Franziska The Action ****
Erika Gigli

Fare reggae di questi tempi e in un contesto musicale, quello occidentale, sempre più abituato a facili e mediocri motivetti che spopolano in ogni dove e ai correlati spiccioli contenuti, si configura fin dagli inizi come una sfida. Con il nuovo album Action i Franziska si lanciano nuovamente sulla nostra scena musicale con tutte le carte in regola per attaccare lo sputtanato mondo musicale e per portare avanti, a testa alta, un genere che non può non tenere in considerazione la storia importante che ha alle spalle, né (per sua stessa natura)  i contenuti e la loro portata sociale e culturale. Anticipato dal singolo The Herb, questo album conferma e corona il sound e gli impegni intrapresi da qualche anno a questa parte dai Franziska. In Action l’amalgama di fiati, chitarra e di una ritmica ottimamente presente e trascinante, costituisce la base per la voce nera di Roddy e quella bianca di Piero, un’accoppiata timbrica originale e vincente. In Action sono contenuti brani in stile dance hall e brani più melodici, tutti accomunati dalla forte esigenza di comunicare, di farsi sentire, di cantare del mondo di oggi e dei problemi della nostra contemporaneità, senza mai scadere nel banale, né nel retorico. I Franziska si sono avvalsi, per questo album, di collaborazioni importanti come Bunna degli Africa Unite e  Freddy Mc Gregor, veterano del reggae mondiale, con il quale hanno elaborato e inciso una nuova versione della sua celebre Big Ship. In definitiva, Action è un disco prezioso che possiede tutta la forza necessaria per  riaffermare e riportare in auge in Italia (e non solo) il reggae, con tutto il suo importante impegno sociale... e ovviamente (non dimentichiamocelo!) con tutta la sua spinta al ballo e al far festa! A buon rendere!


  Moltheni - Toilette memoria *****
 

Ognuno di noi ha un’età migliore e quella di Moltheni è probabilmente arrivata con questo quarto album (ufficiale). In Toilette Memoria i brani sono più ariosi rispetto al minimalismo di Splendore Terrore, più immediati rispetto al rock un po’ criptico di Fiducia nel nulla migliore, più curati rispetto all’esordio pop di Natura in Replay, insomma il disco ha le carte in regola per arrivare e piacere a tanti. Certo rimane il tipico testo moltheniano, il linguaggio unico, l’approccio genuino e viscerale e poco importa se lo stile dell’album sceglie questa volta il folk, piuttosto che il rock o il minimalismo acustico. Nell’abbondanza qualitativa del disco emergono Eternamente nell’illusione di te, Nella mia bocca, Io, Deserto biondo, mentre sprofonda Sento che sta per succedermi qualcosa in cui la collaborazione con Franco Battiato poteva essere maggiormente valorizzata. Da notare la continuazione del ciclo “ligneo” che dopo Legno (Fnnm) e Nel potere del legno (Splendore terrore) prosegue con Nel futuro potere del legno dalle suggestive sonorità orchestrali. Interlocutoria la traccia finale Cavalli sciolti del nord dove dalla collaborazione con i Verdena ci si attendeva qualcosa di più di un pur positivo momento psichedelico. Un plauso quindi a Moltheni per la continua e positiva evoluzione (per il futuro si chiede a gran voce un recupero del rock duro di Forma Mentis, l’album pronto e mai pubblicato), alla ottima band e a La Tempesta per aver creduto e valorizzato un progetto meritevole come quello di Moltheni. Giovanna Oceania

Alla fine è ritornato, dames et messieurs, Moltheni. Questa volta in folk, dice lui, con il disco Toilette Memoria. Le novità? Più suonato, più sfaccettature, più arioso: c’è la canzone rossa, quella gialla analcolica, quella leggermente alcolica, lo spumante secco come l’Oliva di Braccio di Ferro e un buon vino che se lo bevi la mattina, se non ci stai attento, ti può seppellire. Poi ci sono tanti sfumati, belle dinamiche, echi e risonanze. E le capacità di maneggiare temi sembrano le stesse che hanno i bambini quando giocano con la sabbia. Disfanno, fanno e disfanno. Fino a che una nuova onda di splendido mare li costringe a rifare di nuovo. Grandi strumentisti ed amici hanno affiancato Moltheni nella stesura di questo suo quarto lavoro e sembra che il tutto viaggi solo con l’energia delle vibrazioni, si riconoscono a pelle. Poi mi stupisco perché tutti sono oltremodo virtuosi: dalla batteria escono timbri che non saprei ricondurre alle possibilità dello strumento: altro che “bum” e “cia”, un tiro che arricchisce la melodia di miriadi di soluzioni. La tastiera sembra illimitata. Il basso ha un walking preciso, ma anche grandi oasi di suoni impalpabili. Lo ascolto su una calda poltrona rosa. La musique: Eternamente nell’illusione di te lascia fluire l’immaginazione in un gioco fatto di gesti espressivi di forte intensità. Nella mia bocca risuona ossessiva e pulsante cullandomi in oniriche suggestioni. Nel futuro potere del legno tre piani di morbidezza. Minerva è scanzonata che non ti aspetti. Moltheni alimenta con la giusta quantità d’aria un fuoco che non si spegne. E non è poco. Roberto Conti 

 
 
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