riempie tutti gli spazi della zona verde del Rock Island.
In conclusione c’è spazio anche per Felce dall’ep Io non sono come te, regalo del prossimo autunno.
“Qui mi sa che ci conosciamo tutti molto bene”, dice Moltheni, prima di chiudere con Il Bowling o il sesso. Roberto Conti
 
Parente e Moltheni - Al Transilvania non ci sono più le ragnatele e i lampadari spettrali (maggio 2007)
Moltheni e Marco Parente hanno sdoganato il Mei da Faenza. Il loro è infatti il primo di una serie di appuntamenti che porterà svariati gruppi indipendenti italiani ad esibirsi sui palchi di altrettanti locali della penisola. A Milano, al Transilvania, tocca per primo a Marco Parente.
Il pubblico non è quello delle migliori occasioni, ma questo non sembra interessare più di tanto il cantautore napoletano che imperterrito sfodera testi ricercati e musiche che certo non hanno il dono dell’immediatezza, ma di sicuro quello della particolarità. Ed ecco che le linee vocali disegnano altalene sonore sulle quali è piacevole lasciarsi cullare, diversi sono i brani dell’ultimo lavoro Neve ridens, non mancano gli episodi ripescati dal passato in un’alternanza che continua a cullare gli spettatori perlopiù accoccolati sugli spalti del locale a godersi l’alternanza chitarra, voce e piano. La furbizia non gli manca, la scelta delle canzoni è perfetta per rimanere in quel limbo di apprezzamento della critica, ma che dal vivo non comunica molto se non una noia di fondo. Tutto molto personale, ovvio.
Poi sta a Moltheni. A mio avviso è un po’ seccato perché qualcuno degli spettatori usciti per la pausa sigaretta non è rientrato. La partenza è subito dinamica con Zenith, poi tutti brani dell’ultimo Toilette memoria, tranne In porpora, da Splendore terrore, una splendida Fiori di carne e Verano, dal testo struggente: "correrò nei pensieri tuoi, fino a intercettarti per portarti dentro ai miei, dimmi che fa male quanto pare, per quello che si paga in fondo non è niente... inventerò il cielo che vorrai intorno a noi... il cielo intorno a noi". (Ovviamente dalle parole di Umberto fa tutto un altro effetto che leggere qui...).
Esibizione sentita, anche se il locale ha perso i fasti di un tempo. Non ci sono più i lampadari spettrali e le ragnatele appese alle pareti. È anche piuttosto luminoso… Le cose cambiano. Roberto Conti
 
Al Jail concerto a parabola per Moltheni (febbraio 2007)
Eccoci al Jail che non ho ancora capito se si pronuncia Jeil (come credo) o Jaìl (come dice Pietro)… insomma il concerto di Moltheni inizia tardissimo e prima c’è tutto il tempo per scambiare due chiacchiere con gli amici che come me sono ormai degli abitudinari di Umberto. Prima recensione per il tour di Toilette Memoria: i concerti precedenti non mi andava di raccontarli, anche se lo avrebbero certamente meritato. La performance di questa sera è molto simile ad una parabola. Parte forte, poi discende in una contemplazione quasi mistica, infine risale in un crescendo sorprendente. In questo racconto decido di adagiarmi sul fondo della parabola e di sviscerare le suggestioni dei brani più soft. Con Natura in Replay la nostalgia corre al lontano 99 e a tanti piacerebbe ascoltare qualcosa in più di quel disco. Poi Fiori di carne viene dilatata come una goccia di inchiostro nell’acqua. Nella parte centrale è solo wurlitzer e la morbida voce di Umberto che sussurra <poi dice no… no/ poi dice no… no>, poi continua in un crescendo maestoso con basso e batteria fino al finale, ma i fiori di carne di Moltheni sono così, ormai lo sappiamo. Le sue canzoni cambiano a seconda del suo umore passando dall’acustico all’hard rock. È questo il caso di Zenith, il brano più riuscito di tutto il concerto, davvero bellissima e vibrante nella versione a tutta potenza. Nel finale da segnalare Educazione all’inverso, proposta nel bis… Poi, mi stavo dimenticando, Nella mia bocca, quello che sarà il prossimo singolo (solo radiofonico credo). Su di me ha un effetto sedativo, ma non nel senso che mi dona torpore, è più una sensazione trasognata, una specie di loop-trip, definitelo un po’ come volete… Un bel viaggio insomma. Umberto veste con una maglietta bianca da mutatore, coppola e collanina di perle… un abbinamento peggiore sarebbe stato arduo trovarlo, ma non siamo mica ad una sfilata di moda o al festival di Sanremo. Bravi, bis, dieci più (anche i miei amici scettici hanno tutto sommato gradito, e non è poco) un appello pero: ripescate qualcosa dal passato (vedi ad esempio Zona monumentale, Un desiderio innocuo, Mondo down, Finta gioia)… fareste la felicità di molti. Roberto Conti
 
