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La serata che abbiamo
passato in compagnia dei Super Elastic Bubble Plastic è una
di quelle che di sicuro non dimenticheremo. Non perché sia
stata del tutto negativa, ma perché in quel del festival
Giovani Espressioni sono occorse una serie di sfighe da
farci accarezzare l’idea di un qualche accanimento di
entità superiori nei nostri confronti. In primis, le
condizioni atmosferiche diciamo avverse, che hanno di molto
rimandato l’esibizione dei gruppi finalisti del contest di
cui i Sebp erano chiusura, e consequenzialmente quella dei
Super Elastic, il cui concerto aspettavo da tempo e, per
motivi di tempo, clima, orari, è durato lo spazio di sole
tre canzoni (per la cronaca, 16 bits vs 16 trks on 2”,
So Shy e Selfmade Popsong); in secundis, un parco
semivuoto trasformato in campo di battaglia a causa di una
rissa tra immigrati alticci sedata da forze di polizia in
netta superiorità e dal manganello facile (senza
parafrasare, hanno diviso due cretini che continuavano a
fare a botte isolandone uno e caricandolo di manganellate,
solo che loro erano in cinque).
A parte la cornice non proprio ideale, l’intervista col
batterista Alessio è stata condotta in un clima
(paradossalmente) molto cordiale.
Ho letto su in una nota promozionale che se The
swindler è il braccio armato, Small rooms è il
mandante: cosa intendete con questa affermazione?
Sebp: Tra The Swindler e Small rooms c’è
una differenza di base, proprio per come sono stati
concepiti: The Swindler è venuto fuori in un momento
in cui abbiamo buttato tutto quello che avevamo su disco,
era il concerto a cui avremmo voluto assistere, era quello
che abbiamo portato in giro negli anni che vanno da quando
abbiamo iniziato a comporre all’effettiva pubblicazione
dell’album, quindi è un disco d’impatto, diretto; Small
rooms invece è più ragionato, vuole essere più “un
disco”. Ci siamo stati dietro molto più tempo: i pezzi li
suonavamo dal vivo già da un po’, ma nell’ultimo mese
prima di entrare in studio li abbiamo completamente
riarrangiati finché non ci hanno soddisfatto completamente.
Ho notato che rispetto a The Swindler il
vostro suono si è incupito sul nuovo album: questo è
frutto di un intenzione vostra, di un’evoluzione naturale,
o cos’altro?
Sebp: Il primo album è più tagliente, mentre questo è
più curato nella produzione: abbiamo avuto molto più tempo
da trascorrere in studio, abbiamo avuto modo di sperimentare
dei più, hanno provato a collegare tantissime testate e
casse fino ad ottenere esattamente il suono che cercavano;
per registrare The Swindler abbiamo avuto a
disposizione una settimana, quindi abbiamo registrato col
suono grezzo di allora e perciò il disco è venuto così.
Per Small rooms era nelle intenzioni ottenere un
disco più ragionato, più studiato negli arrangiamenti e
nei suoni, in generale più curato.
Siete nati come gruppo d’improvvisazione. Oggi questo
quanto conta nel vostro modo di comporre i pezzi?
Sebp: Guarda, l’improvvisazione del nostro primo periodo
è una cosa veramente a parte, noi cercavamo qualsiasi posto
in cui andare a suonare, andavamo lì senza uno straccio di
pezzo e suonavamo quello che veniva. Era musica molto
diversa da quella che facciamo ora, più tranquilla, più
influenzata dalla psichedelia, quindi canzoni lunghe e
dilatate, con tutti i tempi che ti servono per ingranare
mentre stai suonando dal vivo; questa componente si è
ripercossa soprattutto sui pezzi di The Swindler,
sono canzoni venute fuori di getto, l’approccio d’improvvisazione
c’è ancora perché non è che uno viene in sala prove con
un giro, un’idea, e si compone su quello; l’improvvisazione
è stata una scuola, ci ha aiutato moltissimo.
Un’amica, parlandomi di The Swindler, ha
definito il vostro suono come “un incrocio tra gli One
Dimensional Man e i Motorhead”, ed a me è parsa calzante.
Vi ci ritrovate?
