Vanderlei -1234 **
Giovanna Oceania
Interessante prova quella dei bolognesi Vanderlei (il nome credo derivi da un corridore brasiliano noto per essere stato placcato da un folle spettatore durante una gara) con 1234. Disco onesto e bello da ascoltare, con un approccio potente e certo non noioso. Si tratta di sei tracce di buon rock, certo non inferiori a ben più blasonate formazioni che propongono un genere a tratti affine, che nascono, muoiono e risorgono periodicamente dalle proprie ceneri vedi Malfunk o Mistonocivo. Vorrei segnalare Privatoconatodonatoalmercato di sicuro il brano più trascinante del disco e Calice, dal testo interessante, ma poco valorizzato dall’interpretazione vocale. Migliora, il brano di apertura, parte bene con una batteria magistrale e una voce limpida, ma poi va calando con l’inserimento di un effetto sirena e dei lamenti vocali di fondo che mi piacciono proprio poco e denotano un gusto deludente per alcuni arrangiamenti. Arie è un maxi pezzo da 10 minuti con soluzioni strumentali molto variegate: anche qui la partenza è buona poi si va calando. La base c’è ma il disco offre solo alcuni spunti di interesse che di sicuro potrebbero essere ampliati.

 

  Roberto Celi - Vibrando ***
  Roberto Conti
 

Spassoso e commovente, scatenato e contagioso. Sono alcune delle ‘gocce’ che il vibrafono regala al maremagnum della musica. Vibrando è il disco di Roberto Celi che ho avuto la fortuna di recensire e che mi ha avvicinato ad uno strumento purtroppo conosciuto solo di striscio. Quattro brani caratterizzati dal suono del vibrafono inserito in contesti ritmico-armonici differenti. Un intrattenimento piacevole che, suppur abbia l’obiettivo principale di valorizzare e “spiegare” le potenzialità e le sfaccettature dello strumento, si presta bene da colonna sonora. La title track è una sperimentazione acustica con accompagnamenti di contrabbasso, poi si toccano territori pop, atmosfere ipnotiche e ritmi latineggianti con Fiesta sempre, la traccia di chiusura. Uno strumento “prestante”, indicato per “arrangiare” generi diversi con discrezione e gioia. Lo stesso Roberto Celi, con alle spalle una lusinghiera carriera da musicista, definisce il vibrafono come <una sorta di astronave con cui abbandonando la dimensione spazio-temporale si entra in un ambito onirico>. Tante collaborazioni con artisti pettinati (cito ad esempio la collaborazione con l'artista gallese Brychan, col quale incide tre cd) poi l’anno scorso la scelta di produrre questo Vibrando, lavoro originale (tranne che per il titolo a dire il vero) gravido di soddisfazioni ad incominciare dalla selezione per la finale del Premio Toast per il M.E.I 2006. Come sempre fa piacere che la musica sia ricca di sfaccettature. Il vibrafono ne rappresenta di certo una interessante.

 
 
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