A Genova concerto violento e romantico (gennaio 2007)
Dà una certo gusto, alla soglia dei 40  e dopo innumerevoli concerti visti, emozionarsi ancora una volta vedendo gente suonare dal vivo. Sabato ho deciso di fare quello che da lustri non facevo, fare una macchinata di amici, partire da Ivrea e andare a vedere Moltheni al Milk di Genova; da tempo tenevo d’occhio il suo sito per vederlo calcare un palco piemontese, ma mi ha costretto a questa trasferta però ben ripagata.
Sì, perché dopo averlo visto quasi casualmente a Ponderano (BI) qualche tempo fa, che apriva il concerto dei Perturbazione, ed essendo stato piacevolmente colpito da questo personaggio in vestaglia e mollettina sui capelli in una performance quasi acustica, senza basso, toccante e coinvolgente, non l’ho più perso di vista. Pochi mesi dopo usciva Toilette Memoria, con la conferma della piacevole sensazioni vissute al concerto di Ponderano.
A Genova il nostro Umberto Giardini si è presentato con una formazione in assetto classico: voce+chitarra rigorosamente acustica, basso, piano wurlizer e batteria. Il concerto è stato aperto da Marcella Garuzzo, cantautrice Genovese , un OGM creato clonando Carmen Consoli, Elisa, Alanis Morisette, che con la sua chitarra acustica, non me voglia,  l’ho trovata scontata  e un tantino noiosa, imprigionata nei suoi vocalizzi incomprensibili e negli inutili virtuosismi chitarristici . Dopo questa mezz’oretta di fastidio, arriva finalmente il momento di Moltheni e il Milk comincia a scaldarsi ed accendersi improvvisamente.
L’impatto sonoro è piacevolmente più violento rispetto al concerto precedentemente visto,  la batteria e il basso danno l’impressione di fornire una versione meno intimista e più rock alle canzoni dei due ultimi album, l’amalgama dei quattro sembra collaudata e assolutamente omogenea, il locale piccolo e la possibilità di scambio di battute con il pubblico durante i pezzi rendono l’ora e mezza del concerto sorprendentemente familiare. Onestamente non ho trovato durante il concerto mai un momento di noia e questo non mi capitava da tempo nelle esibizioni dal vivo, anche i 4/5 pezzi (introvabili in commercio) dei dischi precedenti a Splendore Terrore (Natura in Replay 1999 – Fiducia nel nulla migliore 2001) sebbene a me ignoti sono entrati diretti nelle orecchie e nel cuore, sostenuti della incredibile energia del gruppo; non è così consueto vedere suonare con tale veemenza una chitarra acustica che sospinge e sorregge con enfasi tutta una band.
Non mi piace trovare per Moltheni paragoni con altri gruppi o cantautori, già in molti lo hanno fatto, ma la capacità di mescolare melodie morbidamente tristi, con improvvise aperture sonore, testi con riferimenti incomprensibili, è oramai una sua caratteristica efficace, convincente e onesta; la forza della performance live ha reso ancora più coinvolgente l’esperienza.  Sinceramente mi trovo in imbarazzo a non trovare note negative alla serata (ah già, la Garuzzo…)  ma davvero mi chiedo come questo nostro prodotto, pur avendo calcato i palchi Sanremesi nel 2000 (nobody is perfect) non abbia la dovuta eco, ma forse è il vecchio discorso che siamo in Italia e non tutti i gusti sono alla menta. Per fortuna.Un concerto violento e romantico, che mi è piaciuto tanto e quando dico tanto credi è molto. Nicola Costantini
 