Sebp: Il discorso Motorhead forse è legato al modo di
cantare di Gionata, con questa voce un po’ rauca, grezza…però
ti dico che nessuno di noi ha mai ascoltato un disco dei
Motorhead (risate, ndr)… gli One Dimensional Man sono un
gruppo che abbiamo sempre stimato tantissimo, ed è anche
vero che abbiamo il 90% del background musicale in comune,
anche loro come noi vengono da ascolti come Melvins, Jesus
Lizard, Shellac e tutta quella scuola post hardcore, se si
vuole chiamare così, degli anni ’90…
Poi il loro chitarrista vi ha anche prodotto…
Sebp: Si, poi c’è anche questo discorso della produzione,
Giulio (Favero, chitarrista degli Odm) ci ha registrato The
Swindler, dando anche le basi di quella che poteva
essere una produzione artistica, con Small Rooms è
diventato produttore a tutti gli effetti… questa
collaborazione ci è servita soprattutto dal punto di vista
dei suoni, Giulio è una persona fantastica ed un musicista
completo, suona praticamente tutto, e poi anche avere un
orecchio esterno al nostro è stato utilissimo.
Ho letto che nei vostri testi ci sono riferimenti alla
politica: pensate sia importante sensibilizzare la gente
attraverso la musica?
Sebp: Credo non ci siano gruppi schierati o non schierati,
credo ci siano momenti in cui bisogna parlare di politica…i
pezzi sono nati in periodi differenti: su The Swindler
il pezzo politico è Come with U.S. che parla
esplicitamente dell’episodio delle torri gemelle e di
quello che succede in medio oriente… In generale quando è
nato quel pezzo ci irritava particolarmente l’atteggiamento
degli Stati Uniti nei confronti del resto del mondo… anche
Souvenir d’Italie è una canzone che tratta la
situazione in Italia durante lo scorso governo, che erano
né più né meno dei fascisti (risate, ndr); in Small
Rooms il discorso politico c’è meno, è più diluito
nei pezzi… in generale comunque la musica è espressione,
se mi sento di dire qualcosa lo dico, che sia parlare di una
scopata o appunto di politica…
Ultimamente molti gruppi raggiungono il successo anche
grazie al passaparola su internet. Siete pro o contro il
download?
Sebp: Noi siamo sostenitori del peer to peer e del download,
mi fa molto piacere quando vado su eMule e vedo le fonti da
cui scaricare le nostre canzoni aumentano, il mio interesse
è che la musica giri e che la gente venga ai concerti, il
fine di tutto per noi è suonare dal vivo…
Molte band ora raggiungono il successo grazie a Myspace,
voi cosa ne pensate?
Sebp: Beh, noi abbiamo una pagina su Myspace, che tra l’altro
curo personalmente, ed effettivamente può essere d’aiuto…
però non è sufficiente da solo, bisogna avere un ufficio
stampa, perché se no non combini un cazzo; internet è un
mezzo che offre talmente tante finestre sul mondo che avere
così tanta visibilità a volte non ti porta comunque a
nulla…aiuta se sei bravo anche a tenere i contatti con la
gente, se sei spudorato nel proporti in giro, ci sono gruppi
che grazie a soulseek (programma di peer to peer con anche
community, ndr) riescono ad organizzare tour europei, e
questo è sicuramente un aspetto figo di internet; se non ci
fosse questo sarebbe tutto molto più complicato, anche
perché coi tempi che corrono è molto difficile ritagliarsi
uno spazio sui canali standard, le radio, la televisione…internet
dà spazio a chiunque ma è un’arma a doppio taglio,
bisogna essere in grado di utilizzare quello che ti mette a
disposizione, che non vuol dire mandare milioni di mail a
chiunque… se l’approccio è quello giusto aiuta
sicuramente.
I vostri primi concerti sono stati in un negozio d’abbigliamento,
“Feel Sleepy” è nata dalla frustrazione di non trovare
un contratto: come giudicate la situazione della musica
emergente in Italia?
Sebp: Guarda, è un disastro… credo che il discorso live
oggi vada bene solo ai BlueBeaters… (risate, ndr) perché,
anche parlando con altri gruppi, tutti hanno notato un forte
calo di affluenza ai concerti; sono state fatte delle leggi
che hanno messo i bastoni tra le ruote ai gestori di locali
che vogliono fare musica dal vivo, è subentrata un casino
di burocrazia, è diventato proprio difficile creare le
situazioni adatte…poi anche molti locali hanno chiuso, se
pensi che fino a 10 anni fa c’erano gruppi che facevano
170 – 200 date l’anno adesso è una cosa impensabile, è
già buona fare 80, 100 date…
Anche per voi è più difficile organizzare le date?
