Il Festival di Sanremo un evento scritto
  Analisi di come la scrittura giornalistica lancia la manifestazione e orienta le attese del pubblico
  Roberto Conti
  È evidente che, nonostante le promesse degli organizzatori e dei conduttori di turno, in un evento come il Festival di Sanremo lo show tolga spazio alla musica, ma in realtà non è immaginabile un Festival della Canzone senza le canzoni. Agli artisti poco importa del contorno: quello che conta è poter presentare il proprio nuovo brano per due o tre volte in una settimana ad un pubblico amplissimo di potenziali acquirenti di album, ed esibirsi su un palcoscenico entrato nell’immaginario collettivo di ogni musicista italiano. Mi sono dedicato ad un approfondimento dei testi delle canzoni: partendo da un’analisi linguistica dei testi di Giorgio De Rienzo, ho stigmatizzato alcuni elementi dell’evoluzione nella scrittura testuale e nelle tematiche delle canzoni. Il testo di una canzone, ad eccezione della musica popolare di tradizione orale, nasce come testo scritto. Il paroliere, deve condensare il proprio prodotto creativo rispettando alcuni vincoli.
La durata standard di una canzone, specie se destinata alla promozione radiofonica, è di circa tre minuti. In questo tempo il paroliere deve rispettare l'alternanza tra le strofe e il ritornello che, più volte ripetuto, dovrebbe essere alla base dell'orecchiabilità del pezzo. Nella maggior parte dei casi, la musica viene composta prima del testo e conseguentemente il lavoro dell'autore di testi diventa simile a quello di un traduttore che partendo dal suono delle note va alla ricerca di parole con la medesima musicalità; come afferma Fernando Bandini la lingua poetica delle canzonette trova nel ritmo il suo fattore di base e ad esso vanno ricondotti tutti gli altri elementi relativi al lessico, alla rima, ecc.
Un altro limite per il paroliere è quello di non potersi concedere eccessive sperimentazioni, perché una canzone innovativa potrebbe non essere gradita al pubblico e quindi vendere poche copie. Tendenzialmente gli ascoltatori di "massa" prediligono un linguaggio e un testo tradizionali che contribuiscono alla creazione di un genere stereotipato che opera come memoria di sé.
Il testo scritto di partenza, nel diventare testo orale - cantato - assume un significato diverso perché viene arricchito da altri elementi quali la musica, la voce, la gestualità. Il più significativo è la comunicatività del cantante, il quale può trasmettere, specie durante i concerti, maggiore o minore carica emotiva al pezzo, instaurando con gli ascoltatori un particolare e affascinante circuito comunicativo, diverso per ciascun ascoltatore che attribuisce alle parole sfumature e interpretazioni particolari.
Una forma "guidata" di interpretazione di una canzone può essere considerata quella del videoclip, sempre più utilizzato dall'industria discografica per promuovere un pezzo. Il significato della canzone viene arricchito ulteriormente e lo spettatore/ascoltatore proietta nelle immagini il messaggio che l'autore avrebbe voluto trasmettere.
Queste considerazioni sono essenziali per comprendere la natura del linguaggio "canzonettistico" che secondo Coveri si articola in tre fasi . La prima fase pre-Modugno fino al 1958; una seconda fase che coincide con il trionfo di Lucio Battisti e del suo paroliere Mogol e una terza fase, che parte dagli anni '80, e si caratterizza da una fuga del linguaggio quotidiano.
Prima del 1958, anno in cui Domenico Modugno si presenta a Sanremo con "Nel blu dipinto di blu" il linguaggio della canzone era molto simile a quello del melodramma. Era evidente una forte discrepanza tra il linguaggio della canzonetta e l'evoluzione linguistica della società italiana. Il 1958 viene idealmente considerato da Coveri un anno decisivo per l'evoluzione linguistica. Modugno si accosta a un linguaggio simile a quello cantautorale, avvicinando il linguaggio della canzone a quello parlato, al quotidiano. Questo processo raggiunge l'apice con Mogol che, insieme ad altri parolieri, sarà l'autore del successo di Lucio Battisti. A partire dalla metà degli anni '70 il linguaggio si allontana dalle consuetudini del quotidiano e le canzoni si fanno portavoce della denuncia di condizioni di insoddisfazione e marginalità. Gli anni più recenti sono caratterizzati dall'incrociarsi di esperienze diverse: se per un verso si assiste alla fuga dal parlato e da moduli linguistici troppo usurati, dall'altro, come evidenziato anche dall'analisi di De Rienzo, si assiste ad episodi di grande banalizzazione sia della musica sia dei testi, con l'obiettivo di "intrattenere" e di ottenere un facile successo a dispetto della qualità dei contenuti.
Il linguaggio della canzone rappresenta in ogni autore la sintesi personale delle proprie esperienze, del proprio ambiente e della frequentazione di certe aree culturali piuttosto che altre. La scelta del linguaggio diventa in questo modo anche quella dei propri destinatari.
Personalmente non concordo con alcuni critici che definiscono i parolieri di questi ultimi anni dei raccoglitori di gromme poetiche, preoccupati di riempire la propria pappa di novità lessicali, stilistiche e sintattiche ; nonostante il linguaggio "canzonettistico" faccia ampio uso di figure tipiche della poesia, come la sinestesia, quest'ultima rimane, a mio avviso, un'episodica fonte d'ispirazione e non una presenza assodata. Le canzoni, sia quelle più ricercate sia quelle meramente commerciali, rappresentano uno dei modi di comunicazione più forte e riescono ad influenzare esse stesse il linguaggio parlato e quello scritto.

Tratto dalla tesi IL FESTIVAL DI SANREMO: UN EVENTO SCRITTO. ANALISI DI COME LA SCRITTURA GIORNALISTICA LANCIA LA MANIFESTAZIONE E ORIENTA LE ATTESE DEL PUBBLICO di Roberto Conti

Indice della tesi
 
Premessa
La storia
Come si scrive del Festival
La promozione
Annotazioni sulla scrittura dei testi delle canzoni
Conclusioni

 

 
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