Nella periferia milanese arriva uno dei concerti più belli (giugno 2006)
Quando studiai storia non mi interessavano molto gli eventi bellici dell’Italia, né tanto meno gli equilibri tra la Germania e la Francia o l’espansione ad ovest degli Stati Uniti. Mi interessavano le “altre storie”: l’Africa, la diaspora degli Armeni, la colonizzazione dell’Oceania, solo per citarne alcune. Moltheni è la stessa cosa, un capitolo ‘importantissimo’ della storia della musica italiana, ma che pochi conoscono, proprio come la diaspora degli Armeni…
L’altra sera sono andato ad ascoltarlo al Barrio’s nel cuore della periferia milanese, vicino ad Assago. Solo la settimana prima al MiAmi (la foto si riferisce appunto a quella data) sempre a Milano, all’Idroscalo, aveva suonato con la solita band e con Giacomo Fiorenza al basso, qui invece si torna alla formazione a tre con i sempre ottimi Pietro Canali e Gianluca Schiavon. Alcuni episodi (da citare assolutamente): nel pre-concerto arriva una ragazza che tra i tanti presenti si rivolge proprio a Umberto e gli chiede “Ma i Moltheni hanno già suonato?”… ci mancava solo che aggiungesse che era venuta apposta per loro… Comunque la sua risposta è stata esilarante “Sì, hanno suonato prima!”… alla fine secondo me avrà anche comprato il disco questa ragazza.
Poi durante il concerto altre due donzelle che fanno? Passano in mezzo al palco per andare in bagno… Momento scelto? Ovviamente il meno adatto, appena prima di Suprema. Per fortuna almeno hanno avuto il buon gusto di rimanervi, nel bagno, dopo che Moltheni ha fermato il concerto per chiedere se dovevano “fare la piscia”.
Ok passiamo al concerto. Secondo me è stato uno dei più belli, intimo, divertente, intenso... Sarà perché ho conosciuto molta gente a questo concerto… ma me lo sono davvero goduto come pochi altri. La scaletta è stata ricca di brani del nuovo (in uscita in autunno) Toilette Memoria: Minerva, Nella mia bocca, Bufalo sono solo alcuni dei titoli che mi restano in mente. Sono brani più orecchiabili del solito, più ariosi, come ha detto lo stesso Moltheni… ma che regalano le tipiche pillole: “il verme con gli occhi a ingegnere”, “credevo di essere un dente marcio nella tua bocca”…
Che succederà con questo nuovo Toilette memoria? Io credo che sia un “discone” e non lo dico solo in qualità di “fan”, lo dico perché le canzoni sono belle, punto. Poi ci sono le collaborazioni che non guastano. Se i Subsonica hanno fatto vendere la Donà, Battiato e i Verdena varranno qualche migliaio di copie (ovviamente non è questo lo spirito dei sodalizi, che nascono in primis dall’amicizia e dalla stima). Ormai i giochi sono fatti: Moltheni di nicchia è e di nicchia rimarrà… non si può escludere che prima o poi esca un pezzo da classifica o lo spot di una pubblicità (aaah, se fossi io un pubblicitario!), ma alla fine la diaspora degli Armeni ritorna tra gli argomenti del dimenticatoio della storia. Anche se qualche studioso ci ha scritto diversi libri (aaah, se fossi uno scribacchino!).  Roberto Conti

Dicembre 2005 Casa 139 Aspettando il nuovo disco... ci regala l'ennesima emozione Ormai è un appuntamento quasi rituale… suona Moltheni alla Casa 139 di Milano. Si parte, per l’ennesima volta, sfidando la nebbia della pianura padana. Arriviamo con tanto anticipo, il locale è pieno: tante delle persone sono ormai quasi familiari; probabilmente se fossimo in centro Italia o in montagna ci si saluterebbe tutti quanti… invece siamo a Milano, siamo a un concerto di Moltheni, la compostezza purtroppo è di rigore (non che ci si debba mettere a ballare, sarebbe impossibile farlo, ma un minimo di partecipazione del pubblico a malapena parlante non sarebbe male…). Eccolo… questa volta l’Umberto (l’articolo è in onor di Milàn) si presenta con una casacca orientaleggiante, stile kimono. Attacca con Petalo, che sorpresa, credevo fosse finita nel dimenticatoio e invece eccola, intensa e particolarmente apprezzata dal pubblico. Poi il concerto scivola via lentamente, in un clima festoso e scherzoso: un paio di fotografi in pratica salgono sul palco invadendo gli spazi di Gianluca Schiavon e Pietro Canali. Ad un certo punto i due musicisti escono di scena e Umberto attacca con Ognuno di noi sogna porno, non un gran che eseguita in versione solista senza strumenti, la sorpresa di risentire anche questo brano è molta. Poi si continua con altre gemme, fino all’ultimo brano, la consueta Il bowling o il sesso?. Poi il bis, Suprema, eseguita con l’accompagnamento di un pianoforte gentile concessione de La Casa 139. Il pubblico ascolta silenzioso, le parole del brano penetrano nella testa come fossero suggestioni capaci di scavare dentro. La serata si conclude con un arrivederci al prossimo concerto quando magari il nuovo album sarà già ai nastri di partenza. Il nuovo lavoro potrebbe chiamarsi "Toilette memoria" e pare uscirà il prossimo autunno. I brani per definizione di Moltheni “hanno un sapore giocoso e oscuro insieme. I testi sono molto semplici e ne vado molto orgoglioso. Tra i brani più belli c’è di sicuro Nella mia bocca, ma anche Minerva non è da meno”… Non ci resta che aspettare allora. Nel disco ci saranno anche uno o due brani che vedranno la partecipazione dei Verdena, saranno in linea con lo stile del disco, folk e piuttosto pacati. Le ultime indiscrezioni sul fronte nuovo disco parlano di un lavoro ricco di collaborazioni, oltre ai già citati Verdena, un brano dovrebbe essere cantato da Franco Battiato. Tra gli altri nomi Marta sui Tubi e Bill Elm dei Friends of Dean Martinez. Nel mese di aprile 2006 è prevista anche l'uscita di un disco live (in vendita ai concerti o su moltheni.org) contenente otto tracce registrate in due delle date del tour di Splendore Terrore. Roberto Conti

