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Moltheni
- I segreti del corallo ***** |
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Roberto Conti |
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Moltheni
riesce ancora una volta a stupire tutti quanti con il
suo quinto album I segreti del corallo che ha
prima di tutto il merito di rincuorarci sul presente e
sul futuro della discografia italiana.
- Lontano da etichette di genere, Umberto
Giardini è in grado di rinnovarsi continuamente,
mantenendo come capi saldi un gruppo di musicisti
collaudato e una scrittura metaforica e surreale vero e
proprio marchio di fabbrica, sceglie per questo ultimo
lavoro una dimensione folk che si evolve attraverso un
percorso simile ad un album di fotografie che raccontano
episodi di vita, descrivono alla perfezione attimi e
sentimenti.
- La prima parte del disco è più
suonata e contiene brani che piaceranno sicuramente a
chi apprezzò Toilette memoria e in parte anche Natura
in replay.
Vita rubina, la prima traccia, è di certo uno degli
episodi più densi di suggestione: le passioni, le
colpe, i delitti, restano fissati per sempre, incollati
dalle parole e dal ritmo di un pezzo inquieto e
commovente (e quando dico commovente vuol dire che
ascoltandolo mi è scesa una lacrimuccia).
- Ci sono anche canzoni ariosissime, come
Gli anni del malto o L’amore acquatico
che ci donano un Moltheni sereno nel raccontare i
sentimenti e la natura (perpetue armonie che mi
trascinano e mi comprendono). Nella prima parte c’è
anche il consueto brano strumentale Che il destino
possa riunire ciò che il marea separato e poi In
porpora, canzone ripescata da Splendore terrore
in una nuova veste arricchita di strumenti, così come Suprema,
ultimo ‘segreto del corallo’ ad essere svelato.
- La seconda parte del disco sceglie
invece sonorità acustiche più minimali, nude, sullo
stile del recente ep registrato in Svezia Io non sono
come te. E così sono i testi a diventare assoluti
protagonisti: “Vittime di noi, cavie prima o poi,
porci pensieri in me riemergono… ultima fermata le tue
labbra”.
- Le
canzoni de I segreti del corallo vanno
sorseggiate piano, altrimenti si rischia di perdere gran
parte della fantasia e della poesia con le quali sono
state scritte.
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Alanis
Morisette - Flavors of entanglement *** |
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Giovanna
Oceania |
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C'è
lo yogurt con fragole e lo yogurt al sapore di fragola,
così blaterava l'anziano Mike Buongiorno per
giustificare il prezzo del primo yogurt, doppio di
quello con il solo aroma. Alanis Morisette deve aver
fatto il ragionamento opposto nel suo Flavors of
entanglement, disco dai molti aromi, che esplora
territori musicali anche nuovi per la bella canadese.
Questi “sapori di un coinvolgimento” (o di una
relazione o della confusione dei sentimenti) vanno dal
gusto forte di Citizen of the world,
contraddistinta da tablas e archi, fino al retrogusto
ferroso di Versions of violence, con tastiere
alla Nine Inch Nails, chitarre metal. Il singolo
Underneath rimanda invece alla Morissette più
conosciuta. Il sapore principale del disco rimane la
drum’n’bass leggera, con volute di synth e voce
angelica, vedi Moratorium. La Alanis più matura
e compiuta è quella di In praise of the vulnerable
man, dove il testo (un’ode al maschio che ripudia
il maschilismo) si fonde con la musica, sintetica e
arabeggiante. È il suono attuale di una dichiarazione d’amore
poco tradizionale che fa da contro altare a Incomplete,
l’ammissione di una sensazione di vuoto che solo una
relazione normale (con matrimonio e figli) potrebbe
colmare. Sentimenti confusi su suoni precisi, prodotti
da Guy Sigsworth, già con Björk.
