INCONTRIAMO Younis Tawfik e Mimmo Candito
  Incantano parlando di Iraq
  Roberto Conti
 

Younis Tawfik è nato nel 1957 a Mòsul (e già a questo punto abbiamo avuto un primo segnale di quanto la maggior parte degli italiani conosca poco l’Iraq di cui sentiamo parlare ogni giorno con pronuncia occidentale errata). Fin da giovane ha pubblicato poesie sulle maggiori riviste del Paese, ottenendo, nel 1978, il "Premio di poesia" conferito dalla Presidenza della Repubblica. Dal 1979 risiede a Torino, laureato in lettere, svolge attività di giornalista, conferenziere e insegnante di lingua e cultura araba dedicandosi in particolare alla divulgazione della letteratura araba. E' presidente del centro culturale italo-arabo Dar al Hikma di Torino.

Con il romanzo "La straniera" ha vinto il premio Ostia, il premio Comisso e il premio Grinzane Cavour 2000. I ragazzi del liceo classico hanno letto il suo romanzo più celebre e anche il recente “Il profugo” prima dell’incontro. Poi giovedì scorso, 3 maggio, hanno conosciuto l’autore in carne ed ossa e lo hanno sommerso di domande curiose e interessate.

L’incontro, che fa parte della rassegna Scrittori&Giovani, promossa da Regione Piemonte e Provincia di Novara, è stato moderato dal giornalista Mimmo Càndito, inviato di guerra de “La Stampa” e autorevole conoscitore della situazione politica mediorientale.

Differenze e somiglianze tra culture. Tutto è ruotato intorno a questo tema. Tawfik e Càndito non si sono certo limitati a parlare dei libri. Hanno raccontato la loro amicizia nata lontano da casa. Il rispetto. La conoscenza. La comprensione di culture tanto distanti quanto ricche di valori in fondo condivisi.

<Sono venuto in Italia perché avevo desiderio di comprendere se il Paese che i miei genitori in Iraq descrivevano con tanto pregiudizio era veramente come lo raccontavano loro. Poi volevo conoscere la Divina commedia, volevo partire da lì per i miei studi – ha esordito Younis Tawfik – Poi dopo qualche mese ho scritto ai miei genitori una lettera di 50 pagine per raccontare l’Italia come la vedevo io. Assolutamente diversa>.

Tante le domande dei ragazzi. “Ci sono delle differenze nell’accoglienza “dello straniero” in questi anni in cui lei è in Italia?” <Quando venni in Italia, per studiare, c’era molta diffidenza, ma la mia condizione di studente era in qualche modo “ben vista”, accettata insomma. Ora la situazione è un po’ migliore. Quello su cui vorrei farvi riflettere è invece un episodio diverso avvenuto alcuni anni fa a Torino. Un ragazzo, tunisino credo, a cui una vedova aveva donato alcuni abiti smessi del marito, ritrovò in questi vestiti 5milioni di lire. Andò quindi a restituirli alla donna che, meravigliata, ringraziò il ragazzo con tutta la sua gratitudine. La notizia si diffuse. Giunse ai media addirittura. Ebbene dopo qualche giorno il ragazzo fu aggredito da alcuni teppisti che lo conciarono davvero male. Avevano il fastidio del “mito del buono straniero”. Paradossalmente, ai loro occhi, la sua colpa era quella di aver fatto un gesto nobile… In quel caso, poi, intervenne addirittura il presidente della Camera che andò a trovare il ragazzo e la vicenda si concluse positivamente. Ma in Italia ci sono anche realtà di estremismo come questa>. <Occorre evitare gli stereotipi, il male peggiore per avvicinarsi a culture straniere. Questa mattina, proprio mentre venivo da voi, ascoltavo l’episodio della ragazza di Roma, morta in seguito all’aggressione con un ombrello in metrò. La ragazza romena che l’ha aggredita, già, in quella trasmissione, era diventata il capro espiatorio per addebitare qualità negative ad un’intera classe di immigrati dei Paesi dell’Est. Questo è ciò che dobbiamo evitare>. “Ci dica qualcosa della situazione attuale in Iraq. È come la raccontano i media?” <La mia famiglia vive in Iraq e descrive la situazione come ai limiti. Lo stato, in tutte le sue forme, è stato completamente cancellato e questo, a mio avviso, è uno degli errori principali degli americani. La popolazione è allo sbando. Non ci sono regole. Nella capitale specialmente. L’Iraq è un Paese ricco di risorse e la popolazione ha mediamente un buon livello culturale. Purtroppo, oltre alla guerra in sé, lo sradicamento tout court della cultura e delle tradizioni che vigevano nel Paese, per quanto avessero diversi “limiti”, non sta giovando affatto>.


 
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