Sebp: È difficile perché, a parte nelle grandi città, i
concerti vengono fatti per la maggior parte durante il fine
settimana, ci sono un casino di gruppi e gli spazi sono
quelli che sono… anche se volessimo suonare tutte le sere,
non ci sarebbero fisicamente i posti dove andare; è una
cosa abbastanza triste, se vedi che all’estero ci sono
tantissimi locali dove fare musica….
Che oltretutto non vogliono gruppi cover… è anche una
questione di cultura diversa, di approccio diverso…
Sebp: Certo…si è anche un po’ persa questa cosa del
concerto come avvenimento, noi abbiamo fatto un tour in
Belgio a febbraio e lì vivono il concerto in maniera
diversa, a parte l’utenza che ha un’età molto più
alta, loro vengono ai concerti, ti ascoltano, l’atmosfera
è totalmente diversa, è una festa…in Italia la
situazione è cambiata in peggio, si spera che questo sia il
fondo da cui si può solo risalire.
Questo è un festival di band emergenti: avete avuto l’occasione
di ascoltare qualcuno di interessante? C’è qualche band
della scena emergente italiana che vi sentite di
consigliare?
Sebp: Penso che il gruppo migliore in Italia in questo
momento siano i Dead Elephant, un gruppo di Cuneo che spacca
veramente il culo…
Li hai conosciuti suonandoci assieme?
Sebp: Li ho scoperti per caso in un locale a Mantova, poi li
ho invitati ad un festival che organizzavo e mi hanno
davvero impressionato… è gente che suona, ma davvero, ci
butta dentro tutto, e non è così scontato…chi ama gruppi
come gli Isis apprezzerà sicuramente anche loro, ma
comunque ci sono tantissimi gruppi validi… i Pig Tails, di
cui siamo molto amici, per chi ama il punk rock, oppure i
Forty Winks… ci sono le Agata, un trio di ragazze di
Milano, fantastiche, ma anche i The Death Of Anna Karina,
Ornaments…e fa incazzare il fatto che non riescano a
sfondare, perché anche da parte delle etichette non c’è
il coraggio di buttarsi su certi progetti.
Avete aperto per gruppi come i Dinosaur jr, Korn, presto
suonerete coi Placebo: c’è qualcuno in particolare con
cui sognate di dividere il palco?
Sebp: Personalmente mi piacerebbe un casino aprire per i
Motorpsycho, che è un gruppo che io amo moltissimo…hanno
fatto ultimamente un paio di dischi non eccezionali, poi con
l’ultimo si sono un po’ ripresi…si, per loro mi
piacerebbe di brutto fare un apertura di concerto, ma ci
piacerebbe aprire per moltissimi gruppi. Oltre questo,
vorrei riuscire ad organizzare un tour con alcuni dei gruppi
di cui ti ho parlato prima, prendere il furgone e partire
coi Dead Elephant o i Forty Winks, proprio per un discorso
umano: molte volte certo, apri per il gruppo figo, hai la
possibilità di suonare davanti a tanta gente, e quella è
tutta promozione, ma la figata di essere in giro è anche
instaurare un rapporto umano con gli altri gruppi: quando
eravamo in Belgio abbiamo trovato gente con cui siamo stati
molto bene…preferisco suonare col gruppo sconosciuto con
cui mi trovo bene che aprire per i Mogwai che sono degli
sbruffoni…
No… non puoi dirmi così… io li adoro…
Sebp: Si, sono un gran gruppo, anche a me piacciono un
casino, però alla fine non ci hanno neppure “stracunato”
(il mantovano mi è alieno, ma credo significhi “cagato”,
ndr) di striscio…a Civitavecchia con i Korn c’era un
backstage blindato e loro se ne sono creati uno ancora più
blindato dentro…così da un lato è bello suonare davanti
a tantissima gente, ma dall’altro non c’è scambio, non
impari nulla di nuovo, la cosa bella del suonare con più
gruppi è il rapportarsi con gli altri, come quando abbiamo
aperto il tour dei One Dimensional man…
Qual è stato il gruppo, il disco o la canzone che vi ha
spinto a prendere in mano uno strumento?
In queste cose si va a pescare tra gli ascolti che si fanno
a 15, 16 anni… potrei citarti i Nirvana tra i gruppi che
mi hanno fatto proprio venire voglia di suonare all’epoca,
per Gionata sono stati i Led Zeppelin… oppure i
Motorpsycho, i Jesus Lizard, sono tutti gruppi con cui ho
imparato a suonare.

- Grazie ai ragazzi della zine Black
Out 69
- (i due a destra nella foto)
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