Ottobre 2005 Accelera il sangue al Bloom con i Fiub e Moltheni Riparte il Jestrai rock. La prima tappa dell’edizione invernale 2005 parte dal Bloom di Mezzago in provincia di Lecco. Ad aprire la serata sono due band emergenti Hodge e Leyelibra. Poi il concerto entra nel vivo con l’esibizione dei Fiub, il duo esprime una rara potenza sonora “vecchio stampo”: energia, grinta, buone qualità tecniche ed un’instancabile voglia di suonare sono certamente gli ingredienti che danno una marcia in più al duo. Nota leggermente negativa quella dei volumi, troppo alti per riuscire a cogliere in modo apprezzabile i contenuti testuali di quello che sarà il loro primo long playing (in uscita ad inizio 2006). L’ep d’esordio Brown stripes ha fatto assaporare un promettente antipasto, ad iniziare dal titolo che si contrappone alle “strisce bianche” o più propriamente sbiancanti diventate celebri per Seven nation army. Dopo mezzanotte l’atmosfera si fa più rarefatta e dilatata. Sale sul palco Moltheni, da solo, e intona un intro inedito, il cui testo in sintesi spiega che da una merda può nascere un diamante. Poi salgono sul palco i musicisti: Pietro Canali al wurlitzer e il nuovo batterista Roberto Russo. Zenith, La ragazza d.s., Natura in replay sembra esserci qualche problemino, soprattutto sui pezzi più lenti la batteria trova soluzioni ardite che mi lasciano un po’ dubbioso. Poi per fortuna tutto cambia. In porpora è il pezzo della svolta, la batteria riesce a far prevalere ritmi più “tirati” rispetto a quelli meditativo-psichedelici (non mi piace proprio la parola psichedelici), brani come Tatàna sarebbero stati fuori luogo nel concerto di questa sera, e infatti non vengono eseguiti. Moltheni si è scrollato dal torpore iniziale e regala pillole di ironia: dopo aver sfoderato la solita sfilza di inediti, si cimenta in una versione particolarmente riuscita di Fiori di carne. Poi la band scende dal palco e parte Il circuito affascinante in versione karaoke con il pubblico; nel finale improvvisa stravolgendo il testo con un chiaro riferimento alla politica italiana che (e come dargli torto) non piace a Moltheni nel suo insieme. Torna la band ed è la volta dell’ultimo brano Il bowling o il sesso?- Che dire, ancora una volta grazie di regalarci tante delicate parole e tante emozioni… Roberto Conti

