Chi vende in Italia?
Siamo alle solite, il mercato è in mano all'oligarchia dei soliti noti... e gli altri arrancano
Continua la riflessione sulle poco rosee prospettive della musica in Italia
Roberto Conti
Qualche settimana fa, all'inizio di giugno, a Roma si è svolta una manifestazione per celebrare i campioni di vendita della musica italiana per uno spettacolo, si legge nel comunicato della Fimi, definito "unico e straordinario". Sono stati premiati e si sono esibiti gli artisti che hanno venduto oltre 150.000 copie dei loro album (Miguel Bosè, Gigi D’Alessio, Elisa, Giorgia, Luciano Ligabue, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Laura Pausini, Pooh, Eros Ramazzotti, Antonello Venditti, Zucchero) e quelli che hanno venduto oltre 30.000 copie dei loro dvd (Giovanni Allevi, Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Nomadi), nell’arco di tempo compreso tra il 1° maggio 2007 e il 30 maggio 2008. Un traguardo di vendita molto importante, che garantisce i riconoscimenti ai protagonisti musicali del momento, in uno spettacolo che -dice sempre il comunicato - ha celebrato la musica italiana di maggior successo.
Dove sta il problema: ad eccezione -forse- di un paio di nomi, la gente e sempre quella, mancavano Vasco e Jovanotti solamente perché il disco è uscito dopo la data considerata, sarà per il prossimo anno...
Riflessione
  Dove va la musica indipendente? Forse c'è un problema di abbondanza
  Roberto Conti
  Mi è capitato di recente di seguire con regolarità un’intera manifestazione proposta come “di musica emergente”. Il format prevedeva di tutto un po’: concorso per gruppi emergenti, esibizione di gruppi emersi (almeno in teoria o contrattualmente parlando), tributi.

Morale della favola: un calderone infinito nel quale la cosiddetta musica emergente esce con le ossa rotte e non solo confronto ai più orecchiabili tributi.

In questa rassegna sono venuti a suonare, tra gli altri, Valentina Lupi, Marco Notari e Kama… Tutti bravi, hanno tante esperienze (vedi 1 Maggio o tour niente male), piuttosto che collaborazioni varie. Concerti bellissimi, impeccabili, originali e scanzonati come i live dovrebbero essere sempre. Eppure ad ascoltarli non c’era nessuno. Nemmeno un parente. Perché la musica non interessa, perché molti la reputano tanto noiosa, o interessante solamente per “vedere” l’idolo di turno, che poi magari canta pure male (cito come esempio esplicativo del caso gli Zero Assoluto)?

Tutti si lamentano che mancano gli spazi dove suonare, ma poi i concerti non li va a vedere nessuno, nemmeno quei componenti delle giovani band che tanto amano dogliarsi. Ahi ahi, nun se fa… Ormai è facilissimo scaricare musica. Si trova tutto, ma non lo si masterizza nemmeno più. Si tiene lì sul computer, e magari non lo si ascolta nemmeno.

Anche se i dischi venissero regalati la situazione dei live non cambierebbe. I concorsi per band emergenti sono per tutte le stagioni, roba da americani. Il pubblico non riesce a stare dietro al proliferare continuo di giovani band, peraltro quasi tutte uguali.

Tutto nasce e muore subito, in pochi giorni. Si semina, quando lo si fa, e i frutti devono venire subito, non c’è più una progettualità, si opera a 360° . Così nel maremagnum della discografia tutto va avanti a promozione. Se ti promuovono bene per una stagione vai avanti… poi chissà, se ci sono le basi e tanta fortuna forse qualcosa rimane… comunque solo briciole senza un supporto adeguato.

Ma questo processo cosa lascerà alla musica? È questa la riflessione che mi interessa. Qualcosa che vale davvero riuscirà a venire fuori piano piano… C’è davvero troppa carne al fuoco.

Un gruppo di miei amici ha vinto un concorso importantissimo, altri andranno a suonare in Germania, altri ancora millantano di vendere dischi in Giappone, ma possibile che in una città così piccola come la mia tutte le band riescano a stravincere nei concorsi nazionali più prestigiosi? Che inaspettata concentrazione di talenti? Una mia amica addirittura ha investito una piccola somma di denaro per produrre una band! Ma poi se chiedo al mare, a 150km da qui, se conoscono qualche “novarese” nella musica, per bene (e dico bene) che mi vada mi dicono “C’è Bugo… quello che non sa cantare”.

Poi c’è questa moda delle etichette indipendenti. Ma cosa significa indipendenti? Le piccole etichette sono, in molti casi, la macelleria della musica. Lanciano tutte le pallottole che possono nella speranza che qualcuna faccia il botto. Ma il botto non potrà che essere un petardo per bambini se continuiamo di questo passo. Quando c’erano solo le major almeno i progetti musicali, nel bene o nel male, andavano avanti, anche a suon di videoclip o di passaggi in radio. Chi voleva andare fuori dagli schemi poteva farlo puntando su gruppi cosiddetti alternativi… che si ritagliavano bene o male un loro spazio, magari di nicchia, ma sempre uno spazio.

Oggi questo non c’è più. Cosa distingue il bravissimo Kama o la sorprendente Valentina Lupi dalla band di quartiere, dal nome inglese e dalle movenze rituali? Niente. Anzi, la band di casa magari i parenti se li porta anche dietro… Quindi il futuro è amaro per tutti, probabilmente per una questione di abbondanza di offerta, alla faccia di chi si lamenta.

* I blog diventeranno le case discografiche del futuro o piuttosto il digitale sta uccidendo la musica? ... Forse godiamo meno perché ne ascoltiamo troppa. Soprattutto, in modo troppo confuso.   Leggi e commenta l'intervento di Luca Castelli de La Stampa - PURTROPPO L'HANNO CANCELLATO, PAZIENZA

 
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