Marta sui tubi - Sushi&Coca ****
Viviana Noce
Punto di forza della scuderia del buon Lorenzo Bedini, che annovera nomi altisonanti come Paolo Benvegnù, Moltheni, Cesare Basile, per citarne solo alcuni, i Marta sui Tubi sono una realtà nostrana interessante e totalmente fuori dagli schemi. La loro genialità sta nel riuscire, con totale nonchalance, a spaziare in ogni forma di espressione musicale senza interessarsi di schemi pre-costituiti e soprattutto, senza scadere nell’improvvisato e al contempo, facendo dell’improvvisazione la loro forza espressiva. Qualunque brano si ascolti di questo Sushi&Coca, si creano atmosfere, spesso, distorte e contorte, che annoverano una immensa creatività e ricerca, una totale conoscenza dei generi e delle tonalità musicali, per riuscire, ad ogni strofa, a ricreare nuove sonorità. La voce perfettamente si attaglia a ciò, adagiandosi sul crescendo e calando in maniera naturale, al piano come alle chitarre distorte, allo slow come allo ska, al rock come alla dolcezza naturale delle parole.
Non si possono e non si devono ingabbiare in uno schema di generi, perché li contengono tutti e come tali, meglio ascoltarli dal vivo per assaporarne l’integrità. Unici.
Emblema - Su Marte ****
Viviana Noce
Rock band dal vago sapore retrò, con un suono ben definito. Il tappeto strumentale non è mai ridondante rispetto alla voce e la accompagna in maniera lineare, morbida e graffiante, definendone i contorni. La voce roca è perfetta per il genere e molto ben dosati gli accompagnamenti corali. I testi sono interessanti, a tratti introspettivi, a tratti comunicativi, sulla società odierna, superficiale nel preoccuparsi degli ultimi. Si denota una ricerca di atmosfere adatte al ritmo, il ché è sintomo di identità e non di identificazione.  Se questo è il loro primo prodotto discografico, sul palco troveranno il giusto riconoscimento. Ulteriore punto a loro favore la grafica di copertina, attrattiva per attrarre l’attenzione e la curiosità.
Circolo Vizioso - Ombre ***
Viviana Noce

Ad un primo ascolto sembrerebbe che il gruppo si adagi su un tappeto di echi dei Verdena, ma ciò risulterebbe troppo frettoloso e superficiale.
I ragazzi cercano nuove sonorità, esplorano strade interessanti e coinvolgenti, che mischiano la dolcezza dei suoni al piano con la rudezza delle chitarre distorte.
Fluida e sottile la voce di Marco, dolce e al contempo graffiante.
Le chitarre costituiscono sempre la base da cui far defluire le emozioni ed in questo il gruppo è molto affiatato, compatto nelle scelte. I miei picchi emozionali trovano pace in Tu baci le ombre e La dama bianca, dove la tenerezza riempie gli spazi altrove chiusi ermeticamente dal gioco veloce delle corde.
Assolutamente geniale la scelta delle trombe, (rimandi forse a Morricone?) e dell’intro spagnoleggiante in Panopticon.
La chiusura del disco è perfettamente delineata da Il tormento di Gaia, che ne descrive appieno il sub-strato emozionale.
La strada è perfettamente spianata e l’impatto live si prospetta devastante.

  Riccardo Sinigallia - Incontri a metà strada ***
  Mauro Mondello
 

E' una vera sorpresa questo secondo disco di Riccardo Sinigallia, produttore, musicista, arrangiatore, factotum invisibile della giovane musica romana emersa negli ultimi anni (Max Gazzè, Tiromancino, Fabi). E sono davvero poche le parole con le quali poter definire questo lavoro da solista, spogliato del tutto anche di quelle ultime remore specchianti che un po' emergevano nella fatica d'esordio di tre anni orsono e che propone un lavoro sublime, da vero e compassato chansonnier nostrano, riuscendo ad immergere le dieci tracce di Incontri a metà strada in un equilibrio sintetico e malinconico, intenso sia nei testi che nella parte acustica, impreziosito da innesti elettronici silenziosi, sottili. Suggestivo in molte dei suoi momenti più introversi questo disco fluttua fra un onirismo che viene da considerare necessario, ( Una canzone per Fede e Se potessi incontrarti ancora) e la voglia di esprimere i piccoli tumulti ansiosi della propria esperienza (Laura e Impressioni da un'ecografia). Sostenuto dalla produzione artistica del fratello Daniele e della compagna Laura Arzilli e pensato artisticamente con l'aiuto di Filippo Gatti ( ex Elettrojoyce), Matteo Chiarello, Fabio Patrignani e Vittorio Cosma, le canzoni di questo secondo album sembrano essere il naturale approdo di una carriera che animata spesso da successi vissuti in sottofondo vive invece adesso solo di luce propria. Ricordiamo Strade, presentato in un lontano Sanremo (credo fosse il 1999) insieme a Federico Zampaglione dei Tiromancino, quei Tiromancino dei quali seguirà da vicinissimo e che dalla collaborazione con Sinigallia usciranno radicalmente ridefiniti, una band additata ad esempio per qualità di scrittura e di arrangiamenti e sonorità. Dello stesso Quelli che ben pensano, tormentone di Frankie Hi NRG che nel '98 fu in testa a tutte le classifiche, Sinigallia firmava ad esempio il ritornello. Una natura caleidoscopica insomma, che lascia adesso al pubblico un lavoro maturo, nel solco della migliore musica d'autore non soltanto italiana ma internazionale. Se qualcuno si aspettava conferme da questo giovane musicista romano, beh, sono servite.

 
 
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