Luglio 2005 Max Gazzè e Moltheni ci regalano anche un duetto Max Gazzè torna sul palco di AstiMusica per celebrarne il decennale e lo fa con un meraviglioso concerto gratuito nel quale ripropone tutti i successi della sua rispettabilissima carriera. Ad aprire le danze è un applauditissimo Moltheni. Poche le canzoni proposte con l'accompagnamento dell'ottimo Pietro Canali: Il circuito affascinante, Natura in replay, Eternamente nell'illusione di te. Poi è la volta di Gazzè, ispiratissimo, che come da copione regala spassosi siparietti nell'insolita scenografia domesica con tanto di lavatrice illuminata, lampade e frigorifero con la birra dentro. Tanti i brani proposti tratti dalla raccolta Raduni 1995-2005 nella quale Gazzè cerca di illustrare e sintetizzare in un doppio album le varie sfaccettature della sua vena poetica e musicale. Il primo disco infatti include il rock solare, i riff e gli arpeggi accattivanti del singolo Splendere ogni giorno il sole e l’ironia pungente sulla superficialità della società dell’apparenza di Sexy, che parte con un'intro bandistica vagamente alla Goran Bregovic. Il secondo cd invece comprende una vena romantica e malinconica che narra (nei due brani inediti) relazioni naufragate sulle sponde della quotidianità e di un amore che però resta ancora... 
I due cd raccolgono poi brani celebri come le sanremesi Il timido ubriaco, con il suo arrangiamento orchestrale arioso, e l’originale Una musica può fare, o ancora l’ironica hit Annina, caratterizzata da notevoli linee di basso, ma racchiude anche ballate poetiche meno famose, come Comunque vada, il cui ritornello descrive una fuga le cui lacrime sono intessute di chitarra elettrica, o come In questo anno di non amore, struggente brano ricco di sintetizzatori che fa pensare un po’ a Pyramid Song dei Radiohead. Il concerto prosegue piacevole e divertente, poco prima della chiusura una sorpresa: Max chiama sul palco Moltheni ed inisme eseguono La favola di Adamo ed Eva, poi addirittura un pezzo reggae, cose da non credere... Moltheni e Gazzè che suonano un pezzo reggae!! L'atmosfera è molto carica, il pubblico coinvolto e caldo. Siamo in chiusura: Moltheni scende dal palco accolto da un applauso fragoroso. Poi Max ripropone ad un ritmo forsennato Una musica può fare. Una musica in effetti può fare davvero tanto, nella serata sicuramente ha regalato voragini di emozioni. Roberto Conti
 
Jestrai rock con Moltheni e Love in elevator (luglio 2005) Deludente, potrebbe essere un eufemismo positivo per descrivere una delle date del Jestrai rock (edizione estiva 2005), più precisamente la data con Love in Elevator e Moltheni. O meglio quella che dovrebbe essere stata una serata dedicata alle Love in Elevator e a Moltheni, ma che in realtà è stata monopolizzata dai gruppi minori: quando ci si è accorti che il carrozzone sonoro della festa dell'Unità avrebbe dovuto tacere per mezzanotte, alle Love e al buon Umberto non è restato che spartirsi i pochi minuti lasciati a disposizione dagli Adharma e dei Let's get lost, altri due prodotti del vivaio Jestrai, che per l'occasione hanno sfoderato una performance noiosa e negativa. Sorvolando sull'ingenuità organizzativa (chiunque sa benissimo che i concerti all'aperto e vicino alle case non finiscono mai molto oltre la mezzanotte) passiamo alle Love in Elevator: ragazze bellocce e brave, che rispetto ai gruppi precedenti sanno "tenere" il palco in modo dignitoso. Tra le canzoni da segnalare Venoma e White queen. Tagliate e invitate gentilmente ad andarsene proprio quando il concerto entrava nel vivo, le "Love" lasciano la scena a Moltheni, per uno spettacolo durato a malapena 12 minuti. Il tempo di proporre Zenith, Natura in replay, Eternamente nell'illusione di te e un grazioso siparietto musicale dedicato ai Carabinieri che si accingevano ad imporre lo stop alla musica. A seguire l'ultimo brano L'alba, la notte, l'inferno. Poi tutti a casa. Questa volta delusi e scontenti. Roberto Conti
 
Intima atmosfera a Villa Picchetta - Cameri 29.6.2005
Spesso non è solo cosa senti ma dove lo senti. Ho sentito Moltheni parecchi anni fa quando faceva promozione radiofonica a RadioRai. Ne è passato di tempo e per il cantautore marchigiano è stato abbastanza travagliato. Un disco, Splendore Terrore, che ha faticato a venire fuori per i soliti problemi a farsi sentire dalle case discografiche, specialmente ora che, si dice, l’industria è in crisi. Ma Moltheni sembra voler proseguire sulla sua strada. Accanto a un vero focolare e accompagnato da poche candele in una piccolissima, intima sala di una villa padronale di Cameri, sembra spuntare il suo vero io. In acustico, con una sola chitarra ad accompagnarlo suona struggente e passionale, ma mai malinconico. Un Tim Buckley tutto nostro, che predilige storie di rapporti individuali, entro i quali riesce a declinare le coordinate della Storia. Peccato soltanto che non abbia voglia di usare con continuità la sua splendida voce, ma forse ha semplicemente deciso che è meglio così. Non è un compito facile ammaliare con tocchi estatici rinunciando all’epicità. Non so. Per la sua musica qui a Cameri potrebbero servire due sole parole: splendore, terrore. Milena Ferrante
Leggi l'intervista a Moltheni prima del concerto
 
