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Sos Tata |
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Tra
reality ed educazione |
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Sergio
Toffolo |
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- Una volta c’era solo Rai-educational
da una parte e i Reality, ritenuti poco dignitosi per
una produzione televisiva di qualità, dall’altra. Sos
tata (La7) ha in se l’originalità e la maestria di
saper unire la parte reality con la parte educativa, se
fosse uno slogan da manuale di pedagogia si potrebbe
definire:” imparare divertendosi” . Tata Lucia, tata
Renata e tata Francesca, riescono, all’interno di un
costume a metà tra la tipica colf delle commedie
americane e Julie Andrews in Tutti insieme
appassionatamente , a dare vita ad una vero e proprio
documentario sugl’usi e costumi dei bambini e sul loro
apprendimento a partire dalla famiglia. Soggetto di ogni
puntata, infatti, è una coppia di coniugi alle prese
con figli senza regole: il terrore di ogni genitore.
Saranno le mani esperte della Tata ad aiutare i genitori
ad imparare ad educare con semplici consigli, sorrisi e
rigore. Tecniche e modalità d’ approccio che
risultano essere utili e ben calibrate per qualsiasi
famiglia che si trova alle prese con l’educazione del
proprio figlio. Non so cosa potrebbe pensare Rosseau con
il suo “Emilio” per cui l’educazione si forma nel
passaggio da un livello di Stato di natura all’utilizzo
del patto sociale per ottenere un buon cittadino, ma sta
di certo che il programma curato da Valentina Orengo e
prodotto da Magnolia, assomiglia più ad un autentico
gioiellino di rara bellezza piuttosto che un programma
di alta serata. La luce che esso riflette non è altro
che la semplicità e l’attenzione per i più piccoli e
monito sincero verso tutti quelli che pensano che l’educazione
sia solo frutto di una società e non logica conseguenza
di relazioni famigliari base di tutte le interazioni tra
persone. Ci si può sentire compresi, coccolati, capiti,
offesi, derisi ma Sos tata risulta essere uno dei pochi
programmi che sanno coinvolgere senza
necessariamente condurre lo spettatore per mano
attraverso parole chiave che premano il tasto dei buoni
sentimenti e senza per questo deludere la parte
spettacolare che lo compone.
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