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Vibrazioni |
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Oltre
alla barba c'è di più |
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Roberto Conti |
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Anteprima
live per Le Vibrazioni che propongono il loro Officine
meccaniche per la Notte Bianca di Novara del 23
dicembre. Il tour infatti partirà solo nel prossimo
mese di marzo, quale migliore occasione quindi per farsi
un’idea di quelle che saranno le evoluzioni musicali
del quartetto milanese. Cambio di etichetta
discografica, cambio di suono, cambio di look. Il nuovo
disco Officine meccaniche dovrebbe condensare questo
desiderio (o necessità che dir si voglia) di
cambiamento, avvicinandosi finalmente al suono anni ’60
- ’70 a cui la band da sempre dichiara di ispirarsi.
Il disco, registrato interamente in analogico, prende il
titolo anche dal nome dello studio dove è stato
registrato, uno studio storico di proprietà di Mauro
Pagani (ex Pfm) dove hanno registrato diversi “grandi”
della musica italiana anni '60, dagli Area alla Premiata
Forneria Marconi, da Battisti a Patty Pravo.
- Tornando al concerto, il gelo di
Siberia, perdonatemi la citazione, avvolge il palco e i
tanti spettatori, ma la band non sembra curarsene molto,
il bassista addirittura sfoggia una camicia aperta che
mi suggerisce un mese di malattia solo a guardarla. Si
parte. I brani dei due dischi precedenti (Le
Vibrazioni e Le Vibrazioni II, alla faccia
della fantasia, ndr), come spesso accade in queste
occasioni, vengono messi un po’ nel dimenticatoio,
nonostante il numeroso pubblico non aspetti altro che
cantare “Sai, certe volte accade che…”, insomma la
meravigliosa nenia dedicata a Giulia.
- Certo i pezzi di Officine meccaniche
devono ancora essere orecchiati, ma il disco promette
bene e si propone come un nostalgico ruvidume, molto
vicino alle sonorità seventies, come già detto.
- L’amplificazione è oltremodo potente
e Francesco Sarcina è un ottimo animale da
palcoscenico. Certo per infiammare il pubblico occorre
attendere il singolo in rotazione, Se, oppure
serve ripescare qualche asso nella manica dal recente
passato, vedi Ovunque andrò, Angelica e
compagnia bella. I brani del nuovo lavoro rivelano una
personalità diversa, forse meno descrittiva, ma più
attenta al commento sociale, alle malinconie del
momento, alla riflessione. Portami via, ad
esempio, è una canzone molto onirica che sottende un
desiderio di fuga ed evasione. Non mancano richiami
pinkfloidiani, o alzate di grande romanticismo. Da
notare il brano di chiusura di concerto Seta con
evidenti richiami a Marylin Manson… Ottimo concerto
quindi. Le Vibrazioni, a prescindere dall’approccio
'canzonetta disimpegnata' o 'star dell’indie rock',
regalano uno spettacolo di qualità e di buona
orecchiabilità. Un commento anche sul nuovo look “barbuto”,
che ovviamente strizza l’occhio ancora di più al
filone seventies: che lo abbiano fatto per
differenziarsi dai tanti cloni sulla piazza, vedi
Sugarfree, Negramaro e quant’altro? Pazienza, per le
Vibrazioni oltre alla barba c’è di più.
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