 
Moltheni ed Egle Sommacal.Che bel compleanno! La Casa 139 27.5.2005
Non c'è a mio avviso metodo migliore di un bel concerto per festeggiare il compleanno, quello di Moltheni del 27 maggio a La Casa 139 di Milano è stato sicuramente uno dei regali più graditi. Arriviamo in quattro e appena entrati io ed un amico ci lanciamo in una partita di calcetto con la band di Moltheni (Gianluca Schiavon e Pietro Canali, che per la cronaca hanno perso con clamore). Saliamo al piano di sopra e dopo poco compare Egle Sommacal che apre con alcuni brani eseguiti con la sua chitarra. La tecnica dell'ex Massimo Volume ed Ulan Bator è invidiabile: crea atmosfere oniriche e suadenti,  ricreando con un solo strumento un suono sfaccettato come se contemporaneamente suonassero una chirarra e un basso. Poi è il turno di Moltheni che si presenta scalzo e attacca con una scaletta come al solito ricca di inediti, a partire dal brano di apertura nel quale affronta l'insolito tema della masturbazione. Si prosegue con brani tratti dai tre album più qualche chicca, come la bellissima Tra le tue lentiggini che riprende il vecchio inedito Koma e le splendide Eternamente nell'illusione di te (ormai un classico dei suoi live) e L'alba, la notte, l'inferno un altrettanto splendido brano che mi auguro verrà incluso nel prossimo disco. A proposito di future uscite discografiche: ci sono novità in arrivo per l'autunno... non sarà l'atteso Forma Mentis, ma un lavoro completamente nuovo nel quale però alcuni episodi di Forma Mentis potrebbero essere ripresi. Etichetta ancora misteriosa per il momento, incrociamo le dita e speriamo di non dover aspettare ancora quattro anni... Roberto Conti
 
Perturbazione e Moltheni al Babilonya di Biella (Aprile 2005) Concerto doppio quello del Babilonya con Moltheni e i Perturbazione. Arriviamo poco prima dell’inizio. Sembra ci sia una discreta affluenza di pubblico (sul pubblico aprirò una piccola parentesi tra poco). Ad un certo punto una bizzarra figura si avvicina al bar: indossa un mono-abito scuro stile anni ’60, delle deliziose scarpette rosa pallido e una coreografica mollettina per capelli. E’ Moltheni che per il concerto biellese sceglie una coreografica mis femminile. Inizio alla grande con Il circuito affascinante cantata a squarcia gola dal pubblico… (con tanto di ragazzine vocianti e disturbanti. Tanto vocianti e disturbanti quando dicono a voce alta “sembra troppo Carmen Consoli” che Moltheni risponde loro “Vi sbagliate… io sono molto più troia!”. Prosegue il concerto, che vede la partecipazione di un nuovo batterista, il nome non lo ricordo, in sostituzione di Gianluca Schiavon. Si prosegue con Zenith, e con alcuni brani di Splendore Terrore (che per fortuna le ragazzine non hanno ancora comprato e quindi non conoscono). Il concerto risulta particolarmente divertente: Moltheni si diverte a rispondere al pubblico e a scherzare con spassosissimi gemiti… esempi: Umberto geme di piacere e accenna a masturbare la chitarra… 
Un’altra parentesi sul pubblico (particolarmente molesto nel richiedere pezzi tra i più vari da "Irene" a Educazione all’inverso sino a Finta gioia, Zona Monumentale e Marilena… almeno il pubblico è preparato… rido…).
Continuano i pezzi, la scaletta è simile a quella dei concerti precedenti, si arriva alla bellissima Eternamente nell’illusione di te (dopo Cristo), inedito ma abitualmente proposto. Poi è la volta di un altro inedito, forse intitolato L'alba, la notte, l'inferno ad un primo ascolto non particolarmente entusiasmante… Poi Tatana, un po’ meno urlata del solito, con la partecipazione di Sara Nina Brugnolo. Il concerto finisce tra gli applausi con Il bowling o il sesso?
 Poco più tardi e’ la volta dei Perturbazione, band che conoscevo poco, ma con un buon seguito di pubblico. Le canzoni sono belle, ben eseguite dalla numerosa formazione che annovera tra le sue file una procace violoncellista… Molta grinta, tanto entusiasmo, a tratti qualche accenno di "pogo"… peccato che tra un pezzo e l’altro il cantante mi sfinisca con dei monologhi assolutamente sgraditi… serata nel complesso molto positiva! Roberto Conti
 
