Afterhours
Goduriosi duetti al Traffic di Torino con Patti Smith e Massimo Volume

(luglio 2008) Doveva essere l’apoteosi di Traffic Free Festival, con Patti Smith e gli Afterhours, e i rinati Massimo Volume, invece la pioggia monsonica ha un po’ rovinato la festa. Onore a Patti, che ha cantato sotto il diluvio e al pubblico che non è fuggito: premiato con un concerto memorabile. Patti Smith non sorprende né delude, conserva certi toni molto malinconici e mantiene soprattutto quell'enorme carisma interpretativo che riesce sempre a dimostrare e negli anni le è valso l’appellativo raro di icona femminile della musica rock.
‘You are the future’, urla Patti ai fan in estasi, un forte proclama di uguaglianza come People have the power, bello nella costruzione e importante nei significati, riunisce vecchi fan e nuove generazioni in un sol coro.
Colpisce lo stile, tutt'altro che convenzionale, e le composizioni, nella forma di poesie recitate più che canzoni, ballate “socialmente corrette” continuando nel festival della citazione. Un’interpretazione delicatissima di Smell’s like teen spirit non fa rimpiangere l’originale dei Nirvana, poi Free money, Gloria e altri cavalli di battaglia fino a Because The Night, scritta con Bruce Springsteen, l'unico vero momento in favore di corrente di tutta una carriera.
Prima di lei sul palco l’attesa reunion dei Massimo Volume, importante band degli anni Novanta, che riunisce sotto la cassa di destra, prima del concerto, un nugolo di irriducibili fan. Emidio Clementi è visibilmente soddisfatto dell’affetto, sorride continuamente, anche Egle Sommacal, alle chitarre, si lascia scappare più di un sorriso dal volto imperturbabile.
Nel frattempo uno tsunami di pioggia ci convince ad una prudente (e temporanea) ritirata verso la non lontana automobile, nell’occasione trasformata in un canotto.
Più avanti, durante la performance degli Afterhours, Emidio Clementi tornerà per duettare con Manuel & co sulle note di Simbiosi, probabilmente uno dei momenti più sublimi di tutto il live di cui mi appresto a scrivere.
Gli Afterhours appunto: il fatto di suonare come headliner, dopo Patti Smith, mi sembrava da veri gaffeurs, per la serie il festival lo organizzo io, quindi comando io (che il Traffic fosse organizzato da Agnelli -peraltro- è stato ribadito continuamente, da presentatori osannanti, maxischermi, ecc.). In realtà questa scelta si rivelerà azzeccatissima: sonorità più dure e duetti fanno da degna conclusione ad una serata memorabile, e poi è gratis e a caval donato non si guarda in bocca, va ricordato che il Traffic è uno dei pochi mega festival gratuiti (gratis naturalmente è un termine da usare con le dovute cautele, visto che Regione, Comune e altri promotori lo finanziano anche con le tasse di tutti noi).
Evitando di perseverare nell’eccesso di promozione, gli Afterhours scelgono una scaletta che non privilegia particolarmente l’ultimo I milanesi ammazzano il sabato, anzi regalano una sventagliata dei principali successi della loro pluriennale carriera: Bay bay Bombay, Lasciami leccare l’adrenalina, Sui giovani d’oggi ci catarro su, Voglio una pelle splendida, Ballata per la mia piccola iena, solo per citare alcuni titoli in ordine sparso.
Dopo qualche canzone una sorpresa: sul palco torna Patti Smith per un’entusiasmante interpretazione di Dancing barefoot  storico brano della poetessa del rock tratto dall’album Wave del 1979. Il concerto prosegue tra atmosfere cariche di splendore, nonostante i piedi bagnati e le mie gambe stiano assorbendo umido e sporco per capillarità, come una zolletta di zucchero imbevuta di caffè. C’è il tempo per una fugace apparizione on stage di Cesare Basile poi è tempo di chiudere. “Questo è un brano che non eseguiamo quasi mai dal vivo, si chiama Mi trovo nuovo”, dice Agnelli prima di salutare il pubblico.
Speriamo che le ‘novità’ non accompagnino anche la formula del festival torinese su cui si addensano nubi ancor più minacciose di quelle che ci hanno inondato d’acqua in questa serata. Quest’umida notte di luglio sarebbe a quanto pare l’ultima notte di Traffic come l’abbiamo conosciuto e amato. I soldi scarseggiano, le lamentele dei residenti si fanno sentire e con la consueta, signorile noncuranza, Torino si appresta a disfarsi di un altro suo gioiello.
Roberto Conti

 

