Quest'anno per Sanremo abbiamo scelto di commentare le
canzoni in diretta sul blog del nostro My Space. Riportiamo
in questa pagina le nostre pagelle a caldo su tutte le
canzoni dell'edizione che ha visto la deludente conduzione,
almeno in termini di ascolti, di Pippo Baudo e Piero
Chiambretti.
Le canzoni della
prima serata (a cura di Roberto Conti)
Paolo Meneguzzi (Grande): Il
titolo della canzone non è stato d'auspicio. Il canone del
motivetto pop meneguziano è stato rispettato: uguale a se
stesso e costruito per piacere solo alle ragazzine. 3
L'Aura (Basta!): il tentativo di
una canzone pacifista non distoglie dal paragone con Elisa.
Non avendo il neo la brava milanese ha pensato di provvedere
con un piercing. Peccato speravo di più. La canzone non
brilla. 6
Toto Cutugno (Un falco chiuso in
gabbia): Più che un falco è la solita colomba, ma i
piccioni hanno già dato... Certo non spopolerà anche
se è un brano orecchiabile. 5
Frank Hi Nrg (Rivoluzione):
Ritratto italiano tra furbetti, vallette, massoni. L'invito
del rapper è quello di reagire. Politico in ombra, operaio
in luce! 8
Fabrizio Moro (Eppure mi hai
cambiato la vita): Il rap contro la mafia dello scorso anno
ha lasciato strada ad una love song. "Pensa" era
di maggiore impatto, ma anche questo brano può dire la sua.
6
Anna Tatangelo (La donna del mio
amico): Canzone sui gay data come vincitrice. Lei è una
gnoccolona e canta bene. Il testo è un po'
banale, ma nel complesso ci può anche stare. Gli
ingredienti per la vittoria ci sono proprio tutti, con buona
pace dei gay strumentalizzati e banalizzati come peggio
non si poteva. 6
Michele Zarrillo (L'ultimo film
insieme): Anche in questo caso la novità non è di casa.
Amore malinconico, melodie pop. Mia mamma in salotto dorme
pesantemente e Zarrillo non l'ha certo destata. 5
Una nota sui Malody Fall (in gara
tra i giovani): la storia del Giappone non so come mai ma mi
sembra di averla già sentita... Non ho parole ed è meglio
così perchè non potrebbero che essere molto negative. Ecco
l'ennesimo clone dei Finley. Ne parlo volentieri così le
ragazzine si iscriveranno in massa al blog e mi manderanno a
cacare, oppure mi scateneranno contro uno street team. 1,5
Eugenio Bennato (Grande Sud):
finalmente un pezzo ballabile e brillante. La taranta è di
moda anche negli Usa e questo bel pezzo di Bennato la
propone al nostro festivalone... per la serie meglio tardi
che mai. Tutti sul treno dei 'terroni' per ballare,
divertirsi, ma anche riflettere sul Mediterraneo e le sue
contraddizioni. 8
Max Gazzè (Il solito sesso): E' un
piacere ascoltare Max Gazzè e la sua telefonata per
convincere una ragazza ad uscire. Accetterà? Be, speriamo
proprio di sì. 7
Tricarico (Vita tranquilla): l'ho
ascoltato disteso nel letto. Fortunatamente. Non sa cantare,
è troppo sopravvalutato e chiunque saprebbe fare di meglio.
La canzone non dice niente, avremmo preferito il silenzio.
E' raccapricciante come una persona possa essere retribuita
per uno spettacolo tanto mesto. ZERO
Le canzoni della
seconda serata (a cura di Erika Gigli e Roberto
Conti)
Mario Venuti (A ferro e
fuoco): Prima del ritornello non sembra malaccio... Ma
con il ritornello, così debole nella melodia e retorico
nelle parole, la canzone si rivela per ciò che è: una
semplicissima solita solfa. 4,5
Amedeo Minghi (Cammina,
cammina): Ammetto di averla ascoltata distrattamente.
Comunque era una canzone di Minghi. Non saprei nominare nè
canticchiare neanche un pezzo di Minghi, ma se mi capita di
sentirlo in giro lo capisco al volo che è un
pezzo di Minghi. E questo era proprio come quelli, ma anche
un po' più spinto, meno soporifero. 6
Giò di Tonno e Lola Ponce
(Colpo di fulmine): Il titolo promette male. E
giustamente... Sembra un duetto fra due innamorati in un
cartone della Walt Disney. Il testo è un'accozzaglia di
luoghi comuni sull'amore. A "raggio di luna che ti cade
addosso" (o qualcosa del genere) cedo. Non l'ascolto
fino alla fine. Probabile per la vittoria... come di fatto
è stato. 3
Gianluca Grignani (Cammina nel
sole): La prima strofa è di una noia mortale,
lenta e insipida. Dopo il ritornello interviene una
bella chitarra elettrica che promette la svolta. Invece la
canzone resta uguale anche a proseguire. Solo c'è questa
chitarrina si fa un po' sentire e Grignani sospira e dice
"eh" come il peggior Vasco Rossi. 2
Mietta (Baciamo adesso): Io non
voglio fare la snob che critica Sanremo a prescindere. Ma me
le tirano fuori. Mietta canta bene, un mucchietto
di cavolate inconcludenti. 1,5
Loredana Bertè (Musica e parole):
Loredana non ce l'ha fa più: a cantare, a stare su un
palco, a parlare, a cercare di fare la scena di quella dura.
L'elemento meno imbarazzante della sua esibizione è stato
il vestito, detto questo detto tutto. Spiace che Renato Zero
non sia accorso in suo soccorso, mentre
gracchiava sfinita di fiato nel microfono. Il
testo della canzone non è del tutto da scartare, ma
interpretato in quella maniera perde anche in quelle
sfumature che di per loro sarebbero state apprezzabili. nc
Little Tony (Non finisce qui): il
piccolo Tony è un'icona. Ha il suo pubblico e la canzone
non lo tradisce, anche se a me non dice molto. Ma per
fortuna ho solo 25 anni. 6
Tiromancino (Il rubacuori): Le
polemiche della vigilia avevano creato grande aspettativa
intorno a questo pezzo. Il testo già lo conosciamo e parla
di un tagliateste della discografia. L'interpretazione di
Zampaglione è discutibile, con un testo tanto profondo si
può dare di più. Canzone 7, Zampaglione 2.
Finley (Ricordi): Una canzone molto
sanremese, orecchiabile ed immediata, riassumendo in tre
lettere, pop. Chissà quanto avranno fatto sudare le mani
quei guanti in pelle del cantante... Dai Finley mi
sarei aspettato qualcosa di diverso. Sono giovani, ma hanno
gli stessi rimpianti e gli stessi temi di Little Tony.
Bisognava assolutamente fare di più. Voce incerta. 5
Sergio Cammariere (L'amore non si
spiega): Eccoci catapultati in un raffinato jazz club in cui
il maestro Cammeriere propone una bossanova splendida, con
tanto di tromba imperante. Non è assolutamente un
pezzo da Sanremo, forse per questo è splendido. 9
Valeria Vaglio (Ore ed ore) - Nuove
proposte - Relegata a tardissima notte, la cantautrice gioca
la carta dell'amore saffico (quella dei gay l'aveva già
pescata la Tatangelo). La canzone non è male, anche se
l'interpretazione è debole. Più grinta, su, su. 6+ |