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Qualche settimana
fa, all'inizio di giugno, a Roma si è svolta una
manifestazione per celebrare i campioni di vendita della
musica italiana per uno spettacolo, si legge nel comunicato
della Fimi, definito "unico e straordinario". Sono
stati premiati e si sono esibiti gli artisti che hanno
venduto oltre 150.000 copie dei loro album (Miguel Bosè,
Gigi D’Alessio, Elisa, Giorgia, Luciano Ligabue, Fiorella
Mannoia, Gianni Morandi, Laura Pausini, Pooh, Eros
Ramazzotti, Antonello Venditti, Zucchero) e quelli che hanno
venduto oltre 30.000 copie dei loro dvd (Giovanni Allevi,
Biagio Antonacci, Claudio Baglioni, Nomadi), nell’arco di
tempo compreso tra il 1° maggio 2007 e il 30 maggio 2008.
Un traguardo di vendita molto importante, che garantisce i
riconoscimenti ai protagonisti musicali del momento, in uno
spettacolo che -dice sempre il comunicato - ha celebrato la
musica italiana di maggior successo.
Dove sta il problema: ad eccezione -forse- di un paio di
nomi, la gente e sempre quella, mancavano Vasco e Jovanotti
solamente perché il disco è uscito dopo la data
considerata, sarà per il prossimo anno... |
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Mi è capitato di
recente di seguire con regolarità un’intera
manifestazione proposta come “di musica emergente”. Il
format prevedeva di tutto un po’: concorso per gruppi
emergenti, esibizione di gruppi emersi (almeno in teoria o
contrattualmente parlando), tributi.
Morale della favola: un calderone infinito
nel quale la cosiddetta musica emergente esce con le ossa
rotte e non solo confronto ai più orecchiabili tributi.
In questa rassegna sono venuti a suonare,
tra gli altri, Valentina Lupi, Marco Notari e Kama… Tutti
bravi, hanno tante esperienze (vedi 1 Maggio o tour niente
male), piuttosto che collaborazioni varie. Concerti
bellissimi, impeccabili, originali e scanzonati come i live
dovrebbero essere sempre. Eppure ad ascoltarli non c’era
nessuno. Nemmeno un parente. Perché la musica non
interessa, perché molti la reputano tanto noiosa, o
interessante solamente per “vedere” l’idolo di turno,
che poi magari canta pure male (cito come esempio
esplicativo del caso gli Zero Assoluto)?
Tutti si lamentano che mancano gli spazi
dove suonare, ma poi i concerti non li va a vedere nessuno,
nemmeno quei componenti delle giovani band che tanto amano
dogliarsi. Ahi ahi, nun se fa… Ormai è facilissimo
scaricare musica. Si trova tutto, ma non lo si masterizza
nemmeno più. Si tiene lì sul computer, e magari non lo si
ascolta nemmeno.
Anche se i dischi venissero regalati la
situazione dei live non cambierebbe. I concorsi per band
emergenti sono per tutte le stagioni, roba da americani. Il
pubblico non riesce a stare dietro al proliferare continuo
di giovani band, peraltro quasi tutte uguali.
Tutto nasce e muore subito, in pochi
giorni. Si semina, quando lo si fa, e i frutti devono venire
subito, non c’è più una progettualità, si opera a 360°
. Così nel maremagnum della discografia tutto va avanti a
promozione. Se ti promuovono bene per una stagione vai
avanti… poi chissà, se ci sono le basi e tanta fortuna
forse qualcosa rimane… comunque solo briciole senza un
supporto adeguato.
Ma questo processo cosa lascerà alla
musica? È questa la riflessione che mi interessa. Qualcosa
che vale davvero riuscirà a venire fuori piano piano… C’è
davvero troppa carne al fuoco.
Un gruppo di miei amici ha vinto un
concorso importantissimo, altri andranno a suonare in
Germania, altri ancora millantano di vendere dischi in
Giappone, ma possibile che in una città così piccola come
la mia tutte le band riescano a stravincere nei concorsi
nazionali più prestigiosi? Che inaspettata concentrazione
di talenti? Una mia amica addirittura ha investito una
piccola somma di denaro per produrre una band! Ma poi se
chiedo al mare, a 150km da qui, se conoscono qualche “novarese”
nella musica, per bene (e dico bene) che mi vada mi dicono
“C’è Bugo… quello che non sa cantare”.
Poi c’è questa moda delle etichette
indipendenti. Ma cosa significa indipendenti? Le piccole
etichette sono, in molti casi, la macelleria della musica.
Lanciano tutte le pallottole che possono nella speranza che
qualcuna faccia il botto. Ma il botto non potrà che essere
un petardo per bambini se continuiamo di questo passo.
Quando c’erano solo le major almeno i progetti musicali,
nel bene o nel male, andavano avanti, anche a suon di
videoclip o di passaggi in radio. Chi voleva andare fuori
dagli schemi poteva farlo puntando su gruppi cosiddetti
alternativi… che si ritagliavano bene o male un loro
spazio, magari di nicchia, ma sempre uno spazio.
Oggi questo non c’è più. Cosa distingue
il bravissimo Kama o la sorprendente Valentina Lupi dalla
band di quartiere, dal nome inglese e dalle movenze rituali?
Niente. Anzi, la band di casa magari i parenti se li porta
anche dietro… Quindi il futuro è amaro per tutti,
probabilmente per una questione di abbondanza di offerta,
alla faccia di chi si lamenta.
* I blog diventeranno le
case discografiche del futuro o piuttosto il digitale sta
uccidendo la musica? ... Forse godiamo
meno perché ne ascoltiamo troppa. Soprattutto, in modo
troppo confuso. Leggi
e commenta l'intervento di Luca Castelli de La Stampa -
PURTROPPO L'HANNO CANCELLATO, PAZIENZA
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