  Grande accoglienza al PalaSharp di Milano
 
(Maggio 2008) Il Palasharp è pieno di persone, non ne ho mai viste così tante ad un concerto degli Afterhours. È  ora: dal palco parte Naufragio sull’isola del tesoro, finalmente ci siamo, è quasi un anno che non li vedo dal vivo e l’ultimo concerto mi aveva un po’ deluso.
È la volta di E’ solo febbre seguita da Ballata per la mia piccola iena ed è tempo di spingere! Bisogna a tutti i costi guadagnarsi un posto davanti; spingi, spingi e ci siamo, da qui si vede abbastanza bene. Si vede per esempio John Parish (che ha collaborato nell’ultimo album) entrare sul palco ogni volta che il gruppo suona un pezzo di I milanesi ammazzano il sabato e uscire nel momento in cui vengono proposti pezzi più vecchi, tra i quali oltre alle classiche Male di miele, Quello che non c’è, La vedova bianca, Bye bye bombay si aggiungono (con piacere) pezzi che non si sentivano da un po’ come Punto g, oppio, e La verità che ricordavo.
Prima pausa: il palco si svuota e dopo un attimo di silenzio si sente la voce di Manuel, ma il palco è ancora vuoto! “Siamo alla vostra destra” spaesati ci voltiamo e vediamo tutta la formazione sugli spalti e la gente che si accalca sotto questo palchetto improvvisato da cui parte Voglio una pelle splendida.
È tempo di guardare nuovamente sul palco: luci spente, Manuel solo sul palco: “Questo pezzo lo voglio dedicare a una persona che per tutto l’anno ha sofferto molto, ma che alla fine ci ha fatto vincere: Marco Materazzi”, si accendono le luci e si vede il cantante con indosso la maglietta dell’Inter. Parte Non sono immaginario; da un angolo entra Giorgio Prette giustamente con la maglietta del Milan, e sulla frase ora che stringi solo un uomo immaginario scatta l’abbraccio tra i “cugini”.
Il concerto riprende e fa il suo ingresso sul palco un televisore, non so in quanti come me hanno pensato: è per Sui giovani d’oggi ci scatarro su, ma in realtà inizia Bungee jumping e durante la parte strumentale si accende il televisore inspiegabilmente su un canale di televendite automobilistiche.
Il palco si svuota per l’ultima volta, è il momento del bis: davanti al microfono John Parish con For what it’s worth (cover di Crosby, Stills, Nash e Young); subito dopo si unisce alla band anche Cesare Basile che chiude il concerto con Cortez the killer (cover di Neil Young).
Un saluto a tutto il pubblico e soprattutto a Ciffo, che questa sera suona il suo ultimo concerto con gli Afterhours e il palco si svuota.
Sudati e soddisfatti ci dirigiamo alla macchina. Grazie After. Gabriele Miglio
 
A corrente alternata al Babilonya 19.3.2005.
Gli Afterhours usciranno a breve con un nuovo lavoro Ballate per piccole iene e partono con un tour promozionale, quella biellese è la seconda data, che toccherà i principali locali italiani. Il concerto sembra promettente: impianto audio da paura, nutrito gruppo di tecnici al seguito, c'è pure una scenografia luminosa… Il pubblico è numeroso e preparato, insomma gli ingredienti ci sono tutti, vediamo come verrà il piatto.
Partiamo dalle considerazioni positive: una versione acustica di Non sono immaginario da far accapponare la pelle, la voce calda di Manuel Agnelli invade il locale riempiendolo di magia. È il suono della voce il segreto, ruvido ma contemporaneamente dolcissimo e penetrante il timbro. Il tiratissimo pezzo rock originale è completamente scomparso e la rivisitazione non può lasciare indifferenti. Come non lascia indifferenti anche Pelle, eseguita come ultimo brano. Manuel si siede al pianoforte e accompagnato dalla band tira fuori una versione particolarissima e sinuosa.Passiamo ora agli ingredienti sgraditi: i brani nuovi, ovviamente, vanno ancora assaporati a pieno, comunque sembrano promettenti. Troppo pochi i brani "storici": forse eseguire Musicista contabile sarebbe stato più opportuno in un live di oltre due ore, non in una performance abbastanza breve. I fan si attendevano qualche "hit" in più. Inizialmente poi qualche problemino tecnico, Agnelli non pareva nemmeno in perfetta forma, hanno fatto il resto. Canzoni troppo urlate e qualche imprecisione di troppo fanno risultare il concerto inefficace: non si crea particolare sintonia tra band e pubblico, la scenografia e l'impianto imponente non fanno altro che enfatizzare queste piccole defezioni. Il risultato finale tuttavia rimane piuttosto buono anche se il gruppo sembra essere ancora lontano dalla forma migliore.
Chiudo con altri episodi dolci: Quello che non c'è, Rapace, La gente sta male sono consolazioni decisamente zuccherine.
Roberto Conti
 
 
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