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Fratello
metallo - Misteri ** |
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Roberto Conti |
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"Gran
bastardo traditore, lui non fa soltanto fumo, ti
arrostisce anche la carne... ma non c'è nessuna droga,
è monopolio di stato". Questa è la traccia n. 7 (Tabacco)
di Misteri, il nuovo disco di frate Cesare, in
arte Fratello metallo. Da missionario in Costa d'Avorio
ai palchi del God's of metal al quale ha partecipato
quest'anno. Bollarlo come un fenomeno bizzarro sarebbe
troppo facile e probabilmente anche riduttivo, la sua
produzione discografica è assai vasta e con questo
Misteri centra appieno quelle che sono le sonorità
del metal più tradizionale. Il disco è ben suonato ci
sono chitarre potenti e una solida base ritmica (alla
batteria c'è anche il novarese Andrea Zingrillo) e vale
la pena di un ascolto, almeno per togliersi la
curiosità di approcciare una produzione musicale così
particolare. E quindi che il messaggio si di 'evangelizzazione',
in netto contrasto con un metal bollato come satanico e
blasfemo, poco importa, i metallari in fondo sono gente
strana! E quindi sorridiamo, ma non ci stupiamo più di
tanto, ascoltando Maria maiestatis (in latino) o
il testo di Bacco "Il vino ti rallegra,
l'alcol ti inebria, continuando ad aumentare la dose ti
frega il fegato, ti fotte la vita; l'alcol è droga,
l'alcol è droga e morte".
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Lip
colour revolution - Lip colour revolution *** |
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Roberto Conti |
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Probabilmente i Lip color revolution
sono una di quelle band che dal vivo riesce a dare di
più che su disco. Non è facile infatti contenere e
riprodurre un’energia davvero notevole su un
supporto metallico che magari si ascolta in cuffie di
bassa lega o in deludenti lettori mp3. Suoni gravidi
di energia esplodono nel disco che porta il loro
stesso nome, creando un buon risultato d’insieme,
corposo, non noioso, anche se un po’ monocorde sulla
lunga distanza. Le sonorità sono piuttosto variegate,
la base attinge ad un rock di matrice primi anni ’90,
ma non mancano le derive stoner come in Blind pig (con
i divertenti grugniti iniziali) e i richiami a band
come i Queens of the stone age o i Kyuss. Il disco è
stato masterizzato negli Stati uniti da Martin
Faveyear (Rem, Qotsa, Mark, Lanegan. Tutta la prima
parte del disco ha una corposa matrice rock e viaggia
su standard piuttosto elevati con rare flessioni (vedi
Canadian girl) e qualche alzata da segnalare
(vedi Germs). Nel finale si cambia registro con
le sonorità più dolci di Force of nature. Da
non perdere assolutamente anche la ghost trach
Enigma.
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Nova 76
- L'uomo uccide la sua era *** |
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Roberto Conti |
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 Gambe
solide su cui camminare sono fondamentali per riuscire ad
andare avanti, almeno di qualche passo, nel sovraffollato
panorama musicale italiano, fatto come sappiamo di tanto
bene e di altrettanta mediocrità. Bravi, bravi i nostri
Nova 76 che con questo nuovo lavoro L’uomo uccide la
sua era fanno ben più di un passetto in avanti rispetto
al precedente Diletta is creaping on the floor.
La voce e i testi sono nettamente migliorati e tutta la
band ha ben lavorato per plasmarsi sulle caratteristiche
vocali del frontman Vittorio Pratoalto. Buona reattività
della base ritmica e sonorità non scontate completano un
disco interessante, che ascolto dopo ascolto rivela
sfumature più profonde dell’orecchiabile immediatezza
iniziale. Tra i brani da segnalare di certo i due finali Muori
Ofelia e Ottobre.
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Verve -
Forth ** |
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Giovanna
Oceania |
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Eccoci
all’ennesima reunion di cui non si sentiva proprio
la mancanza. Questa volta tocca ai Verve che tornano
unici anni dopo Urban hymns e il tormentone Bitter
sweet symphony con Forth. Il disco è
piuttosto deludente seppur confezionato con
sufficiente cura: i brani si assomigliano tutti e si
snodano tra pop e psichedelica. Non si segnalano passi
“avanti” come auspica il titolo dell’album, anzi
nella discografia brit-pop probabilmente questo disco
si colloca con una certa stagnazione senza proporre
nessuna novità di rilievo. Forth non deluderà
invece i fan più accaniti di Richard Aschcroft e
compagni, che potranno aggiungere un nuovo insperato
tassello ad una discografia che pensavano già chiusa.
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