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Rem -
Accelerate **** |
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Roberto Conti |
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Ritorno
al rock dei Rem, meno male, ci voleva proprio. Canzoni
brevi e chitarrose che sprigionano tanta energia come
non si ricordava da tempo - gli ultimi dischi Around
the Sun e Reveal avevano fatto segnare una
tappa più malinconica e meditativa - in Accelerate
invece la malinconia si è trasformata in rabbia,
mandando a piena potenza un motore rodato, ma ancora
capace di ottime prestazioni. Un disco che parla di
sogni frustrati dalla guerra, dalla politica, da una
società che per certi versi va a puttane. C'è bisogno
quindi di una rifondazione, di una sterzata. Il brano di
apertura Living well's the best revenge parte
col botto e l'accelerazione continua fino alla title
track. Anche il singolo Supernatural superserious
è orecchiabile e potente (il titolo pare sia stato
suggerito da Chris Martin dei Coldplay). Undici canzoni
in trentaquattro minuti, un disco veloce con il quale
Michael Stipe, Mike Mills, Peter Bruck tornano ad
entusiasmare con qualità (quella non è mai mancata) ed
impatto. Il ritmo rallenta solo in un paio di episodi: Houston,
splendida ballata di un minuto e mezzo e in Until
the day is done. Decisamente un disco ottimo.
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Max
Gazzè - Tra l'aratro e la radio **** |
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Roberto Conti |
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Il
tempo ci costringe ad innovare continuamente, a dare
qualcosa in più, e questo "qualcosa" talvolta
snatura un musicista portandolo ad esplorare territori
troppo distanti dalle proprie peculiarità. Questo
fortunatamente non è successo a Max Gazzè che con Tra
l’aratro e la radio arriva alla settima fatica
discografica (compresa la bella raccolta del 2005).
Lanciato dal singolo sanremese Il solito sesso,
che racconta con garbo ed ironia la telefonata ad una
ragazza dopo una festa, il disco è uno splendido
esempio di canzoni deliziosamente descrittive e
articolate, testualmente e musicalmente, che riportano
Gazzè ad una adeguata visibilità dopo un periodo un po’
appannato.
- Purtroppo i meccanismi da trita-rifiuti
della discografia attuali non favoriscono la diffusione
di canzoni certo splendide, ma non sempre ideali ad
appiccicarsi ad un primo ascolto. Stavolta Sanremone ha
svolto la sua funzione di volano come si deve, meno male…
E in questa direzione anche lo stesso Max Gazzè ha
lavorato davvero bene, trovando la maniera di adattare i
brani ad un ascolto più fluido ed immediato, senza
snaturare le proprie caratteristiche compositive e gli
splendidi testi scritti dal fratello Francesco, che
regalano ad ogni canzone le sembianze di incantevole
poesia. Ci sono poi tante collaborazioni, ad
incominciare da Carmen Consoli, che suona le chitarre
acustiche in diversi brani, e Marina Rei. Splendido
anche il duetto sanremese (non è nell’album però)
dove Max canta alternandosi con Marina Rei e Paola Turci
con un risultato davvero di pregio. Le collaborazioni
fortunatamente non sono troppo ingombranti, ultimamente
succede spesso anche questo…
- Il
disco, complessivamente di livello ottimo, trova la sua
parte migliore nei primi brani, più orecchiabili ed
immediati, vedi L’evo dopo il medio e Siamo
come siamo. Proseguendo con le tracce
è da segnalare la nostalgica Tornerai qui
oppure Elogio alla sublime convivenza che strizza
l’occhio al migliore Battiato… Ora vi saluto è
tardi vado a letto, quello che dovevo dirvi io ve l’ho
detto…
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Fata -
La percezione del nero **** |
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Roberto Conti |
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 Un
locale piccolo, buissimo. Il fumo all'odore di borotalco
invade tutto rendendo impossibile identificare i
contorni delle cose. Dal palco una musica potente: suoni
elettronici e un po' ripetitivi invadono la stanza, una
voce morbida si insinua tra le molecole di borotalco.
Questa la sensazione che mi ha lasciato il desco dei
Fata, ascoltato ad un bel volume naturalmente.
- Guardare agli Anni Ottanta prendendo
solo il meglio non è sempre facile, attingendo qua e
là tra sintetizzatori e sonorità retrò il rischio è
quello di essere pacchiani, ma i Fata con La
percezione del nero (Zeta promotion) colpiscono il
bersaglio proponendo un disco compatto e veloce cantato
in italiano ma con forti richiami ad artisti storici
della new-wave inglese quali Joy Division, New Order,
The Cure, David Bowie Rock-Exchange. Pelle,
lattice e micro maglie traforate sono in questo caso da
abbinate mirabilmente a qualche bel riferimento
cantautorale. La voce è virtuosa e a tratti Renghiana
(ma senza le sue fastidiosissime ridondanze). Prodotto
sotto la direzione artistica di Davide Romitti, bassista
della band, l’album si avvale delle collaborazione di
Marco Trentacoste che ha curato il mix di 3 brani. Ad
oltre 20 anni di distanza la lezione della
new-wave è stata imparata a
meraviglia e rielaborata davvero come si deve... Il nero
almeno in questo caso non si è scolorito. Brani da
segnalare: L'assenza, Nella mia noia, Cosa pensi di
me.
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