Tanti amici allo Zero di Bergamo (aprile 2005) Bell'atmosfera al concerto del 1 aprile allo Zero di Bergamo. La performance tarda ad iniziare: poco male il locale è pieno di gente e tra il pubblico non mancano i musicisti e gli "amici celebri" di Umberto. Ci sono i Verdena al gran completo (speravo in una cammeo durante il concerto), alcuni dei Karnea, Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Mary della Jestrai e qualche altro componente sparso dei gruppi della scuderia bergamasca.
Si parte ed è quasi l'una di notte. Zenith, In me… la scaletta è più o meno la solita delle date precedenti.
Ad un certo punto Moltheni parte con Il circuito affascinante… e poi continua il pubblico "…e non riesco a perdonarti veramente. Io cerco ma non riesco a perdonarti veramente, mentre moltipliche acide lacrime, io vedo quel che vedo…aahahahahah…."
Bella Tatàna eseguita con la collaborazione di Sara ed Eternamente nell'illusione di te (dopo Cristo, aggiunge Umberto). Applausi per tutti, specie per Gianluca Schiavon, appena arrivato da Ancona. Un bis solo, nonostante le richieste del pubblico, con una splendida Il bowling o il sesso? Roberto Conti
 
Le abatjour di Moltheni regalano splendore -  9/2/2005
Sorprende La Casa 139 letteralmente gremita per il concerto di Moltheni di mercoledì 9 febbraio. Un contesto, quello del locale milanese, che calza a pennello con le sonorità e l’ambientazione create da Umberto e soci per portare in tour il nuovo Splendore Terrore. Il pubblico è talmente numeroso (nonostante per entrare nel locale sia stato necessario iscriversi al circolo con una spesa di 15 euro, oltre al prezzo del biglietto) che siamo costretti a sederci praticamente sul palco…
Eccolo verso le 11.30: si parte con Il bowling o il sesso?, poi si prosegue con una scaletta che alterna i brani del nuovo album con qualche ripescaggio da “Fiducia” e da Natura in replay. Un plauso particolare a Gianluca Schiavon, capace di regalare una rara intensità e dinamismo a pezzi profondi e riflessivi, certo non facili da proporre in un live…Tra gli episodi più riusciti certamente In porpora, arricchita di una buona dose di cattiveria rispetto alla versione del disco. La serata prosegue tra brani strumentali e vecchi successi in un’atmosfera fiabesca, ammutolente e fatua: il pubblico applaude e osserva in religioso silenzio assegnando involontariamente a Moltheni un ruolo profetico. Lo spettacolo continua con un’altra chicca: l’intervento di Sara Nina Brugnòlo che recita sulle note di Tatàna. Personalmente ho molto gradito questa “intromissione” poetico-teatrale, per alcuni spiazzante, certamente atipica, più che altro per le urla, ma indubbiamente utile a riempire di significato una delle numerose strumentali di Moltheni e “compagni”. Arriva il momento che più aspettavo: Eternamente nell’illusione di te, inedito di rara potenza (nonostante la versione acustica) e profondità testuale… solo per questo brano vale la pena di aver fatto tanta strada (inutile ribadire che tutti sperano di ascoltare al più presto anche il lato duro di Moltheni, in quel Forma mentis che al momento resta nel cassetto)… D’improvviso quello che a me piace definire uno spettacolo più che un concerto si trasforma in qualcosa di più… Moltheni parla poco col pubblico, ma i suoi piccoli gesti, le rare battute, gli sguardi, danno vita ad una comunicazione empatica, indubbiamente diversa rispetto a un concerto “tradizionale”… Si arriva agli ultimi brani che, se la memoria non mi inganna, sono stati Fiori di carne, quello che, parole di Moltheni, “Sarebbe dovuto essere il singolo in accordo con l’etichetta, ma non lo abbiamo fatto uscire perché fa più figo!”, chiude l’applauditissima E poi vienimi a dire che questo amore non è grande come tutto il cielo sopra di noi. Poi il bis con Suprema: Pietro Canali abbandona il Wurlizer per un pianoforte e Umberto ci mette tutta la sua comunicatività. Risultato: una serata memorabile… anche se molti dei presenti speravano di sentire qualcuna delle “hit” moltheniane tipo Il circuito affascinante, Finta gioia, Zona monumentale o, opinione personale, lo splendido inedito La condanna del tuo corpo. Se Umberto leggesse… Roberto Conti
 
