Tool
  No tutte le ciambelle riescono con il buco
  Luca Rancati
 
Forum di Assago 19-6-2006 - La prima cosa che salta in mente dopo la performance milanese dei TooL è probabilmente la massima secondo la quale ‘non tutte le ciambelle riescono col buco’. Sicuramente la colpa, se di colpa si può parlare, è in parte da ascrivere al sottoscritto, dal momento che le aspettative per questo show – dopo gli ultimi tre enormi lavori della band – erano altissime. Ma è altresì vero che almeno altri due fattori hanno contribuito in maniera determinante al formarsi del giudizio complessivamente non esaltante (e questo indipendentemente da una scaletta che non ha rispecchiato in toto i miei gusti e che ha privilegiato soprattutto Aenima e molti pezzi tirati a dispetto di altri più d’atmosfera, tipo Reflection, Disposition per citare un paio di titoli. – e che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca.. ma qui andremmo oggettivamente sul piano personale): in primis un tecnico del suono palesemente non all’altezza. E poi il comportamento on stage della band stessa , o per meglio dire del frontman Maynard Keenan, che dal primo all’ultimo minuto ha mostrato un atteggiamento incomprensibilmente distaccato, e alla lunga onestamente fastidioso (e non credo sia sufficiente giustificare tale atteggiamento da ‘dio-del-rock’ spocchioso con la presunta cataratta agli occhi del cantante, dal momento che poi è rimasto per quasi 2 ore voltato di spalle al pubblico e con lo sguardo perennemente rivolto all’enorme scenografia in continuo movimento).
Per cui, se è vero che la musica – al pari di altre magari ben più nobili – è una forma d’arte di cui ognuno può fruire nelle modalità ritenute più idonee, è altresì vero che un concerto è per definizione un ‘evento collettivo’. E se viene a mancare quella sinergia tra l’artista e il suo pubblico, se non c’è interazione tra la platea e la band sul palco, qualcosa inevitabilmente va perduto. Un cd me lo posso ascoltare sprofondato in poltrona, con le cuffie in testa e regolando il volume a piacimento; da un concerto, in effetti, mi aspetterei altro a ben guardare. E questo anche se la band è stata impeccabile sotto il profilo squisitamente tecnico – non esiste nel rock di oggi sezione ritmica che possa competere con il duo composto da Carey/Chancellor - se i pezzi sono stati eseguiti alla perfezione.. anche se la sola, mostruosa, prestazione di un Danny Carey che giganteggiava dietro il suo drum-kit è valsa da sola il prezzo del biglietto. Incomprensibile davvero la scelta (o trattasi di mera incapacità?) di tenere un volume tanto assurdamente alto, con i bassi quasi azzerati e la chitarra di Jones equalizzata in modo tale da sommergere quasi completamente gli altri strumenti.
Dei TooL si apprezza in particolare la capacità di creare veri e propri mondi sonori a sé stanti, passando con disinvoltura da sfumature psichedeliche e trasognanti, a torrenti di scariche elettriche, da momenti di stasi quasi mistica, a ritmiche tribali che ti scuotono nel profondo. Tutto ciò è particolarmente evidente sul gigantesco mantra Lateralus, ad oggi loro capolavoro assoluto targato 2001 (da cui peraltro – abbastanza inspiegabilmente, imho - gli unici estratti in sede live sono state Schism e la stessa title-track). E di questa loro unicità, di quel sound che è il loro marchio di fabbrica nel marasma sonoro dell’altra sera era impresa davvero ardua riuscire a riconoscere qualcosa.
Peccato davvero, perché la loro musica è lì, è grande di suo; e c’è da augurarsi, che 10,000 Days – l’ultimo album della band uscito lo scorso giugno - non sia il punto d’arrivo, ma solo un’altra tappa del viaggio. Perché nonostante il tanto agognato concerto abbia deluso, la Musica ha ancora bisogno dei TooL.
 
 
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