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Marco Parente e Moltheni |
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Al
Transilvagna non ci sono più le ragnatele e i lampadari
spettrali (maggio 2007) |
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Roberto Conti |
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- Moltheni e Marco Parente hanno
sdoganato il Mei da Faenza. Il loro è infatti il primo
di una serie di appuntamenti che porterà svariati
gruppi indipendenti italiani ad esibirsi sui palchi di
altrettanti locali della penisola. A Milano, al
Transilvania, tocca per primo a Marco Parente.
- Il pubblico non è quello delle
migliori occasioni, ma questo non sembra interessare più
di tanto il cantautore napoletano che imperterrito
sfodera testi ricercati e musiche che certo non hanno il
dono dell’immediatezza, ma di sicuro quello della
particolarità. Ed ecco che le linee vocali disegnano
altalene sonore sulle quali è piacevole lasciarsi
cullare, diversi sono i brani dell’ultimo lavoro Neve
ridens, non mancano gli episodi ripescati dal
passato in un’alternanza che continua a cullare gli
spettatori perlopiù accoccolati sugli spalti del locale
a godersi l’alternanza chitarra, voce e piano. La
furbizia non gli manca, la scelta delle canzoni è
perfetta per rimanere in quel limbo di apprezzamento
della critica, ma che dal vivo non comunica molto se non
una noia di fondo. Tutto molto personale, ovvio.
- Poi
sta a Moltheni. A mio avviso è un po’ seccato perché
qualcuno degli spettatori usciti per la pausa sigaretta
non è rientrato. La partenza è subito dinamica con Zenith,
poi tutti brani dell’ultimo Toilette memoria,
tranne In porpora, una splendida Fiori di
carne e Verano, inedito orecchiabilissimo.
Esibizione sentita, anche se il locale ha perso i fasti
di un tempo. Non ci sono più i lampadari spettrali e le
ragnatele appese alle pareti. È anche piuttosto
luminoso… Le cose cambiano.
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