Bologna 15.1.2005 Premetto che mi ritengo un divoratore di musica, ne ascolto tanta sia straniera sia italiana ma la prima volta che ho visto Moltheni a Night Express su
Italia1, mi è venuto subito da dire: "Finalmente qualcosa di nuovo!"
Così è stato il primo album: la scoperta di un autore con testi un po' fuori dalle righe, profondi, intensi, e forse per questo ad oggi Umberto non ha avuto il successo meritato, inevitabilmente visto i contenuti le sonorità a volte spigolose, (e mi riferisco a Fiducia nel nulla migliore), gli hanno ritagliato un pubblico di nicchia. Insomma Moltheni piace o non piace, non ci sono vie di mezzo. Per quel poco che può contare a me piace e molto. Il concerto del 15 gennaio è stato per me una sorpresa. Splendore Terrore pur avendolo sentito per la prima volta live, lo definirei l'abum della musica e delle atmosfere che Umberto è riuscito a creare. Atmosfere delicate, intime, mature, sembra quasi che Umberto sia tornato in punta di piedi... Vuoi per la voluta o obbligata performance acustica, la musica rimane uno dei punti di forza di questo nuovo album, che finalmente ho avuto la possibilità di comprare al concerto. L'altro aspetto che mi ha colpito è stata la disponibilità di Umberto e l'approccio che ha avuto con i fan. L'impressione che avevo avuto al Link o al Velvet durante il tour di Fiducia nel nulla migliore, era stato di un Moltheni un po' distaccato e molto concentrato. Sabato invece subito dopo il concerto è stato super disponibile per autografi e foto. Cos'altro dire, non parlerò nello specifico dei brani o della scaletta, chiudo dicendo che sono contento che Umberto sia tornato, sono contento che il locale fosse pieno, sono contento di averlo potuto rivedere e risentire e sono
soprattutto contento di avere il cosi tanto atteso nuovo Cd. Deg
 
Moltheni al C.Side: parte il tour del terrore 5.12.2004 - A distanza di quasi quattro anni dal suo precedente lavoro Moltheni presenta al C-side di Milano il nuovo Splendore Terrore nell'ambito della manifestazione "Lotus tour".
Sono molto nervoso, ma contento, da molti mesi attendevo questo concerto. Sono ben sei i gruppi sul palco prima di Moltheni, tra cui i Penelope, che ringrazio per le riduzioni all'ingresso (!). Finalmente dopo mezzanotte e mezza, eccolo sul palco. Formazione a tre: Umberto (chitarre, effetti e voce), Gianluca Schiavon (batteria) e Pietro Canali (tastiere).
Si parte, in tipico Moltheni's style con un brano inedito, poi un altro, poi un ennesimo che però non comparirà su Splendore Terrore: è Eternamente nell'illusione di te. Il concerto è decisamente intimo e sommesso, forse in eccesso. I musicisti non sembrano essere perfettamente a loro agio e il pubblico, non conoscendo i pezzi, partecipa poco, anche se non si risparmia negli applausi. Tra i nuovi titoli Bue e Gli occhi di Mara Cagol, strumentali, poi Fiori di carne e La ragazza dai denti strani, inediti che si vanno ad aggiungere alla quindicina di pezzi che Umberto aveva già proposto nelle precedenti date, accompagnato da Egle Sommacal, ma che saranno destinati ad un album elettrico in uscita (forse) in futuro.
Il concerto non è entusiasmante: i brani sono molto belli, soprattutto testualmente, ma poco trascinanti ed eccessivamente sommessi, inoltre i musicisti paiono un po' a disagio per il contesto poco adatto… servirebbe una seconda chitarra per rendere un po' più incisivo il tutto…
Moltheni se ne accorge e coinvolge il pubblico intonando, fuori scaletta, Il circuito affascinante e facendola cantare ai fan. Poi ripesca dal primo album Flagello e Amore e da Fiducia nel nulla migliore l'ipnotica Zenith e In me. Siamo già in chiusura, non capisco se il concerto sia stato volutamente breve oppure se i gruppi precedenti, sforando, abbiano limitato il tempo della performance di Moltheni. Il pubblico rumoreggia e intona Zona monumentale per richiamare la band sul palco. Poi dopo un applauso scrosciante, Umberto invita al silenzio: "Il prossimo brano si chiama Suprema e fa parte di Splendore Terrore che uscirà a gennaio per La Tempesta.  Tra il pubblico c'è anche Davide Toffolo dei Tarm, attento nel visionare la performance del nuovo artista della sua scuderia. Con Suprema si chiude il concerto, intenso, ma, a mio avviso, decisamente sotto tono considerate le qualità di Moltheni e della band. Roberto Conti
 
 
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